di Maria Teresa Carbone
È in corso in questi giorni (fino al 5 febbraio) la Fiera del libro del Cairo, di cui due anni fa, nel 2007, si era fatto un gran parlare da noi perché la vetrina d’onore era dedicata all’Italia. Ora che il paese ospite è il Regno Unito, l’interesse è molto minore, anche se con i suoi due milioni di visitatori la manifestazione egiziana è, nell’ambito delle mostre-mercato, una delle più grandi al mondo. E un po’ di attenzione la merita comunque un brano dell’intervista che il direttore del British Council in Egitto, Paul Smith, ha rilasciato al settimanale cairota «Al Ahram» appunto in occasione della Book Fair: «La cultura – afferma Smith – oggi è più importante della politica. I politici, i commentatori e i diplomatici sembrano essersi resi conto negli ultimi anni che la politica è un “derivato” della cultura… Temi e evoluzioni culturali rappresentano le correnti profonde e durature dell’umanità, mentre la politica per lo più coincide con le onde e le increspature, più visibili ma superficiali». Una rivelazione che in Italia, purtroppo, non è ancora arrivata. Come del resto non lo è in tanti altri paesi, a cominciare dagli Stati Uniti. Continua a leggere
