Giovanni Boine – dal carteggio, volume IV

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a cura di Margherita Marchione e S.Eugene Scalia

A Dino Campana

      Porto Maurizio, agosto 1915

Fratello,

E’ una parola che mi piace, sebbene io la usi casto. Avevo un fratello, era boxeur, picchió mezzo mondo e morí di tifo l’anno passato.
Altri fratelli non ho. Ma facciamo una prova con le: puó darsi che riesca. Certo parecchie pagine del suo libro mi diedero una febbre
d’esaltazione che non perderó [ canti orfici ]
        Suo
          G. Boine
ps. Cerco un impiego in India. Il mio indirizzo é Porto Maurizio.

A Dino Campana

        Udine, novembre 1915

Caro Campana

Ripartiró da qui dopodomani. Ho visto il vedibile [ …] Peró é bizzarro come di nessuna parte si trovi lo sfocio. Non c’é liberazione.
Il cervello esaurisce il mondo con troppa voracità: s’arriva al nulla da qualunque parte si tocchi. Ma lei dice che lo troveremo
questo Iddio introvabile come una fiera che s’appiatti? A forza di scrollar le catene le romperemo? Anche la guerra é come tutto il
resto: fa un po’ più di rumore.
      Suo
        Boine

Firenze, dicembre 1915

Caro Boine,
La sua cara cartolina mi é giunta all’ospedale di Marradi dove io sono stato un mese e mezzo inutilmente. Sono assai triste. Tornato
a Firenze i facili successi mi guastarono un po’ troppo. E’ piaciuta qui quella Toscanità che pubblicai Riviera. Ho conosciuto Cardarelli
simpatico e geniale. Siamo stati molto insieme quest’oggi. Credo di condividere quasi tutte le sue idee e l’indipendenza di questo giovane
mi [ ha ] rialzato il morale. Vengo a Firenze perché é il posto più vicino a Marradi ma mi ci trovo assai triste come dappertutto, la miseria
a parte. Vorrei come lei vivere in Riviera allora forse lavorrerei tanto per me che per gli altri. Ora in questa borsa di Firenze sono un spettatore annoiato. Le invio una vecchia e pur discreta cosa per la Riviera al patto che si decidano a pagarmi questa e l’altra già pubblicata.
Vorrebbe Lei interessarsi? Se non vorranno pagare la prego di tenersi questi versi come ricordo mio senza farli pubblicare sulla Riviera e se pagheranno invieró sempre qualcosa. Scusi dell’incomodo. Se potró esserle utile in qualche cosa si rivolga pure a me. Ho pubblicato nella Tempra di Pistoia quel Arabesco di cui vorrei sapere il suo giudizio e preparo quache cosa che mi sembra un tentativo abbastanza originale nello stesso genere. Se non fossi ammalato sento qualche cosa forse d’importante si potrebbe sviluppare da me ora, ma in queste condizioni lascerei la salute sforzandomi. Assai mi piacque quello che Lei stampó insieme alla mia critica sulla Riviera. Novaro mi piacque più di prima in “Rari grilli”; specialmente i primi versi. Auguri e felicitazioni. La prego di scusare colla mia cattiva salute la bolsaggine di questa lettera che pure le fa mille cordialissimi auguri dal suo aff.mo
        Dino Campana

A Dino Campana
         Porto Maurizio 22 aprile 1916

Caro Campana,

Le sue lettere sono sempre cosí dolorose! Non so mica cosa risponderle…Cosí ridotto tra tormenti morali e fisici che forse appena i suoi
sono più opprimenti, medito le epistole di S.Paolo le quali dicono che si risorgerà: << Poiché sappiamo che fino ad ora tutt’assieme la creazione geme ed é come in doglie di parto: e non soltanto lei, ma anche noi, anche noi stessi gemiamo in noi medesimi aspettando la
redenzione del nostro corpo >> ( Rom. VIII, 22.23 )
Leggo anche il De Civitate Dei e lo traduco, perché ormai questa città degli uomini mi é insopportabile…
Non pigli mai per inimicizia il mio silenzio: le voglio bene, Campana, e ho grandissima stima di lei e delle sue cose ma sono un amico
inutile.
          Suo
      Boine

Dino Campana a Boine

Egregio,

parto, perdonate la cartolina assurda e atroce. E’ falsa: era la mia solitudine che ha voluto riprendermi: parto. Forse qualche parola potró
ancora dirvi di quelle che amate, le avró pagate molto care. Pensate con amore a Rinetta come io non cesseró di pensarvi. Addio

In occasione della morte di Boine Campana scrisse a Mario Novaro questo biglietto:

Caro Novaro, imparo oggi solo da Cecchi la morte del nostro Boine che mi lascia oltremodo addolorato. Mi dispiace di non essere in grado di far conoscere tutta la stima il rispetto profondo religioso che ho per Boine. Valga per l’amico questo saluto. Dino Campana.
 

20 pensieri su “Giovanni Boine – dal carteggio, volume IV

  1. massimo sannelli

    a me sembra un esempio di come dovrebbe essere la vita (letteraria). Boine recensì i Canti Orfici dicendo “Te Deum”, e non era ironia, ma devozione… Grazie di questo post
    massimo

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  2. lucaariano

    Stupendo post!Due grandissime testimonianze di vita e letteratura. Ha ragione Massimo! Marino si trovano in commercio queste lettere? Leggo Volume IV. Sai dirmi l’editore? Grazie!
    Un caro saluto

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  3. marino

    Grazie a voi amici, l’editore é Edizioni di Storia e Letteratura,
    1979 Roma. Un paio di volumi é dedicato al carteggio tra i Modernisti ( Casati, Scotti ecc.) un altro tra gli amici della
    Voce, un altro al carteggio Boine Cecchi. La prossima volta magari posto ( attraverso l’ottimo Franz ) una scelta di lettere
    Boine Rebora. Purtroppo Luca, se non in qualche biblioteca,
    questi volumi sono introvabili.
    buon lavoro

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  4. Carla

    è molto, molto bello e malinconico questo post.

    Qualche anno fa ebbi occasione di leggere “Un viaggio chiamato amore – lettere 1916-1918”, una raccolta di lettere scambiate tra la scrittrice Sibilla Aleramo e il poeta Dino Campana, è così suggestiva l’atmosfera di quel libro, che sembra di immergersi in un mondo immaginario, velato di malinconia e passione, dove il linguaggio letterale assume un aspetto vivo e vibrante….e allora mi ritrovo in quei luoghi, sento la forza di quella passione,
    la poesia è in ogni riga, in ogni respiro di quelle lettere…..
    Grazie Marino.
    carla

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  5. marino

    Cara Carla, l’amore tra Sibilla e Boine é stato altrettanto
    impetuoso. Le scrisse: io ti amo da uomo, non ti prometto nulla, non ti giuro nulla.E’quasi certo che ti faró soffrire.Anzi il mio
    amore é mortale, e finirà, sebbene in ogni mio abbraccio io metteró línfinito.
    un saluto

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  6. Enrico De Lea

    “Fratello, è una parola che mi piace…” – altri tempi, altri uomini (grazie per la proposta, “Plausi e botte” è uno dei libri del Novecento dimenticato/amato).

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  7. gugl

    credo che siano il tempo fisico della lettera per arrivare a destinazione, l’importanza e la solennità che ne deriva, ma anche l’assenza nel medesimo spazio dell’interlocutore a rendere qualitativamente differenti le e-mail dalle lettere. l’epistolario sarà memoria del secolo scorso, un genere perduto, che forse sopravviverà soltanto nella finzione romanzesca. Peccato!

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  8. Luca Ariano

    @Gugl hai ragione ci penso anche io spesso a questo. In questi anni ho spedito e ricevuto centiania di email ma tutte sono sparite…peccato davvero!

    @Marino grazie per le delucidazioni. Putroppo immagino non abbiano avuto molte vendite, ergo cadute nell’oblio, negli scaffali poverosi di qualche biblioteca…

    Un caro saluto

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  9. fabry2007

    Boine, Campana e Rebora: i compagni dei miei studi, gente di uno spessore umano oggi forse sconosciuto. persino la follia di Dino sembra valere molto di più della falsa salute di parecchi contemporanei. aspetto Rebora, Marino: con lui ho condiviso tutto, compreso il silenzio che cominciò con la lettura dei martiri scillitani, quando non riuscì a proseguire la conferenza e uscì nella sera, da solo, sull’orlo di un abisso.
    grazie
    fabrizio

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  10. vbinaghi

    Marino, di palo in frasca: cosa pensi della “Notte della cometa” di Vassalli? Intendo il suo modo di leggere la vicenda di Campana.

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  11. marino

    Cara Antonella, ho letto le lettere a Milena, c’é dentro il testamento di K. forse anche più che nei diari. Milena é una figura meravigliosa, modernissima, inquieta, sposata male, traduttrice di cose alte, lei sicuramente aveva intuito di aver tradotto e amato uno dei più grandi in assoluto.
    In Lettere a M. Franz si spoglia, accantona un attimo le catene della letteratura e si fa uomo con lei ma scappa impaurito dopo le notti di Merano.
    L’amore di Boine per la Aleramo é quello di uomo sodo, pieno di muscoli, ancora per poco, e lo sa, é un colpo di coda per provare ancora a se stesso, un amore finito male, dopo pochissimo, una sete di corpi. Boine amava cosí ( e qui rispondo a Fabrizio, sullo spessore umano di Rebora siamo molto d’accordo, anche su Campana, su quello di Boine non so, la malattia lo aveva reso troppo in astio col mondo, la sete di corpi, di nuovo, la maniera con cui rubó, tentó di farlo, Eva Khun a Giovanni Amendola, fu di bassissima soglia.
    Valter, non ho letto quasi nulla di Vassalli.
    Un caro saluto a tutti quanti.

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  12. marino

    Cara Carla, lettere a Milena l’ho in italia, ho qui, invece, di
    Boine, le poche a Eva Khun e a Sibilla Aleramo, e te ne regaleró
    col tempo certamente qualche brano. Buon fine settimana.

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  13. marino

    Cara Antonella, qualsiasi sia la maniera con cui uno porta via la donna a un amico é una maniera indegna, ma converrai di certo, del resto la colpa é mia che non ho specificato che Boine ed Amendola erano molto amici e che Boine doveva molto ad Amendola. A questo punto devo anche a te le lettere di Boine a Eva a Khun, carte che poi dovette andare a recuperare Emilio Cecchi.
    marino

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  14. lucaariano

    Marino non ho capito se queste lettere tu le hai autografe o copie di un libro? Scusa la mia curiosità bibliofila..Anche io le leggerei molto volentieri!
    Un caro saluto

    Rispondi
  15. marino

    secondo leggenda, il bibliotecario imperiese Lagorio, un mattino
    degli anni 50, andando in sella al suo cavallo di ferro – una Parilla credo – per l’entroterra di Porto Maurizio, si fermó in
    un convento di suore di Cantalupo e notó che le sorelle accendevano la stufa prendendo carta da un grosso sacco. Erano
    le carte di Boine, mise il sacco sul serbatoio del suo cavallo
    di ferro e salvó il salvabile, frammenti, scarti, lettere, cose che Boine stesso riteneva non valessero l’acqua vite per essere conservate.
    Nel 79, queste lettere sono uscite nei quattro volumi di cui parlavo.
    Ciao Luca, à la prochaine e buon fine settimana.

    Rispondi
  16. marino

    Cara Antonella, l’ignorante sono io, si scrive Kuhn, scusami, si vede che sono più avvezzo alla Eva Kant di Diabolik.
    In quanto alla carognata, rischieró un paludoso proclamo, ma per come la intendo io, e per come un giorno mi insegnó un amico, la
    riconoscenza é il più piacevole dei doveri. Tanto più se la persona alla quale si deve riconoscenza é un amico. In termini di soldoni, e per quanto la Eva Kuhn ( usi un termine che mi riporta con imbarazzo alla mia preistoria machista sob!) ci stesse, Boine ha sbagliato. Non si discuteva del resto dello sbaglio di Eva, la quale poteva avere mille motivi per concedersi, ma dell’ingratitudine di Boine. Buona giornata,
    Antonella.

    Rispondi
  17. stefano

    Ho apprezzato e molto gli stralci del carteggio Campana/Boine, meno i giudizi espressi sull’opportunità o meno della relazione con Eva.
    Il piacere di leggere cose alte non deve secondo me essere seguito da una postuma ‘moviola’ ,tesa a capire se fosse o meno rigore.
    Grazie per avere dato la possibilità ad un ignoto passante di sbirciare la corrispondenza di due talenti del novecento italiano.
    stefano

    Rispondi
  18. marino

    Rileggendomi, Stefano, non posso che essere d’accordo con lei, ci sono varie cadute in quei giudizi. Grazie della
    lettura.

    Rispondi

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