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Il gesto distratto di gettar la spazzatura.
Nel cassonetto: un abete, con tanto di vaso e terra. Un avanzo delle feste di Natale: il rifiuto. Con tanti auguri e tanti saluti! Smessi addobbi e luci, missione compiuta. “Che farne? Non serve!”.
E l’albero va a morire: da doni a bidoni. È un attimo. Il simbolo si fa metafora: e quale sacra rappresentazione? Che poi sia un albero, un cane, un figlio… Non importa: potrai sempre averne un altro – migliore! – quando ne avrai bisogno… (Pagando, s’intende…)
Con quale spirito (natalizio e non) si recidono le radici e si condanna alla “fioritura finché dura“? Fino a quando ogni capriccio sarà soddisfatto da un nuovo sboccio?
E quale terreno fertile da coltivare?
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In alcune biblioteche americane (non librerie: biblioteche!) si è deciso: via Ernest Hemingway per far posto a Stephen King. Non c’è più spazio e vince la logica dell’utilizzo – consumo. Scelte. In base all’hic et nunc: il migliore è quello che vende – o che sa: vendersi.
Se al corpus deperibile si associa uno spirito da mercante – ai posteri: quale docet reperibile? Placet? Sold out?
Sono i piccoli gesti e le piccole scelte: piccole scosse a presagire un terremoto. Su larga scala. Il gigante dai piedi d’argilla crolla? I piedi gonfi sostituiti da teste d’ariete che sfondano senza fondare?
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Quale polpa sotto la kòlpoma che dobbiamo indossare, per sembrare più degni? Il “Cri” tramutato in “Tv“?
Nel 1437 un certo Nicolle di Metz interpretò la parte di Gesù e “cuyda mourir en l’arbre de la croix, car le coeur lui faillit, tellement qu’il fut été mort, s’il ne fut été secorou” (“corse il rischio di morire sull’albero della croce, perché svenne e probabilmente sarebbe morto, se non l’avessero soccorso“, A. Nicoll, Lo Spazio Scenico, Bulzoni Editore).
Medioevo: l’effetto non era completo, se l’attore non soffriva. Moderno: l’effetto è digitale e attore colui che s’offre?
A voi la risposta: io ho una discarica, che m’attende.

Vito Mancuso avrebbe molto da dire intorno al tuo testo, Chiara:”Il bambino viziato che fa ciò che vuole è il modello antropologico imperante dei nostri giorni comandati dal marketing e dalla pubblicità”, “Per amore”, Mondadori,p.159. sradicamenti vari, e trionfo del cassonetto. il gesto del buttare è lo stemma della nostra epoca.
grazie
fabrizio
grazie per queste piccole perle chiara
Mal
ci sarà sempre meno terreno fertile se progredirà lo svuotamento sistematico della personalità dell’individuo al fine di renderlo un automa desiderante privo di responsabilità al quale smerciare modelli a cui omologarsi ma senza fare i conti con il bagaglio che ogni essere umano si porta dentro.
così tutti uguali ma tutti contro tutti.
tipo lo stato di non alterità, di Hobbes.
ps:
l’abete sacro rapprenta è un simbolo pagano nordico : per “sacro” intendo “ciò che sta dentro il cerchio”
ma nella Grecia antica, era l’albero sacro ad Artemide, che vegliava sulle nascite.
un saluto
paola
tutti “uguali”
uguali tra virgolette
Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere[Gandhi]
Grazie a Voi tutti,
Chiara
Bellissima Chiara!
Un caro saluto
carla