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Che – Guerriglia

di Mauro Baldrati

cheguerrigliaLa seconda parte del film di Steven Sodebergh, la cui sceneggiatura è costruita sui diari del Che in Bolivia, è una sorta di documentario inquadrato in una struttura narrativa priva di un centro, che sembra oscillare tra un viaggio senza scopo sulle montagne, con scenari maestosi e desolati, villaggi sperduti e fattorie di contadini poverissimi, e una ricostruzione storica a tratti incerta, frammentaria.
Oggi sappiamo come sono andate le cose. Una volta conquistato il potere a Cuba, Che Guevara sparì, lasciando una famosa lettera a Fidel Castro, dove spiegava che la sua intenzione, la sua vocazione, era portare il suo contributo di rivoluzionario ovunque i popoli oppressi lo richiedessero. Dopo una parentesi in Congo, approdò quindi in Bolivia, dove si unì ai guerriglieri che combattevano contro il regime sostenuto dagli americani. Come nella prima parte, Che – l’Argentino, seguiamo il gruppo durante una lunga, apparentemente inspiegabile peregrinazione nelle foreste e tra le montagne, con contatti coi contadini che cercano di sensibilizzare, per averne il sostegno. Ma le condizioni di vita sono durissime, i contadini hanno il problema primario della sopravvivenza, e vivono nella paura delle truppe regolari, addestrate da agenti della CIA, alle quali venderanno i guerriglieri.
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Che – l’Argentino

di Mauro Baldrati

cheE’ uscito nelle sale il lungo film di Steven Sodebergh su Che Guevara, spezzato in due (la prima parte si intitola Che – l’Argentino), incerto tra la celebrazione di un rivoluzionario, idealista e pragmatico, intellettuale e soldato – oggi un eroe pop la cui immagine è riprodotta in serie ininterrotte su manifesti, magliette, cartoline – e la narrazione biografica di una vita, e di un evento storico. Probabilmente è per questa intenzione esitante, o sdoppiata, che riscontriamo una mancanza di forza narrativa, che pervade quasi tutte le sequenze del film, e i personaggi, a partire da un giovane Fidel Castro doppiato con una curiosa voce petulante, fino allo stesso Guevara interpretato da Benicio del Toro, che non riesce a conferire sufficiente profondità ed espressività al suo personaggio. Non riusciamo a capire, o solo a immaginare, come poteva essere il Che, dalla sua interpretazione. Lo seguiamo da Città del Messico, dove nel 1956 con Fidel progetta una spedizione a Cuba con un pugno di volontari, per iniziare la lotta di liberazione, e rovesciare il regime del dittatore-gorilla Batista, fino a una lunghissima, lenta, apparentemente senza scopo peregrinazione nella giungla, con (rari) scontri a fuoco con l’esercito regolare cubano. Lo vediamo parlare coi contadini, comandante severo con chi diserta e si abbandona a furti e violenze contro la popolazione, uomo in difficoltà per l’asma che lo perseguitava, ma resta un personaggio impenetrabile, a differenza del giovane idealista, sincero e amante della poesia e dell’avventura del bellissimo I diari della motocicletta.
Sono invece efficaci le scene, girate in un bianco e nero che riproduce perfettamente la fotografia dell’epoca, che ricostruiscono il viaggio a New York del 1964, dove parlò all’assemblea dell’ONU contro la politica imperialista degli Stati Uniti.

Attendiamo la seconda parte, Che – Guerriglia, in uscita a breve, perché è comunque imperdibile tutto ciò che riguarda la vita e la battaglia del grande comandante.