Suggerisco sempre di pregare davanti a un volto di Gesù: così, contemplando i Suoi occhi e la Sua bocca, è possibile fare del bene con i propri occhi e con le parole che escono dalla propria bocca. Imparate da Me, dice Lui, e conviene dargli retta.
Dio si prende cura di chi gli si affida. Solo dopo ti accorgi che era lì, in quel momento difficile, e ancora lì, lì, in tutti gli eventi in cui c’era bisogno di un aiuto, di un soccorso, di una via d’uscita inaspettata. Dio è lì, se ricordi di chiamarlo.
Gesù viaggia con noi. Non ci accorgiamo che ci è seduto accanto, ma Lui non si scoraggia. Sorride non visto; è presente al punto da riscattare ogni nostra distrazione.
Dell’amore non si butta niente: è un verso di De Gregori, il quale ogni tanto ha accenti biblici (qualcuno ricorda il “chi vince è perduto” di “Cardiologia”?). Ogni impulso d’amore viene incanalato da Dio per soccorrere qualche disperato.
Spesso non sappiamo di che abbiamo bisogno: è il problema più grave. È a quel punto che potremmo chiedere, affidandoci a Gesù. Lui è il più potente, e ama più di tutti: perché non domandare?
Contempliamo? Siamo fatti per questo, perché questo faremo, in paradiso. Indoviniamo lo scenario giusto, il Volto che ha creato ogni altro volto. Allora contemplare sarà vivere.
La misericordia di Gesù va oltre ciò che immaginiamo. Piangeremmo di gioia se l’afferrassimo per quello che è. Se ce ne accorgessimo, ritroveremmo la strada.
I nostri cuori sono il tempio di Dio. È lì che gioisce della somiglianza, di ciò che in noi riflette la gloria del Creatore. Chi ama brucia ogni distanza, è il Vicino Onnipresente.
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