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Il deserto inquieta: ricorda che esiste un punto vuoto, senza appigli; le sicurezze franano, come rocce trasformate in sabbia cotta dal sole. I monti, sullo sfondo, sono un altro ostacolo alla vita; o forse il segno che esiste un aldilà nell’aldiqua, una speranza che non riesce mai a morire. Le chiamano rovine di Qumran, ma c’è da chiedersi cosa non sia rovina di quanto nasce dalle mani umane. Shlomstione lo sa bene: per questo tocca una spalla di Yeohochoua, con la certezza di colpire. Continua a leggere
