[per quanti sforzi si possano fare è impossibile parlare di un film, come di una qualsiasi opera narrativa, senza entrare nel dettaglio della trama. Perciò si pregano tutti coloro che desiderino andare a vedere il film al cinema, o in DVD fra 4 mesi, di astenersi dalla lettura]
Ci sono alcune cose interessanti nel film “An education“, diretto da Lone Scherfig, una bella signora che fino ad oggi aveva all’attivo una serie di film dai titoli pieni di å e di ø, scritto da Nick Hornby (lui lo sapete chi è), candidato all’Oscar come miglior film (esagerato), migliore attrice protagonista (idem: lei, Carey Mulligan, cerbiattescamente Audrey Hepburn di Vacanze romane, è brava e deliziosa, ma insomma, la Meryl Streep di Julie & Julia è anni luce superiore) e migliore sceneggiatura non originale (questa ci può stare, ma io ho un debole per il vecchio Nick).
Tra altri pregi (la cura minuziosa ancorché non manieristica per i particolari, dai vestiti all’arredamento, ai caratteri dei personaggi minori funzionale a rendere viva e palpitante la swinging London anni sessanta in cui è ambientata la storia – storia che si può sintetizzare così: Jenny, giovane studentessa di liceo, intelligente, sensibile ed emancipata quanto basta rampolla di famiglia molto piccoloborghese che investe tutto sulla di lei formazione come arma di riscatto cultural-sociale, viene sedotta da David, simpatica canaglia che le promette una vita allegra, movimentata e rutilante nel sogno della quale la giovine lascia gli studi e la prospettiva di una tediosissima e inutilissima laurea in lettere da faticosamente guadagnarsi ad Oxford. La ragazza, però, aprirà gli occhi eccetera eccetera) dicevo, fra altri pregi, ce n’è uno che mi ha intrigato, anzi due.
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