tiro a caso uno dei tanti indovinelli
conditi nella mescola
di carte scrostate
rivolte in barba a Lune e Soli
(ci sei in quel letto
rettangolo o ring
degli accadimenti distratti
infilati per ricomporre nostre pazienze
la notte sogna con i saiwa del mattino)
e soli come pale di quel mulino
un po’ d’acqua solleviamo fradici
faticati delle domande
curvi come il punto
coloriamo pagine isole
sole tra bianchi disciolti
invadendo terre promesse
(ci sei in un posto vale l’altro
seguendo lo sciame di trame
all’unisono cadiamo su quelle bucce
bastava guardare dall’altra parte
dove la neve alta disegna come
spezzate sinusoidi)
lente corrosioni di contorni
visi in rifacimento del mai stato
perché guardare è non guardarsi
logorroiche prestazioni saltuarie
pur tuttavia random il contatore
lancia il game over prima di
svuotare la clessidra sfinita
da breve brezza come arcobaleno
arcuata.
(ci sei nel compendio del magma
compagno di un tempo ascritto
dal malvagio verbo tra palazzi
di vetri vitree riflessioni come
carie incise)
nell’incontinenza delle parti
residuati bellici frammisti
a petali di rosa devolvono
scorie di mal incerto storie
sciroppate tra quattro olive nere
con calici levati nell’angusto luogo
stie di incuranti umanità
un sorso qua e là
prima del rientro nella favola
fredda luce a perpendicolo
sul modello Gidea Ikea
(ci sei quando non ci sei
percezione dell’assenza
chè giocare a nascondino
conta sino al numero non scelto
e le pause disperdono l’amore
sino a esaurimento della pila)

(ci sei quando non ci sei
percezione dell’assenza
chè giocare a nascondino
conta sino al numero non scelto
e le pause disperdono l’amore
sino a esaurimento della pila)
Ti leggo in un fiato.
Cerco, annaspo, tra le righe, le parole.
Ecco la poetica primordiale che emerge.
ESAURIMENTO DELLA PILA
percezione di un assenza.
Un poeta dell’attesa.
Un cantico nero, unico per le origini nelle radici ben radicate e aggrovigliate fra di loro.
Una recensione da addetta ai lavori nello stile letterario e funzionale, no non posso.
Vi è solo quel rivolo di sangue che vedo scendere.
Mentre decido di rileggerti.
Con l’attenzione di una voce che viene portata a cantarti più che leggerti.
Musicalità essenziale, dal Poeta le ultime sei righe …
Dell’insieme parola, musica, poesia, sussurro,risultato che ti fai ascoltare, SENTIRE, e non è capacità comune.
In ultimo vorrei poter leggere ancora.
Per quel “caso” mai tale.
Non male.
Funziona!
Un caro saluto
Il letto-ring in cui “ci sei” diventa “ci siamo” e dunque “sì:amo!” è sintesi dell’incontro/scontro di due.
E il ring (di “get in the ring”) si fa anello (il “diamond ring”) di congiunzione e condivisione.
Di saiwa per mano di Saya.
Chiara
…O Saila. Menta. Piperita. In Costarica. De Rica. Ricchi. Chicchi.
LA NOTTE TI CERCO
La notte ti cerco disperatamente
correndo da una Costellazione all’altra
neanche Perseo, che fu innamorato
come me oggi di te, lui di Andromeda
ha saputo dirmi dove ti trovassi.
Sono sceso sulla terra e t’ho cercato
in quella casa dove conservi i tuoi versi
ho trovato solo geroglifici che non dicono
non parlano di noi, del nostro amore.
La notte ti cerco e il sole avanza
nasconde la Luna e come la Luna tu
sparisci alla mia sete e ramingo
corro da un Oasi all’altro,
da una panetteria all’altra
neanche il pane trovo e
l’acqua per dissetarmi non c’è più
i pozzi sono aridi come arido
è il mio cuore che, solo, disperatamente
ti cercherà correndo da una Costellazione
all’altra, da un Oasi all’altro,
da un panettiere all’altro, ma di te
non appare neppure l’ombra.
Al risveglio, amore mio, sei accanto al Sole
e mi riscaldi l’anima proprio come desidero
già, l’esaurimento della pila.
Bel testo
enrico
Metafore delle nostre sconfitte quotidiane,Marco, gran bella poesia.
Complimenti Mauro.
@Paola
Il sentire, l’ascolto, “orecchiare” tutte le voci, prendere coscienza, il rivolo di sangue appartiene alle ferite sempre aperte, non possiamo cicatrizzarle ma , forse, curarle con il “buon senso”, un senso che non riesco ancora a cogliere, semplicemente perchè non c’è.
@Antonella
Il “ci sei…”, sì, un refrain, una ripresa del tema, guardalo come un’ossessione che trasuda dalle nostre irrisolte contraddizioni.
@Chiara
lo scontro aiuta la nostra “autodeterminazione”, ci guida in quella direzione scelta e di cui siamo convinti, costi quel che costi!
@Enrico
Il tempo non ci concede proroghe anche se allunghiamo la vita a quella pila.
@Reno
Grazie Reno per la bella poesia che hai postato.
@Franz
saiwa, saila, anche un semplice biscotto inizia l’atto di una giornata come le altre.
@Gian Ruggero e Luca
Grazie per l’attenzione.
@Mauro
le sconfitte di tutti, direi, ma anche le “carie incise” si possono curare.
Grazie a tutti
Marco
Quel buon senso che non c’è.
per fortuna
o furtuita
cura
una cura continua nelle tue parole
i mali del mondo
che non conosco
mi concedo di vivere le inclinazioni
lasciando ferite
che non sempre vedo come tali.
si ascoltare
prestar orecchio
a quel silenzio che da sempre
abita le mie pantofole
in un giorno sempre e comunque nuovo.
Carissimo Marco, una poesia ,la tua, che cresce giorno dopo giorno.
A presto
Nicoletta
@Paola
Grazie per queste tue belle considerazioni.
@Nicoletta
Grazie.
Un’architettura poetica sempre più complessa e matura, la tua Marco, incompletezza e discontinuità nell’incontro con l’altro: “le pause disperdono l’amore” “logorroiche prestazioni saltuarie” e altri versi già citati in altri commenti centrano lo stato delle cose…
Un abbraccio.
gladys.
Splendida! Letta e riletta. Un caleidoscopio di contrasti visivi.
Un saluto
Alberto
@Gladys
Carissima Gladys, innanzitutto i miei complimenti per il tuo primo premio a un concorso di poesia.
Come ben sai, poi, vivere, sentire, essere nell'”arte” richiede una totale dedizione che necessariamente si scontra nel “compendio del magma…seguendo lo sciame di trame”
Un abbraccio
Marco
@Alberto
Grazie. Suggestiva l’immagine del caleidoscopio. I diversi cromatismi che ritornano ci danno quell’illusione temporanea ma tutto torna e “ritorna” come prima!
Marco