La morte vinta

*
Ora compiuta
compieta
l’orto del tuo sguardo.
Dalla conventicola di sale
pietà derida
l’esodo del dado.
*

(da Pecca di espianto, 2007-)

14 pensieri su “La morte vinta

  1. elena f.

    mi piace pensare che

    l’orto sia participio passato del verbo oriri

    il sorgere dello sguardo nell’ora che si compie ha un respiro di vita che continua.

    il sorgere quando tutto invece sembra compiuto

    grazie marina

    elena f

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  2. Marina Pizzi

    il “problema” adesso per paradosso: e i ciechi come fanno a segnalare/ci l’ora compiuta solo dallo sguardo?
    (a parte facezie? o incluse, se e come vi pare).

    m

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  3. elena f.

    dovremo cominciare a comprare la settimana enigmistica allora, così potremmo giocare il gioco di marina e fabrizio, sembrano gli unici in questo blog ad avere un codice di comunicazione sui testi di marina.

    pazienza, ci faremo una ragione dei nostri limiti gianruggero!

    🙂

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  4. elena f.

    scusami marina, non volevo in nessun modo offenderti. era solo un modo,peraltro bonario,per dire che i tuoi testi sono davvero difficili, e che,sempre con affetto,”invidio”fabrizio e la sua capacità di leggerli fino in fondo.

    ma se ti ho offesa ti chiedo davvero scusa

    un abbraccio

    elena f

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  5. carla

    il fascino della poesia di Marina sta proprio nel non riuscire a decifrarla completamente!
    sei un mito, Marina.
    baci
    carla

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  6. elena f.

    grazie marina, per la tua gentilezza,

    purtroppo però a volte mi capita di essere “impertinente” in tutte le accezioni possibili e poi me ne dispiaccio, peccato per il poi, sarebbe meglio prima o mai o… non lo so sarebbe comunque meglio non “impertinère”

    un abbraccio

    elena f

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  7. elena f.

    bisogna piuttosto riconoscere il gioco negativo d’un ritaglio e d’una rarefazione del discorso.

    Un principio di discontinuità
    I discorsi devono essere trattati come pratiche discontinue, che si incrociano, si affiancano talora, ma anche si ignorano o si escludono.

    Un principio di specificità
    Occorre concepire il discorso come una violenza che noi facciamo alle cose, in ogni caso come una pratica che noi imponiamo loro; e proprio in questa pratica gli eventi del discorso trovano il principio della loro regolarità.

    Quarta regola, quella dell’esteriorità: non andare dal discorso verso il suo nucleo interno e nascosto, verso il cuore … ma, a partire dal discorso stesso… andare verso le sue condizioni esterne di possibilità, verso ciò che dà luogo alla serie aleatoria di quegli eventi e che ne fissa i limiti.

    [da L’ordine del discorso / Michel Foucault. Einaudi, 2004]

    ci devo riflettere

    comunque grazie della lettura consigliata

    un abbraccio

    elena f

    Rispondi

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