Archivi tag: Alessandro Bertante

I LIBRI DEGLI ALTRI n.19: La ragazza selvaggia. Alessandro Bertante, “Nina dei lupi”

La ragazza selvaggia. Alessandro Bertante, Nina dei lupi, Venezia, Marsilio, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Nina dei lupi è molti romanzi in uno: è una storia apocalittica, un romanzo di formazione, una riflessione ecologica sul futuro destino del mondo. E’ una storia di crescita e di dolore, di follia e di voglia di vivere. Segue vicende parallele: la piccola Nina, il suo mentore e padre sostitutivo Alessio, i cani che assistono i loro padroni nel duro compito di sopravvivere al freddo alla fame all’assalto dei nemici, i predoni che si sono impadroniti con la violenza e la loro primordiale ferocia della cittadina di Piedimulo, gli abitanti del paesino di montagna che sono rimasti nelle loro mani.
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Giuseppe Genna: un’installazione fascista.

[Riprendo da Facebook – il noto social network – di qualche giorno fa.  – Franz Krauspenhaar.]

Giuseppe Genna Ho bannato Franz Krauspenhaar per le sue opinioni da autentico fascista, quale so che è. Da ora in poi banno tutti i fascioqualunquisti. Sarò lieto d’altro canto di essere cancellato al più presto dall’elenco dei vostri contatti Facebook, se pensate che tanto sono tutti uguali, che la vedova di Almirante fa bene a dirle certe cose, etc.

Ieri alle ore 0.37

Mi piace: Enrico Miceli, San Glinglin, Antonio Lorenzo Falbo e altri 68 piace questo elemento.

Federico Miozzi Standing ovation.

Giuseppe Genna Non mi frega un cavolo di quello che può fare dire scrivere Franz Krauspenhaar.

Toti Balia Ci hai messo anche troppo…

Giuseppe Genna Non sono solito bannare, se non ci sono motivi gravi o moleste rotture di palle. Franz lo conosco, non dico sia un amico, ma lo conosco. Non si è mai dimostrato maleducato pubblicamente qui o con me in privato. E’ la prima volta che enuncia… le sue cazzate fascioqualunquiste e destrorse, che in questi anni ho letto vergate da lui in Rete. Prima non c’era motivo. Ora sì. Chiarito questo, il problema non è Franz, bensì quello che altrove ho definito “OGM nazionale che sceglie Berlusconi”. Sottolineo che da stasera siamo in guerra con la Libia, ripudiandola (la guerra, non la Libia, ché tutto abbiamo fatto finora tranne che ripudiare la Libia) per Costituzione. E che oggi è apparsa a Roma la scritta di ingresso ad Auschwitz. L’italiano medio non pare reagire? Io reagisco, non essendo reazionario. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.62: Il filo rosso della Storia. Alessandro Bertante, “Al Diavul”

Il filo rosso della Storia. Alessandro Bertante, Al Diavul, Venezia, Marsilio, 2008

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di Giuseppe Panella*

Un padre anarchico e battagliero e suo figlio che porta il nome di un grande apostolo dell’anarchia; il loro rapporto mai terminato in vita e mai troncato neppure dalla morte; un combattente rivoluzionario con un occhio marrone scuro e l’altro viola, luccicante come quello di un demonio venuto su dall’Inferno; una storia d’amore che va oltre la vita e le vicende storiche, un manoscritto ritrovato (come nella migliore tradizione italiana da Manzoni a Gadda ad Arbasino) più qualche citazione ardita (quella di Corto Maltese, personaggio di fumetto in un contesto storico o la traccia della mitica partita a poker di un film, Regalo di Natale di Pupi Avati del 1986, che ritorna immediatamente alla memoria per le situazioni analoghe che narra – anche l’amicizia tra il protagonista Errico e il figlio Antonio del padrone del castello di Montecastello in provincia di Alessandria ricorda l’amicizia al di là della logica di classe che attraversa il film Novecento, 1976, opera di Bernardo Bertolucci).

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COSA RESTA DEL ’68? Terza puntata: la borghesia dei reduci

DI ALESSANDRO BERTANTE
(Da: “Contro il ’68”, Agenzia X)

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Il Partito socialista fu il traghettatore perfetto per tutti quegli studenti borghesi che, esaurita la carica contestataria, si preparavano a occupare i posti per i quali avevano studiato. Di fatto il Sessantotto studentesco fece da levatrice per la nascita di una nuova classe dirigente, più moderna e spregiudicata. (…)
La crisi culturale della borghesia italiana come ceto trainante delle trasformazioni sociali è l’autentica eredità del Sessantotto studentesco. Non poteva essere altrimenti. Contestando la propria classe di appartenenza senza la determinazione e la tenacia di una lotta veramente antagonista, i sessantottini hanno dato vita a un’estetica rivoluzionaria ingannevole, un insieme di comportamenti anticonformisti, pose e stereotipi politici ancora oggi piuttosto diffusi e riproposti con orgoglio.
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