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La poesia e i barbari

 

di Alessandro Seri

Tiziano Terzani diceva che di fronte ad un bivio tra una strada in discesa ed una in salita bisognerebbe sempre prendere quella in salita. Ovvio che la strada in salita comporta più fatica nell’affrontarla ma la soddisfazione alla fine del percorso è diversa, la visione che si ha del mondo dall’alto ci ripaga dello sforzo. Trentacinque anni fa moriva ammazzato all’idroscalo di Ostia il più importante intellettuale italiano del secondo Novecento, Pier Paolo Pasolini, e subito mi si sposta la memoria a qualche mese indietro, credo fosse febbraio 2010, durante la presentazione che stavo facendo ad un libro di poesie di una cara amica a Civitanova Marche. C’era tra il pubblico un ragazzo sui diciotto-diciannove anni che scattava foto, ad un certo punto è intervenuto dicendo: “a me piace quello di cui state parlando, sento che dite belle cose, però proprio non le capisco.” Continua a leggere

Leopardi, l’io morente, e la voce del nuovo giorno

 

Noi viviamo in una fase storica che ha perduto il filo del proprio discorso. Anzi che si sta convincendo che non sussista alcun filo, alcuna trama, alcun racconto sensato da narrare, per cui ognuno vaneggia e delira per conto proprio. Ci diciamo in tal senso “post-moderni”, in quanto avremmo superato le illusioni sette- e otto- e novecentesche di poter conoscere e addirittura costruire il senso della storia. In realtà lo stesso concetto di post-modernità è contraddittorio in se stesso, in quanto afferma che saremmo entrati in un’epoca successiva alla modernità, e quindi continua a definire una precisa filosofia della storia, e cioè a fare proprio ciò che ci dovrebbe essere ormai del tutto interdetto. Continua a leggere