
La sera del 26 aprile Silvio Berlusconi festeggiava Noemi a Casoria. E’ giunto il tempo, due mesi dopo, di tirare le somme. Bisogna annotare con cura le bugie ascoltate; interrogarsi sulle ragioni dei troppo silenzi; afferrare il filo rosso che da una storia (le “veline”) ci ha condotto in un’altra (Noemi) e in un’altra ancora (le prostitute a Palazzo Grazioli) fino alla soglia di una quarta (le feste del presidente). Giorno dopo giorno, si è definita sempre meglio la “licenziosità” del capo del governo, “la scelta sciagurata degli amici di bisboccia, la sciatteria in certe relazioni e soprattutto la caratterizzazione ostentatoria di tutti i suoi comportamenti privati” (Giuliano Ferrara, Panorama, 26 giugno). Quel filo si riannoda intorno a un “grandioso sé”, lascia nudo un potere e un abuso di potere che si immagina senza contrappesi e irresponsabile.
