Il confronto.
Non possiamo evitarlo. Anche nel chiuso di un silenzio imposto, di una non – risposta, verso/da parte dell’altro.
Il sé ci segue. E quanti sé, in quanti anni: formano una generazione? E quanti sé sono generati simili (parole opere ed omissioni) poterli considerare Una classe? Un secolo, mezzo, o vent’anni – a stabilire il «passaggio» del testimone?
25 anni e mi sento equidistante dai 20enni, così come dai 30enni. Al centro di un punto interrogativo: di quale generazione posso «talking about»? Troppo veloci i tempi di ciclo-riciclo?
E penso a Vasco: ai suoi concerti lo stupore primo (e prima che mr.Rossi appaia) è vedere famiglie intere (dal nonno al nipotino – sulle spalle del padre) riunite. Vedere il fanatico metallaro e il devoto dell’hip-hop cantare insieme all’ «io ascolto solo Classica» e a quella «è l’era del rumore». Pochi artisti (e in prevalenza Band) detengono tale valenza di denominatore comune. Potere della Musica.
E come si consiglia un libro, così si suggeriscono canzoni. Note e testi di generazione.
*
La parola «generazione» nelle corde di chi scrive (e di alcuni suoi coetanei) intona, in-put automatico, «senza vento».
Intona i Timoria:
[..]
Mi dici che trent’anni fa
fermaste un po’ il mondo
mi dicono che vent’anni fa
era tutto diverso
Ma sono pronto / E libertà
Per volare senza vento
[…]
Qualcosa di mio lo lascerò
in questo mio tempo
Saltando nel vuoto aspetterò
il nostro momento
Sono pronto / E libertà
Per volare senza vento
Sono pronto / E libertà
Per volare senza vento
Una canzone che è stata e rimane: manifesto. Il rapporto di chi “ha fatto” con la “generazione di sconvolti senza santi né eroi” del Blasco – rimane valido, per tutte le generazioni. La Storia e il Credo sono quel “Volo” verso l’alto, verso l’altro. Perché tutti lasciamo un’orma.
*
E ancora: un trittico ( e ancora dei Timoria)
Ritmo E Dolore
(Kant 1990)
Oggi alle tre la mente tua voleva abbandonare
la Vita che han scelto per te ma devi giocare ormai
Sopporterai malignità di gente da scartare
ma nulla potrà mai vincere gli angeli come noi
L’assurdità di un anno per la classe militare
lobotomia dei giovani, specchio dei tempi tuoi
E Non Ti Perderai Se Devi Allora Puoi!
Hai perso lei e ogni realtà diventa il tuo Dolore
precarietà intorno a te e nuove malattie
se nascerà la forza che giace nelle tue mani
il Ritmo che deciderai sarà la tua energia
che male c’è in un figlio che vuole scrivere o recitare
tuo padre non capirà te ma devi provare ormai
e non ti pentirai!
Jugendflucht
(Fuga di giovinezza)
E mi ritrovo qui, la strada d’ombra è la mia via
c’è solo polvere, spinta dal vento gravita
si perderà?
Un’altra estate muore ed io
simile a lei, sento che tutto se ne va
Bionda età seguimi stai con me
la gente applaude l’uomo ed io vorrei
tornare a casa mia
La solitudine è trasparente attesa
è un lungo attimo, certo la sola verità
mi perderò?
Il cielo è rosso fuoco ormai
non bada a me, fragile e vecchia anima
Bionda età seguimi stai con me
la gente applaude l’uomo ed io vorrei
tornare a casa mia
Acqua che resterà limpida, l’ansia della sera
bussa qui, fuori da casa mia
(liberamente ispirata all’omonima poesia di Herman Hesse)
Sacrificio
Mentre scivola il week-end
e mi faccio male a modo mio
torno a casa e tu sei li
stai sognando cose semplici
Nell’oscuro specchio che
impietosamente giudica
vedo ciò che resta in me
tra gli sfregi della vita mia
Madre tuo figlio è cieco e non lo sai
forti le sue mani ma tu non lasciarle mai
e quando il mio nemico vinto tu vedrai
ti porterò lontano e poi
sarò il tuo amante se lo vuoi
Forte uomo resta qui
ciò che resta sono immagini
se ricordi quando tu
combattevi per qualcosa in più
Figlio della povertà
di un onesto uomo andato via
prima di vedere che
ora bevi vini nobili
Padre non piangere ora tu sai
che se ti tradiranno ancora, ancora vincerai
e se ti mancherà qualcosa agli anni tuoi
te ne regalo un po’ dei miei
prendili tutti se li vuoi
E nei buchi di dialoghi mancati, ci sarà sempre l’Arte – in tutte le sue forme a informare. Quel che passa, quando è segno, resta: testimone in eredità. Lo spartito.
Chiara Daino

resta interessante il discorso dei livelli e della comunicazione: cantautori e poeti. pubblico. blasco che riempie gli stadi. la spaziani che a stento riempie una sala. ben venga la diatriba su pasolini, che muoveva le masse tra cinema e letteratura.
un abbraccio
fabry
ps
un saluto particolare a carapolvere.
Potere della musica. Quella musica. Sembra che questa sia l’effettiva declinazione della tendenza poetica nel nostro tempo, la canzone. Che c’è sempre stata ma mai così diffusa e sostituente. La poesia una sorta di preghiera muta. La canzone un mantra che si profonde e cattura.Io ho molto apprezzato Panella che scrive i testi a Reitano. Non vincerà il Festival ma correggerà banalizzazioni feroci, per sempre legate alla diffusione di massa, felicità è un bicchiere di vino con un panino. Poi qualcuno dovrebbe fare qualcosa per la musica, che sembra essere la vera trainante dell’affare.
La musica, a differenza della poesia, riesce anche a creare un evento, un dialogo fortissimo con le altre arti – poesia inclusa.
Ogni linguaggio tende alla musica, all’assenza di limite che questa costituisce (la parola è di per sé il limite in cui siamo detti e sconfitti). Forse non è un caso che due dei nostri più grandi poeti, la Rosselli e Montale abbiano avuto con la musica un forte legame – ma gli esempi sono svariati.
Personalmente tra un concerto di Bjork e un festival di poesia sceglierei Bjork senza neppure pormi il problema.
Per come arriva, per ciò che usa, perché TUTTO dai vestiti ai musicisti scelti, alla scenografia, ai video (bellissimi quelli di Gondry, ma ogni video di Bjork è una storia – nel senso di racconto e nel senso di “bellastoria” del gergo fricchettone…. scusate è l’ora), è concentrato nel solito messaggio – tutto è una grande installazione audiovisiva. Dice la stessa Bjork che dietro ogni suo album c’è un personaggio che lei vuol rendere al pubblico fin nelle fotografie di copertina. E qui la finisco con Bjork perché il mio per lei è un delirio.
E la poesia lì c’è eccome a partire dal poeta islandese Sjon, con cui ha scritto tra le sue canzoni più belle.
E Laurie Anderson poi – una performer eccezionale, che ha fatto della sua voce lo strumento – fondendo elettronica, visual art e letteratura in un corpus prezioso e suggestivo.
Anche in Italia andrebbe ricordato almeno l’esperimento dei Massimo Volume…
Uno dei difetti della poesia, italiana specialmente, è questa mancanza generale di progettualità, di creare personaggi, mondi. L’essere poco malleabile del poeta, che alla fine, anche se parla di tubi di scarico, resta il referente unico e intoccabile di quello che dice. Ovviamente questo è un discorso da cui gli autori bravi davvero prima o poi si liberano eccome.
Pensavo poi (allontanandomi un po’ dal tema principale) ad almeno due esperienze recenti – la collana Fuori Formato de Le Lettere dove è uscito il bel libro di Sara Ventroni (e dove oltre all’ossessione si respira un progetto vivo, necessario per l’autore) ed i Sopralluoghi di Magrelli, il DVD, questo viaggio dietro le scene della sua poesia. Il problema è che siamo sempre in ritardo.
Leonard Cohen, poeta narratore e poi cantautore immenso (cui l’unico contraltare, pure superiore se non fosse per il limite della lingua e della sua diffusione, è stato proprio l’italiano De Andrè), era il protagonista di I’M YOUR MAN, film documentario sul giovane poeta canadese già nel 1965. Film da vedere assolutamente secondo me. Non so, se si pensa a come si inizia a scrivere poesia, ci si riconosce, ci si intenerisce.
Potere della musica e dell’immagine… e tutto questo gira attorno alla poesia. Come al cinema: Gondry o l’ultimo Malick (ma anche il penultimo e il terzultimo… poi Malick ha fatto solo 4 film quindi si fa presto), usano la poesia a piene mani.
Forse è l’ora che questi linguaggi ed esperienze tornino anche verso la poesia… Che è un lavoro d’artigiano, materico e pure un po’ ladruncolo.
F.
un saluto a Chiara Daino
e grazie a Fabrizio.
paola
quello che ha scritto Francesca Matteoni oltre ad essere proprio un bel commento pieno di passione è anche un bell’articolo pieno di spunti nuovi e di nomi di artisti che
andrò ad approfondire
(la sua passione per la Bjork a me sconosciuta è stata contagiosa e mi ha messo curiosità e poi Malick mentre Cohen è il mio di d e l i r i o )
un saluto
paola
Massimo Volume. IL PRIMO DIO
IL PRIMO DIO
C’è forza nella pioggia che bagna il bordo del lavandino
e le mie braccia tese, oggi.
Non nelle colline, nè nel cielo che tiene bassi gli uccelli
e ha i colori sbiaditi di una polaroid.
Emanuel Carnevali, morto di fame nelle cucine d’America
sfinito dalla stanchezza nelle sale da pranzo d’America
scrivevi
E c’è forza nelle tue parole
Sopra le portate lasciate a metà, i tovaglioli usati
Sopra le cicche macchiate di rossetto
Sopra i posacenere colmi
Sapevi di trovare l’uragano
Dire qualcosa mentre si e’ rapiti dall’uragano
Ecco l’unico fatto che possa compensarmi
di non essere io l’uragano
Emanuel
Primo dio
Rimbaud
Preghiera a cose più belle di me
Rimbaud
Avvento della giovinezza
Immagine perfetta
Senzazione perfetta
E’ nella pioggia, oggi, il vostro grido
Abbraccio tutti
rilevando che “Verba volant scripta manent” implica il prestar ATTENZIONE a quello che si scrive perché rimane (e opera!) ma, in origine, valeva come invito a “dar voce”, a “involare” – via voce e mantenenere vivo.
Forse, da qui: la “supremazia” della Musica, del motivo che ricorre.
Per Paola:
ecco una mia libera traduzione del “nostro amato” Cohen (in memoria di Jeff Buckley)
*
Segreto l’accordo ora lo svelo
a Dio piacendo Davide suonò
Curi o trascuri, tu: la Musica?
Opera così: per quarta, quinta
la minore e la maggiore. Sale –
e scende.
Il Re toccato intese: Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Salda la tua Fede: pur una prova cercavi
Benché vista: grondare sul tetto aspersa
Sovrastato: di lei bellezza. Di luce selena
Lei ti ha saldato: alla tua cucina scranna
Lei franse il tuo trono recise le tue fronde
E dalle tue labbra: tese il tono Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Per te che invano dici chiamarsi
Io non conosco neppure il nome
Ma se fosse stato: diverso per te?
Una vampa di luce
In parola che sia, è
Non importa la versione da te: provata
Se sacrata o franta, rimane: Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Il mio meglio: ho donato. E non è – molto
Non riuscivo a sentire – cercai di provarlo
Portai il vero, e non per farti errare – unii
E se malgrado tutto
Tutto: andasse male
Io sarò saldo davanti al Signore dell’Inno
e nulla sulla lingua – tranne: Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah
Chiara
@Chiara
la tua traduzione me la ricopierò (rigorosamente a mano) nel quaderno dove sto tentando di tradurre qualche poesia della plath.
(speriamo ti piaccia stare guancia a guancia con la plath…)
la conserverò, tuo omaggio personale e prezioso.
grazie.
paola
bella la traduzione di Hallelujah – la versione di Buckley è secondo me la più toccante delle varie…
La Plath! che stai traducendo Paola? Che ne pensi di come è stata tradotta in genere: le hai lette le traduzioni rosselliane ne Le Muse Inquietanti?
F.
@Paola
Grazie: un “guancia a guancia” con Sylvia è motivo d’onore, così come la delicatezza e l’intenso gesto di “ricopiare rigorosamente a mano”.
@Francesca
il tocco di Buckley difficilmente verrà ripetuto.
“Voglio esprimere il mio essere con tutta la pienezza possibile perché da qualche parte ho scovato l’idea di poter dare un senso alla mia esistenza in questo modo.”
Silvia Plath
Un abbraccio,
Chiara