Zelo è un termine scomparso, ma è la chiave per evadere dall’ego, che è il carcere più duro. Assumersi il progetto dell’Altro – il volere di Dio – è la salvezza, la vera libertà.
Donare gioia è la nostra vocazione. In un tempo in cui tutto è relativo, la gioia è il punto di attrazione, il segno di una verità perduta e ritrovata.
Stare nel cuore di Gesù: è l’unico modo per essere se stessi. Lui ci ha creati, ci conosce, ci ama. Perché dormire in strada quando si può tornare a casa?
Tendiamo sempre a risparmiarci, ma dovremmo imparare da Dio, che fa il contrario. È come se ci spingesse a essere più intensi, e quindi più veri. La mediocrità, la tiepidezza, non fanno per Lui.
Ci preoccupiamo per banalità, e sorvoliamo su quello che conta: la salvezza delle anime, le scelte più importanti. È qui che apriamo pagine nuove nella vita.
La vera grandezza è servire Dio. In paradiso si capirà ciò che oggi si confonde col narcisismo imperante. L’io è un mentecatto che non trova pace. Poi, un giorno, si accorge di Qualcuno.
Gesù, sulla terra, ha salvato molte anime. Ora tocca a noi. Il destino di qualcuno dipende dalle nostre parole, dai gesti che compiamo. Una faccenda seria, a ben pensarci.
Gesù non se l’è vista bene: osteggiato in ogni modo, è stato tolto di mezzo. Condividendo il Suo destino dovremmo rallegrarci, perché siamo più uniti alla Sua storia.
A volte siamo troppo complicati. Per trovare la misura giusta, basterebbe ascoltare il battito del cuore. I bambini hanno capito tutto, in questo senso.
Abbiamo spesso l’impressione di perderci: la storia, dentro e fuori, assume facilmente l’aspetto di un caos. Eppure il Signore ci conduce, come una guida esperta in territori impraticabili. Solo alla fine capiremo che , senza di Lui, non saremmo mai arrivati.
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