di Antonio Sparzani

Con l’impervio titolo Zugunruhe Marco Aragno, giovane ventiquattrenne napoletano pubblica con Lietocolle (collana Erato, € 10,00, prefazione di Franca Mancinelli) il suo primo volume di poesie, raccolte in cinque brevi sezioni, Millimetri luce, Zugunruhe, Illusioni notturne, Distanze e Ipocentri. Zugunruhe letteralmente vale inquietudine del muoversi, ansia di spostarsi, ma il movimento cui il titolo complessivo allude è quasi sempre sotterraneo; quella di Marco è una poesia in superficie quieta, che cela la sua ansia e la sua spinta al movimento in accenni discreti. Perfino l’ansia contenuta nel titolo è nascosta dalla parola tedesca.
Non invecchia nel sonno
il pensiero di venirti a cercare,
Stanotte la strada è bufera:
prima del giorno, qui non finirà.
Ma se a inizio mattino
il rosso del melograno riaffiora
al portone della tua casa
saprai quali convogli dal confine
trasalivano le ronde notturne
quali tracce ostinavano
il cacciatore ai bordi del buio.
Non grida il trattenuto verso di Marco, non insegue disperatamente, non esplode di gioie irrefrenabili. Ognuna delle cinque sezioni è aperta da un esergo proveniente da fonti saldamente classiche, ancorché eterogenee, Luzi, Ungaretti, Sereni, Montale, Paul Celan Continua a leggere
