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I LIBRI DEGLI ALTRI n.34: Metafisica dell’evento casuale. Giovanni Di Giamberardino, “La marcatura della regina”

Giovanni Di Giamberardino, La marcatura della reginaMetafisica dell’evento casuale. Giovanni Di Giamberardino, La marcatura della regina, Roma, Edizioni Socrates, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il romanzo d’esordio del giovane Di Giambernardino si chiude con una riflessione di grande densità metafisica sull’ontologia naturale delle api, con una domanda, in sostanza, sulla ragione profonda della loro esistenza e della loro breve vita. Se gli alveari sono perfette costruzioni geometriche che possono destare l’invidia di un architetto umano (un paragone che caratterizza una delle pagine più belle contenute in Il Capitale, libro I di Karl Marx[1]), la loro ragion d’essere non è affatto chiara da un punto di vista teleologico. Inoltre, all’interno dell’alveare – nota Di Giambernardino – la figura dell’ape regina, verso la quale si convoglia tutto il lavoro delle api operaie, non è connotata in alcun modo, anche se essa è riconosciuta dalle altre componenti del consorzio animale cui essa appartiene. Per questo motivo, gli apicultori procedono al procedimento noto come “marcatura dell’ape regina” in modo da sapere sempre dove essa si trovi e come operi ai fini della produzione del miele. Per questo motivo:

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LA MARCATURA DELLA REGINA, di Giovanni Di Giamberardino

La marcatura della reginadi Massimo Maugeri

Giovanni Di Giamberardino è nato nel 1984 a Roma. Ha pubblicato online e su carta diversi racconti e poesie. È autore di soggetti per fiction televisive ed è tra i curatori di www.serialmente.com.
Con il romanzo intitolato “Aristeo e le api” è stato finalista al Premio Calvino nel 2009. Di recente quest’opera è stata pubblicata dalle edizioni Socrates con il titolo “La marcatura della regina” (all’interno della collana curata da Luminol, blog letterario dedicato esclusivamente agli scrittori italiani esordienti).
Ne discutiamo con l’autore.

– Giovanni, come nasce “La marcatura della regina”? Da quale idea o
fonte di ispirazione?

In realtà l’idea del libro nasce in corso d’opera. Avevo dei racconti a cui tenevo – rapidi scorci di personaggi in un banale momento della giornata che però ne rappresentava la vita intera – e volevo farne una raccolta di racconti. Poi, nell’inserire il filo conduttore dell’omicidio a cui tutti i racconti tendevano all’infinito, di colpo il mondo si è ribaltato, il libro trasformato e Aristeo mi ha travolto. Non stavo più semplicemente scrivendo delle piccole storie, stavo facendo una dichiarazione: noi non siamo i protagonisti. Della vita, della Storia. Siamo comparse. Da qui in avanti il libro si è praticamente scritto da solo.

– 24 racconti, uno per ogni ora del giorno. Che tipo di esperienza è stata, per te, dal punto di vista narrativo, impegnarsi per diversificare così tante voci e punti di vista? Continua a leggere