
Scopro il mondo letterario come cadendo nella tana del coniglio di Alice.
La caduta è libera e attraversa un lungo, mirabile tratto. Sono una bambina, ogni evento è una scoperta.
Mi ritrovo nella biblioteca monumentale di uno zio che all’epoca consideravo anziano e che fino a quel momento non avevo ancora conosciuto. Lo zio abitava a Roma, io ero all’Aquila. Entro in casa e scopro che l’appartamento è di fatto una biblioteca. La stanza della poesia, il salone della letteratura antica e del cinema, lo studiolo delle opere varie e della saggistica. Lui è Sabatino Ciuffini (ed io Ciuffetelli), poeta e sceneggiatore, ha già scritto diversi film per il cinema, tra i più noti il Don Giovanni in Sicilia di Alberto Lattuada e Er più, storia d’amore e di coltello.
In quegli anni, quando lo conosco, sta scrivendo per Sergio Corbucci Pari e dispari, film interpretato da Bud Spencer e Terence Hill; lo zio è un letterato, conosce a fondo la poesia classica e legge le opere in latino e greco. La sua casa in ogni dettaglio, lo rappresenta.
È in questo posto che inizio a conoscere i libri, la poesia, il cinema, la musica classica. Vivo le visite e l’accesso alla biblioteca come una trasgressione e come una opportunità. Scelgo i libri che mi incuriosiscono e inizio a leggere poesia in virtù della sua forma breve, che mi consente di non attardarmi troppo. Mi chiamano dalle altre stanze, la vita stessa mi coinvolge.
In famiglia capiscono subito che mi piace la letteratura, è una tara genetica, non sono la prima. Quello che non sanno ancora è che scrivo poesie di nascosto e le chiudo con il lucchetto nel diario segreto verde, la copertina di velluto.
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