La conquista della rupe:

di Giovanni Nuscis

La conquista della rupe:
il sangue
la lotta.
E un nemico
dai passi e l’odore inconfondibili.

Che violenza garbata siede
ora su troni di parole
che animale impalpabile e concreto:
grasso
della nostra carne peggiore.

Ma chi lo riconosce al colpo d’occhio
chi sa evitarlo per tempo?

Fintamente dimesso
gigiona minaccioso tra i sondaggi,
da tivù e giornali blandito.

Uomo comune
pasoliniano mostro
nei cui panni
mai
nessuno
si ritrova.

7 pensieri su “La conquista della rupe:

  1. sebastiano

    Che violenza garbata siede
    ora su troni di parole
    che animale impalpabile e concreto:
    grasso
    della nostra carne peggiore.

    Credo ci riguardi
    Sebastiano

    Rispondi
  2. fabry2007

    misurato ritratto di una smisurato inganno: il potere senza vergogna e il suo indecente canto.
    grazie.
    fabrizio

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  3. Antonio Fiori

    La sentenziosità, in poesia, implica coraggio. E qui non ne manca certo, in questa poesia altamente civile, così diretta eppure così tecnicamente curata nella scelta lessicale e delle figure retoriche(la conquista della rupe, violenza garbata, troni di parole, animale, pasoliniano mostro).
    Antonio

    Rispondi
  4. Giovanni Nuscis

    Grazie, carissimi. Sì, un potere multiforme, camaleontico, spiazzante; che prende per stanchezza in una realtà – quella attuale (soprattutto quella urbana) – sempre più complessa e gravata di doveri, reali e fittizi.
    Ho fatto poco fa cenno, in un commento (“Provocazione in forma di apologo”), che proprio il silenzio (che si fa acquiescenza) e l’inazione (complicità omissiva) nutrono, spesso, l’ingiustizia e la violenza, reiterandole.

    Gianni

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  5. Giovanni Nuscis

    Vero Antonella. L’uomo comune può essere finanche uno sbreco nella personalità di ognuno, anche le più ammirevoli. Non mi riferisco alla cronaca che sempre più spesso disvela la fragilità di tanti insospettabili; mi riferisco a un tipo antropologico frutto se non di alchimie mediatiche di derive valoriali; intuiamo in loro un potenziale di passività, di inerzia sociale strumentalizzabile all’occorrenza per i bisogni dei pochi. Pasolini questo lo aveva capito perfettamente – come ha giustamente osservato Angela Molteni nel suo commento in Filologia di una morte – scrivendo su Il Corriere di allora proprio allo scopo di parlare a quel certo target di lettori. La perpetuazione di determinati interessi (economici, di status: quelli di una minoranza a scapito di una maggioranza) avviene notoriamente solo col sostegno di un numero elevato di persone tradendone comunque il mandato e le attese; e avviene per via istituzionale, o col suo avvallo.
    Insomma, …con troni di leggi e di fandonie.

    Gianni

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