di Marina Torossi Tevini
Merce. Magari raffinata, magari di pregio, ma solo merce. Questo siamo nella società dell’economia selvaggia, del libero mercato, del consumo a oltranza. Quello che sfugge alla logica della quantificazione, – e cioè il valore, la qualità, che sono elementi imponderabili e difficilmente misurabili, o quanto meno opinabili, – hanno perso credito a favore di altri elementi che si prestino a una valutazione obiettiva (nei limiti esigui del termine). Prendiamo ad esempio la scuola, punto dolente di una società che si regge su equilibri precari e che costruisce sulla sabbia il suo domani, la scuola, grande malata da trent’anni, che mille riforme sempre abortite avrebbero dovuto riformare e che infine il ministro più improbabile del mondo stranamente ha avviato. Continua a leggere
