LE INCOMPIUTE SMORFIE, di Vladimir Di Prima: una chiacchierata con l’autore
Il nuovo romanzo di Vladimir Di Prima esce nell’ambito del progetto editoriale di Priamo edizioni.
– Partiamo dal titolo, Vladimir: perché “Le Incompiute Smorfie”?
Mi capita spesso di sparare a salve, di avere cioè titoli folgoranti e di non riuscire poi a scriverci una storia intorno. Per tutti i romanzi che ho pubblicato finora è successo esattamente il contrario. Scrivevo, scrivevo, e poi, soltanto alla fine, con inenarrabili difficoltà, riuscivo a trovare un titolo che vestisse appieno il senso di ciò che avevo raccontato. Inizialmente questo mio nuovo romanzo ha faticato non poco prima di trovare un nome. Tutte le volte c’era qualcosa che non mi convinceva. E quando la sensazione è ripetuta è meglio attendere che sia il caso a fornire il suggerimento giusto. Così una sera, mentre riordinavo vecchi quaderni di nonna, trovai questa meravigliosa parola, “smorfia”, scritta a stampatello al centro di un foglio. Confessarti che mi si aprì un universo è poco. C’era tutto in quelle sette lettere. Sì, va bene, e poi? Non potevo certo intitolare un romanzo “la smorfia”. Avrei finito col fare la fine di Pizzuto, che quando pubblicò il suo “Ravenna” ebbero l’ardire di scambiarlo per una guida turistica. Occorreva dunque un aggettivo adeguato, un aggettivo che consacrasse la bellezza del sostantivo e lo nutrisse. Nel romanzo la maggior parte delle figure femminili ha il vizio del fumo. Allora mi sono chiesto: com’è la smorfia di una donna quando fuma? Distratta, pensierosa, truce, malinconica, sensuale. No, c’è dell’altro. C’è qualcosa di ineffabile, un’incompiutezza. Ecco, sono incompiute, sono proprio così: le smorfie incompiute. Un attimo, suona male, è piatto, dice poco. Ho invertito le due parole ed è nato il miglior titolo che avessi potuto scegliere per quest’opera.
– Che relazione c’è tra questo libro e i tuoi precedenti? Continua a leggere
