nostre pazienze

tiro a caso uno dei tanti indovinelli
conditi nella mescola
di carte scrostate
rivolte in barba a Lune e Soli

(ci sei in quel letto
rettangolo o ring
degli accadimenti distratti
infilati per ricomporre nostre pazienze
la notte sogna con i saiwa del mattino)

e soli come pale di quel mulino
un po’ d’acqua solleviamo fradici
faticati delle domande
curvi come il punto
coloriamo pagine isole
sole tra bianchi disciolti
invadendo terre promesse

(ci sei in un posto vale l’altro
seguendo lo sciame di trame
all’unisono cadiamo su quelle bucce
bastava guardare dall’altra parte
dove la neve alta disegna come
spezzate sinusoidi)

lente corrosioni di contorni
visi in rifacimento del mai stato
perché guardare è non guardarsi
logorroiche prestazioni saltuarie
pur tuttavia random il contatore
lancia il game over prima di
svuotare la clessidra sfinita
da breve brezza come arcobaleno
arcuata.

(ci sei nel compendio del magma
compagno di un tempo ascritto
dal malvagio verbo tra palazzi
di vetri vitree riflessioni come
carie incise)

nell’incontinenza delle parti
residuati bellici frammisti
a petali di rosa devolvono
scorie di mal incerto storie
sciroppate tra quattro olive nere
con calici levati nell’angusto luogo
stie di incuranti umanità
un sorso qua e là
prima del rientro nella favola
fredda luce a perpendicolo
sul modello Gidea Ikea

(ci sei quando non ci sei
percezione dell’assenza
chè giocare a nascondino
conta sino al numero non scelto
e le pause disperdono l’amore
sino a esaurimento della pila)

15 pensieri su “nostre pazienze

  1. paola castagna

    (ci sei quando non ci sei
    percezione dell’assenza
    chè giocare a nascondino
    conta sino al numero non scelto
    e le pause disperdono l’amore
    sino a esaurimento della pila)
    Ti leggo in un fiato.
    Cerco, annaspo, tra le righe, le parole.
    Ecco la poetica primordiale che emerge.
    ESAURIMENTO DELLA PILA
    percezione di un assenza.
    Un poeta dell’attesa.
    Un cantico nero, unico per le origini nelle radici ben radicate e aggrovigliate fra di loro.
    Una recensione da addetta ai lavori nello stile letterario e funzionale, no non posso.
    Vi è solo quel rivolo di sangue che vedo scendere.
    Mentre decido di rileggerti.
    Con l’attenzione di una voce che viene portata a cantarti più che leggerti.
    Musicalità essenziale, dal Poeta le ultime sei righe …
    Dell’insieme parola, musica, poesia, sussurro,risultato che ti fai ascoltare, SENTIRE, e non è capacità comune.
    In ultimo vorrei poter leggere ancora.
    Per quel “caso” mai tale.

    Rispondi
  2. Chiara Daino

    Il letto-ring in cui “ci sei” diventa “ci siamo” e dunque “sì:amo!” è sintesi dell’incontro/scontro di due.

    E il ring (di “get in the ring”) si fa anello (il “diamond ring”) di congiunzione e condivisione.
    Di saiwa per mano di Saya.

    Chiara

    Rispondi
  3. Reno Bromuro

    LA NOTTE TI CERCO

    La notte ti cerco disperatamente
    correndo da una Costellazione all’altra
    neanche Perseo, che fu innamorato
    come me oggi di te, lui di Andromeda
    ha saputo dirmi dove ti trovassi.

    Sono sceso sulla terra e t’ho cercato
    in quella casa dove conservi i tuoi versi
    ho trovato solo geroglifici che non dicono
    non parlano di noi, del nostro amore.

    La notte ti cerco e il sole avanza
    nasconde la Luna e come la Luna tu
    sparisci alla mia sete e ramingo
    corro da un Oasi all’altro,
    da una panetteria all’altra
    neanche il pane trovo e
    l’acqua per dissetarmi non c’è più
    i pozzi sono aridi come arido
    è il mio cuore che, solo, disperatamente
    ti cercherà correndo da una Costellazione
    all’altra, da un Oasi all’altro,
    da un panettiere all’altro, ma di te
    non appare neppure l’ombra.

    Al risveglio, amore mio, sei accanto al Sole
    e mi riscaldi l’anima proprio come desidero

    Rispondi
  4. Marco Saya

    @Paola

    Il sentire, l’ascolto, “orecchiare” tutte le voci, prendere coscienza, il rivolo di sangue appartiene alle ferite sempre aperte, non possiamo cicatrizzarle ma , forse, curarle con il “buon senso”, un senso che non riesco ancora a cogliere, semplicemente perchè non c’è.

    @Antonella

    Il “ci sei…”, sì, un refrain, una ripresa del tema, guardalo come un’ossessione che trasuda dalle nostre irrisolte contraddizioni.

    @Chiara

    lo scontro aiuta la nostra “autodeterminazione”, ci guida in quella direzione scelta e di cui siamo convinti, costi quel che costi!

    @Enrico

    Il tempo non ci concede proroghe anche se allunghiamo la vita a quella pila.

    @Reno

    Grazie Reno per la bella poesia che hai postato.

    @Franz

    saiwa, saila, anche un semplice biscotto inizia l’atto di una giornata come le altre.

    @Gian Ruggero e Luca

    Grazie per l’attenzione.

    @Mauro

    le sconfitte di tutti, direi, ma anche le “carie incise” si possono curare.

    Grazie a tutti
    Marco

    Rispondi
  5. paola castagna

    Quel buon senso che non c’è.
    per fortuna
    o furtuita

    cura
    una cura continua nelle tue parole
    i mali del mondo
    che non conosco
    mi concedo di vivere le inclinazioni
    lasciando ferite
    che non sempre vedo come tali.
    si ascoltare
    prestar orecchio
    a quel silenzio che da sempre
    abita le mie pantofole
    in un giorno sempre e comunque nuovo.

    Rispondi
  6. gladys sica

    Un’architettura poetica sempre più complessa e matura, la tua Marco, incompletezza e discontinuità nell’incontro con l’altro: “le pause disperdono l’amore” “logorroiche prestazioni saltuarie” e altri versi già citati in altri commenti centrano lo stato delle cose…
    Un abbraccio.
    gladys.

    Rispondi
  7. Marco Saya

    @Gladys

    Carissima Gladys, innanzitutto i miei complimenti per il tuo primo premio a un concorso di poesia.

    Come ben sai, poi, vivere, sentire, essere nell'”arte” richiede una totale dedizione che necessariamente si scontra nel “compendio del magma…seguendo lo sciame di trame”

    Un abbraccio
    Marco

    @Alberto

    Grazie. Suggestiva l’immagine del caleidoscopio. I diversi cromatismi che ritornano ci danno quell’illusione temporanea ma tutto torna e “ritorna” come prima!

    Marco

    Rispondi

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