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I LIBRI DEGLI ALTRI n.26: Amici, amanti e altre specie di esseri umani. Marco Piermattei, “I padri di Raul”

Marco Piermattei, I padri di RaulAmici, amanti e altre specie di esseri umani. Marco Piermattei, I padri di Raul, Firenze, Romano Editore, 2011

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di Giuseppe Panella

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Sulla copertina di questo primo romanzo di Marco Piermattei si vede, schizzata con mano sicura dal tratto di Marzia Pieri, una giovanissima donna seduta sulla tazza di quello che si intuisce essere un w.c., mentre mostra le sue mutandine abbassate, le mani incrociate sulle ginocchia e si vede distintamente che porta ai piedi un paio di squillanti scarpe rosse in bella evidenza.

E’ la scena centrale del romanzo, quella da cui partirà tutto l’intreccio psicologico e umano che contraddistinguerà le vicende narrate nella storia del desiderio triangolare vissuto da Danilo e Maurizio, amici per la pelle fin dall’infanzia, una conoscenza nata all’asilo, dove si sono conosciuti dopo una rissa, tanto breve quanto sanguinosa soprattutto per il morale del primo, risultato sconfitto, e Glenda, la bambina mostrata in primo piano e da loro contemplata con stupore proprio mentre si trova nel bagno della scuola. La vista della ragazzina affascinerà Maurizio per tutta la vita mentre lascerà (apparentemente) indifferente il più prorompente e vivace Danilo.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.25: Scheletri, pettegolezzi e vecchi orsacchiotti. Francesco Recami, “Gli scheletri nell’armadio”

Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadioScheletri, pettegolezzi e vecchi orsacchiotti. Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadio, Palermo, Sellerio, 2012

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di Giuseppe Panella

 

Tutto sembrerebbe essere rimasto immutato nell’edificio milanese in cui era ambientata l’azione tragicomica che aveva avuto luogo nel precedente La casa di ringhiera. Dopo il colpo di genio (o di fortuna?) che aveva permesso ad Amedeo Consonni, tappezziere in pensione e vedovo (non più troppo affranto) con un nipotino, Enrico, che la figlia gli appioppa quotidianamente utilizzandolo come baby-sitter, di risolvere il complesso caso poliziesco della Sfinge di Lentate (Brianza), tutto sembrerebbe essere tornato alla normalità.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.24: Cronaca di una solitudine annunciata. Barbara Garlaschelli, “Non ti voglio vicino”

Barbara Garlaschelli, Non ti voglio vicinoCronaca di una solitudine annunciata. Barbara Garlaschelli, Non ti voglio vicino, Milano, Frassinelli, 2010

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di Giuseppe Panella

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Non ti voglio vicino è un libro tragico. Non a caso racconta una serie di impossibilità a essere: la difficoltà a comunicare tra madre e figlia, tra sorella e sorella, tra marito e moglie, tra madre e figlia ancora fino alla fine. Narra dell’impossibile amore di un uomo perdutamente preso dalla donna che gli ha sconvolto il cuore e la mente e una donna che non sa quello che vuole se non che vorrebbe essere sempre altrove. Non ti voglio vicino è anche la storia di un abuso sessuale subito nell’infanzia che porta a compimento i suoi frutti malati nel momento in cui chi ne è stata la vittima vorrebbe dimenticarlo e non può e continua a sentire che le conseguenze di quel gesto operano ancora nel profondo di se stessa.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.23: Lezioni di libertà, esperienze di fuga. Vittorio Curtoni, “Dove stiamo volando”

OLYMPUS DIGITAL CAMERALezioni di libertà, esperienze di fuga. Vittorio Curtoni, Dove stiamo volando, postfazione di Giuseppe Lippi, Milano, Mondadori, 2012

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di Giuseppe Panella

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La produzione letteraria lasciata in eredità ai suoi lettori da Vittorio Curtoni risulta piuttosto esigua se paragonata a quella, molto ampia e di eccellente qualità, accumulata negli anni grazie al suo lavoro di traduttore, di redattore, di direttore di collana per le case editrici (La Tribuna di Piacenza, Armenia e Sperling & Kupfer di Milano) di cui è stato per lunghi anni l’animatore. Si riduce, tutto sommato, a un romanzo di media misura[1], a quattro brevi raccolte di racconti[2], a un saggio di ricerca e ricostruzione storiografica[3] e a un esile libretto che raggruppa i suoi elzeviri (con qualche incursione narrativa) pubblicati sul quotidiano “La Libertà” della sua città natale, Piacenza (il luogo in cui ha trascorso tutta la sua vita di intellettuale e di uomo[4].

Se si eccettuano alcuni racconti di nitida espressività (come, ad esempio, il più classico “La sindrome lunare” o il complesso tentativo di psicoterapia letteraria compressa in “Luce”), la narrazione pubblicata nel 1972 costituisce il suo lascito letterario più significativo. E anche se si tratta di un romanzo un po’ datato nei temi e nelle ossessioni che espone e che esplora, si tratta pur sempre di un testo narrativo di straordinaria forza espressiva proprio grazie alla ricerca formale che Curtoni ha condotto in esso e, soprattutto, attraverso di esso.

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IL SAPORE CONCRETO DELLA POESIA. Il nuovo tempo di Pasquale Vitagliano.

martini2«Dicono alcuni che amore è un bambino e alcuni che è un uccello, /
alcuni che manda avanti il mondo e alcuni che è un’assurdità /
e quando ho domandato al mio vicino, che aveva tutta l’aria di sapere, /
sua moglie si è seccata e ha detto che non era il caso, no. /
Assomiglia a una coppia di pigiami o al salame dove non c’è da bere? /
Per l’odore può ricordare i lama o avrà un profumo consolante? /
È pungente a toccarlo, come un prugno o è lieve come morbido piumino? /
È tagliente o ben liscio lungo gli orli? /
La verità, vi prego, sull’amore»
(Wystan Hugh Auden, La verità, vi prego sull’amore)

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IL SAPORE CONCRETO DELLA POESIA. Il nuovo tempo di Pasquale Vitagliano

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di Giuseppe Panella

1. Vitagliano ci riprova

 

Il nuovo libro di Pasquale Vitagliano pro-segue, secondo una cadenza che sembra ormai consolidata di due anni in due anni, il cammino del precedente Il cibo senza nome (Faloppio (Como), Lieto Colle, 2011) e ancora prima dell’importante e felice Amnesie amniotiche, uscito per la stessa casa editrice nel 2009, con una densa Introduzione di Giovanni Nuscis.

In quel volume, arricchito dalla riproduzione di un quadro di Mark Rothko a mo’ di colophon della raccolta, la poesia di Vitagliano risultava un’immersione nel profondo del liquido amniotico della Storia in nome di una vicenda umana che si vedeva come realizzazione esistenziale di se stessa ed espressione feconda della volontà di continuare a dire, a recitarsi e a farsi conoscere come vera. Le parole sono forme espressive di un rapporto corpo a corpo con una realtà che vorrebbe, invece, sfuggire, farsi immagine, icona, pura rappresentazione estranea ed esterna.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.22: Una vita lunga un giorno (e forse un sogno). Paolo De Luca, “Cielo e terra”

Paolo De Luca, Cielo e terraUna vita lunga un giorno (e forse un sogno). Paolo De Luca, Cielo e terra, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2010

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di Giuseppe Panella

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Il progetto narrativo che sottende questo lungo romanzo di formazione di Paolo De Luca è il tentativo dispiegato dall’autore di cogliere nella parabola esistenziale del suo personaggio principale (il suo antenato, il calzolaio Berardino De Luca di Sant’Anastasìa in quel di Napoli) non solo il senso e la continuità di molti anni cruciali per la formazione dell’Italia contemporanea ma anche il significato profondo del legame che collega indistricabilmente cielo e terra, interiorità e superficie, immanenza e trascendenza umane. Si tratta di un proposito molto ambizioso (come si vede), forse non sempre mantenuto nella concretezza delle molte pagine (ben 480!) che compongono il romanzo ma sicuramente di grande fascino, di grande interesse letterario e di forte impatto sulle coscienze dei lettori. La definizione di “romanzo di formazione” non deve ingannare: la storia narrata di Berardino e delle donne degli amici che lo accompagnano nel suo tragitto terreno dura tutta la sua esistenza terrena (l’uomo, nato nel 1784 morirà nel 1860, all’alba della da lui deprecata Unità d’Italia) ma nel corso di essa egli non cesserà mai di “imparare a vivere” e morirà soltanto quando gli sembrerà di esserci riuscito.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.20: La storia della filosofia per tutti (quasi). Leone Parasporo, “Il professor Beta e la filosofia. Un rendiconto semiserio”

La storia della filosofia per tutti (quasi). Leone Parasporo, Il professor Beta e la filosofia. Un rendiconto semiserio, Firenze, Clinamen, 2012

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di Giuseppe Panella*

Forse Leone Parasporo (ma tutti, in realtà, forse intimoriti da questo nome un po’ papale lo chiamano Elio) non lo ha letto ma il precedente di questo manualetto sotto forma di dialoghi socratici è un bizzarro libro di Witold Gombrowicz, Corso di filosofia in sei ore e un quarto[1], dove in poche battute filosofi fondamentali e problemi epocali si susseguono senza essere ovviamente né spiegati totalmente né compiutamente risolti ma sempre con il risultato di essere adattati agli umori del momento e alle necessità dell’epoca presente.

Come Gombrowicz, Parasporo rifiuta di essere troppo generico o divulgativo e affronta spesso i nodi teoretici che gli si presentano con baldanza e humour che altri destinerebbero a cause letterarie meno complesse e meno complicate. Il suo professor Beta è apparentato più al Professeur Y dei famosi Colloques di Louis-Ferdinand Céline che al personaggio del cartone animato South Park[2] che fa capolino nell’ultima pagina del libro, perplesso e con gli occhi spalancati, mentre si dice che stia spiegando alla classe il concetto di emanazione di Plotino.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.19: La ragazza selvaggia. Alessandro Bertante, “Nina dei lupi”

La ragazza selvaggia. Alessandro Bertante, Nina dei lupi, Venezia, Marsilio, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Nina dei lupi è molti romanzi in uno: è una storia apocalittica, un romanzo di formazione, una riflessione ecologica sul futuro destino del mondo. E’ una storia di crescita e di dolore, di follia e di voglia di vivere. Segue vicende parallele: la piccola Nina, il suo mentore e padre sostitutivo Alessio, i cani che assistono i loro padroni nel duro compito di sopravvivere al freddo alla fame all’assalto dei nemici, i predoni che si sono impadroniti con la violenza e la loro primordiale ferocia della cittadina di Piedimulo, gli abitanti del paesino di montagna che sono rimasti nelle loro mani.
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I LIBRI DEGLI ALTRI n.18: L’attesa, l’oblio. Daniela Dawan, “Non dire che col tempo si dimentica”

L’attesa, l’oblio. Daniela Dawan, Non dire che col tempo si dimentica, Venezia, Marsilio, 2010

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di Giuseppe Panella*

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Zakhor (ricorda!) è l’imperativo ebraico per eccellenza. Ma tkelouch el denia nassiana (non dite che col tempo si dimentica) è il suo sviluppo in termini umani e affettivi.

Il romanzo d’esordio di Daniela Dawan si occupa proprio di questo: l’impossibilità di dimenticare forgia e ricostruisce la catena del ricordo che permette ai viventi di non far precipitare i morti nell’oblio, rende ciò che è stato importante alla stessa stregua di ciò che sarà.

La storia narrata, infatti, si sviluppa su un doppio binario: il presente e la sua felicità consegnata alla storia d’amore tra la brillante pianista Anna Orvieto e l’altrettanto brillante fotografo Philippe e il passato in cui la fine della vicenda amorosa tra Cesare Orvieto, un prestigioso medico fascista di origine ebraica che opera a Tunisi e la pianista Augusta Levi si intreccia con la crisi del suo matrimonio e l’avvento delle leggi razziali promulgate nel 1938 dal governo Mussolini.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n-17: Cronaca di una catastrofe non annunciata. Fabrizio Ottaviani, “La gallina”

Cronaca di una catastrofe non annunciata. Fabrizio Ottaviani, La gallina, Venezia, Marsilio, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Non usa più da tempo comprare animali vivi da tenere in casa non foss’altro che per il tempo necessario a macellarli e a farli finire in padella. Quindi l’arrivo di una vecchia dall’aspetto di mendicante che consegna una gallina viva in una distinta casa alto-borghese ha qualcosa di straniante e, in certa misura, di sottilmente perturbante.

Infatti, la gallina, una volta entrata, non se ne andrà più nonostante gli sforzi disperati e l’impegno spasmodico messo in atto per cacciarla via. Allo stesso modo, la sua permanenza nella casa avrà conseguenze disastrose non solo per la tappezzeria o i mobili di pregio che l’abbelliscono e la rendono un luogo prezioso di abitazione ma anche per i suoi abitanti. Inoltre, è difficile uccidere una gallina alla fin fine – un corpo vivo che si muove e mostra la propria vitalità in tutta una serie elementare di attività, prima fra tutte la produzione continua e puteolente di sterco animale.

Adelmo, il maggiordomo un po’ timoroso e un po’ bloccato di casa De Giorgi, non se la sente di diventare il giustiziere della gallina introdotta di frodo nell’appartamento.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.16: Il senso di Matilde per la neve. Benedetta Cibrario, “Sotto cieli noncuranti”

Il senso di Matilde per la neve. Benedetta Cibrario, Sotto cieli noncuranti, Milano, Feltrinelli, 2010
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di Giuseppe Panella*

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«Il mondo è fatto di dettagli. Noi siamo un agglomerato di dettagli. Siamo una manciata di neve fresca che si scioglie al calore della mano. Palline di mercurio, sensazioni imprecisate, trascuratezze, minuti evaporati. Mezze frasi a cui non si è prestata attenzione, facce di cui non si ricorda più l’espressione. Avvertimenti. Segnali. Intuizioni. Paure, premonizioni, fesserie, sogni che si infrangono e sogni che si avverano, siamo gli oggetti che intasano le nostre case, le memorie che si accavallano e perdono di senso, fuse come sono in un significato nuovo. Siamo le disattenzioni. Le conseguenze. Le fortune immeritate. Le sventure. Siamo addormentati sotto cieli noncuranti, cieli che sono ovunque benché la neve li nasconda allo sguardo, come a proteggerli dalle domande di fuoco che incendiano la testa. Avrei soltanto voluto avere il tempo di spiegare a un bambino dalle ciglia scure che i semi della melagrana sono traslucidi e che i bottoni di madreperla un tempo sono stati conchiglie cullate dal mare. E che non siamo capaci di volare. Non lo saremo mai» (p. 196).

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IL TERZO SGUARDO n.44: Variazioni sul Gattopardo e la sua mitologia. Salvatore Silvano Nigro, “Il Principe fulvo”

Variazioni sul Gattopardo e la sua mitologia. Salvatore Silvano Nigro, Il Principe fulvo, Palermo, Sellerio, 2012

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di Giuseppe Panella*

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Il romanzo-saggio di Salvatore Silvano Nigro che indaga sulla storia e il destino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo grande libro di una vita è dedicato al bibliotecario Raffaele Giampietro, qui indicato con il nomignolo affettuoso di Bendicò. Viene identificato cioè con il nome del gigantesco alano che accompagna il principe Fabrizio Salina in tutti i momenti culminanti della narrazione dei suoi ultimi anni di vita. Ma non si tratta, certamente, di un epiteto diffamatorio o una diminutio capitis dell’eccellente bibliotecario della Scuola Normale Superiore di Pisa (dove anche Nigro per qualche tempo ha insegnato Letteratura italiana contemporanea) ma di un elogio sia pure amicale.
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I LIBRI DEGLI ALTRI n.15: Storia di un ghostwriter. Remo Bassini, “Vicolo del Precipizio”

Storia di un ghostwriter. Remo Bassini, Vicolo del Precipizio, Bologna, Perdisa Pop, 2011
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di Giuseppe Panella*

Cortona è una cittadina toscana di origine etrusca di straordinario fascino e incantevole bellezza per i turisti che spesso ne rimangono talmente attratti che decidono di andarci ad abitare o trovano casa nelle sue vicinanze (a Camucia, ad esempio, come era accaduto al compianto Guido Almansi giunto al suo secondo matrimonio e alla prima figlia). Questo avviene spesso per i turisti, in particolar modo per quelli di origine anglosassone. Non è certo la stessa cosa per i suoi abitanti “indigeni” e autoctoni che, invece, la tentazione di fuggirne la provano spesso e volentieri.
In Che sarà, una canzone scritta da Franco Migliacci e composta da Jimmy Fontana nel 1971 perché fosse presentata al Festival di Sanremo di quell’anno, poi portata a un successo imperituro da José Feliciano nel corso del tempo, infatti, si può sentir cantare esplicitamente:
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IL TERZO SGUARDO n.43: La pagina e lo schermo. Vito Santoro, “Calvino e il cinema”

La pagina e lo schermo. Vito Santoro, Calvino e il cinema, Macerata, Quodlibet, 2011

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di Giuseppe Panella*

 

“Non so niente di cinema” si intitola il primo capitolo di questo bel libro di Vito Santoro dedicato ai rapporti tra Italo Calvino e l’ottava musa. Ma, ovviamente, non è vero. Dalle sue molte opere, in particolare da quelle saggistiche, è possibile ricostruire un suo rapporto privilegiato con alcuni aspetti del cinema italiano (in particolare, con la produzione di Michelangelo Antonioni) e con l’estetica del cinema nello specifico della sua scrittura.

Nelle tre sezioni in cui è composto il libro, Santoro esamina in prima istanza Calvino come “spettatore” e la sua autobiografia dal punto di vista dell’importanza del cinema nella sua formazione di uomo o di scrittore, poi passa a esaminare la sua produzione di critico cinematografico e di Presidente della Giuria del Festival di Venezia nel 1981, infine in Dalla pagina allo schermo ricostruisce dettagliatamente tutte le trascrizioni sul grande e piccolo schermo di opere letterarie dello scrittore. A che conclusioni arriva il saggio di Santoro?

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.14: Infanzia e ricordo. Leonora Sartori, “La forma incerta dei sogni”

Infanzia e ricordo. Leonora Sartori, La forma incerta dei sogni, Milano, Edizioni Piemme, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

I ricordi hanno sempre una forma – quelli di Leonora detta Leo in famiglia sono presenti alla sua mente sotto forma di adesivi che sintetizzano in un’immagine vicende storiche di lotte civili, di battaglie morali vinte con la forza della volontà e della solidarietà, di momenti entusiasmanti poi trasformatisi in cocenti delusioni.

L’adesivo che fa scattare la molla dei ricordi di Leo riguarda la vicenda dei “sei di Sharpeville”, una cittadina del Sudafrica in cui nel corso di tumulti per l’ingiustificato aumento del prezzo degli affitti il consigliere comunale nero Dlimini fu ucciso nel 1984 da una persona rimasta non identificata e di cui furono accusati sei partecipanti innocenti alla manifestazione.

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IL TERZO SGUARDO n.42: Le parole del tempo e la letteratura. Gualberto Alvino. “La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino”

Le parole del tempo e la letteratura. Gualberto Alvino. La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino, con una prefazione di Pietro Trifone, Napoli, Loffredo, 2012

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di Giuseppe Panella*

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La poesia e la letteratura è composta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e gli stati d’animo. Ma, a parte l’aspetto affettivo e dei sentimenti espressi in ragione di essi, è intrinsecamente costituita di parole. Nell’analisi della scrittura letteraria non si può fare a meno di soffermarsi su di esse, sulla loro natura, sulla loro vita, sulla loro origine, sulla loro specificità. Di conseguenza, i poeti e gli scrittori possono usarle attingendole al parlato quotidiano, all’usuale composto utilizzato per comunicare ogni giorno con gli altri in tutte le situazioni concrete del vivere associato oppure attingere al grande patrimonio lessicale della tradizione culturale cui tutti partecipiamo ma di cui molto spesso ci dimentichiamo invece di usarlo. Gualberto Alvino ha deciso di dedicare la sua operosità erudita e la sua sapienza di studioso alla ricerca delle occorrenze linguistiche presente nelle opere di tre grandi autori meridionali (tutti siciliani, per l’esattezza) e di verificarne la puntualità, l’invenzione e, come dice il titolo della sua raccolta di saggi, la “verticalità”. Ma Alvino non solo ha portato a termine questa sua ricerca nella modalità sua propria di filologo (e cioè di “lettore lento” – come scrive Nietzsche nella sua Prefazione a La nascita della tragedia) ma l’ha anche arricchita con un saggio, un Dialogo tra lo Scettico e il Fautore, in cui giustifica more teoretico l’assunto della sua prospettiva di studi.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.13: Alchimie del tempo. Alessandra Fiori, “Le conseguenze del caso”

Alchimie del tempo. Alessandra Fiori, Le conseguenze del caso, Milano, Edizioni Piemme, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

Tutto quello che ci accade quasi mai è puramente casuale (come ammoniscono romanzieri, sceneggiatori e registi in conclusione delle loro opere) ma tutto risulta il frutto di una accurata combinazione della necessità e del relativo scivolare delle opportunità nel bussolotto concavo della vita. La vicenda che vede protagonisti Chiara, Marcello e Valeria non ha molto a che vedere con le pure casualità dell’esistenza; sono semmai la conseguenza diretta delle scelte fatte in passato e degli errori consumati nel presente.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.100: La scienza e la vita. Mario Lena, “Attrattore strano”

La scienza e la vita. Mario Lena, Attrattore strano, Lucca, Pacini Fazzi Editore, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Attrattore strano è il ventesimo libro di poesie di Mario Lena e rappresenta il suo congedo dall’attività letteraria. In esso, tutta la prima parte è contrassegnata da testi che recano il titolo delle sue opere precedentemente pubblicate e vogliono rappresentare una sorta di bilancio della sua lunga esistenza spesa operosamente al servizio della comunità (Lena è stato lungamente sindaco della città natale di Bagni di Lucca) e intenta a conciliare la vita quotidiana con l’apprezzamento e l’amore per la sua Musa (terrena e tutta umana, intrisa di stupori e di slanci e di una struggente curiosità nei confronti della natura e del cosmo).

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IL TERZO SGUARDO n.41: Critica letteraria ed evoluzione (criminale) della società contemporanea. Romolo Runcini, “La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. 3. Il romanzo industriale”, a cura di Carlo Bordoni

Critica letteraria ed evoluzione (criminale) della società contemporanea. Romolo Runcini, La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. 3. Il romanzo industriale, a cura di Carlo Bordoni, Napoli, Liguori, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Per le affettuose e attente cure di Carlo Bordoni, si conclude con un terzo volume dedicato al romanzo industriale, il poderoso tentativo di ricostruzione dei rapporti tra società contemporanea e narrativa di genere iniziato da Romolo Runcini nel 1995 con La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. Il Gothic Romance pubblicato sempre da Liguori e proseguito con lo stesso editore nel 2002 con La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. Il Roman du Crime.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.12: Cronache di ordinaria provincia. Cosimo Calamini, “Le querce non fanno limoni”

Cronache di ordinaria provincia. Cosimo Calamini, Le querce non fanno limoni, Milano, Garzanti, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

«Life is what happens to you while you’re busy making other plans / La vita è ciò che accade quando ci occupiamo di altro»

(John Lennon, Beautiful Boy )

Far costruire con una delibera solo istituzionale e senza coinvolgimento dei cittadini una grande moschea all’interno di un parco pubblico da tempo immemorabile appannaggio del ristretto numero di abitanti di un paesino toscano (in questo caso l’immaginario borgo di Montechiasso situato a pari distanza tra Firenze e Siena) è un evento che può sembrare inconcepibile. Tale appare, infatti, alla maggioranza dei cittadini più avvertiti e più animosi che spesso sono anche quelli più politicizzati del paese. La protesta contro la moschea e, di conseguenza, anche animosità e rifiuto nei confronti della comunità islamica che l’ha richiesta montano e divengono il fatto del giorno proprio alla vigilia delle elezioni amministrative. Contro la giunta comunale (e il sindaco) uscente viene presentata una lista civica (il Chiasso dei Cittadini) che vede come suoi esponenti molti vecchi ex-militanti della sinistra (parlamentare e non) che raccoglie immediati (ma poi, alla fine, non sufficienti) consensi. All’interno di questa disputa si inseriscono vicende personali e una storia d’amore che ne complicano lo sviluppo e lo rendono drammatico, perfino frenetico.

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