di Mauro Baldrati
Ci vorrebbe il grande Dziga Cacace di Carmilla per tentare una recensione su questo non-film, già lodato dalla critica con una pletora di recensioni preconfezionate che dicono più o meno la stessa cosa, con più o meno enfasi: “è la tua mente la scena del crimine.”
Appunto. Ma forse si riferiscono alle menti del regista e dello sceneggiatore? Perché sembra che la buonanima di William Burroughs sia tornata coi suoi cut-up, e la sceneggiatura di Inception sia stata sparsa sul pavimento e ricomposta con ordine casuale, per di più perdendo una quantità di fogli per strada. Tale è infatti la confusione, l’accavallarsi di scene, di dialoghi che sembrano appartenere ad altri film, o a opere teatrali, o a spot televisivi, che il senso di smarrimento dello spettatore assume intensità inquietanti.
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