Serve una continua manutenzione a questa piccola scialuppa che ci ospita…

Claude Monet – Madame Monet e suo figlio – olio su tela – 1875

Viviamo in un’epoca allo stesso tempo affascinante e terribile. Affascinante perché mai come adesso il futuro della Terra è nelle nostre mani, infatti quello che avrà luogo domani dipenderà in buona parte da ciò che la comunità umana farà o non farà oggi; terribile perché la nostra generazione è la prima, da quando la specie umana è comparsa su questo pianeta, ad avere il potere di distruggere, in poco tempo, tutto quello che ci proviene dal passato, compromettendo irrimediabilmente quello che potrebbe esistere nel futuro. Del resto l’Homo Sapiens (Sapiens) ha interagito con il mondo naturale sin da quando si è formato (o, meglio, fin da quando si è venuto a definire), originariamente ‘modellandosi’ ad esso poi, con il passare del tempo, e con l’evolversi delle proprie risorse culturali, ha incredibilmente ampliato (ahinoi) le capacità di modificazione dell’ambiente.

Comunque, è soltanto da 120 anni (cioè con l’uso incontrollato delle fonti di energia fossile e minerale) che la specie umana sta intervenendo rapidamente e profondamente sui cicli dell’intera biosfera, quella fascia costituita da acqua, aria e suolo ove è possibile l’esistenza ed il mantenimento del fenomeno vita, ma si sono rivelati 120 anni tremendi. I tempi in cui ciò ha avuto luogo sono stati veramente brevi rispetto a quelli dell’evoluzione geologica e biologica naturale, e gli effetti a medio e lungo termine, di questo continuo e crescente intervento, sono ben lungi dall’essere conosciuti. L’osservazione di quanto avviene in natura ci indica che ogni essere vivente sopravvive finché risulta in grado di interagire adeguatamente con il proprio ambiente. La nostra specie non solo ha perfezionato le sue capacità di adattamento ai diversi ambienti naturali presenti sulla Terra, ma ha modificato gli ambienti stessi in proporzioni superiori a quelle dovute all’intervento di qualsiasi altra specie vivente ed in tempi, come ho detto, brevissimi. Oggi non esiste alcun luogo della biosfera dove l’intervento umano (e continuo a definirlo così… ma qui smetto, per passare ad altri termini) non sia giunto in qualche modo, direttamente o indirettamente, ad incidere. Gli autentici sconvolgimenti che abbiamo prodotto e produciamo continuamente non possono che ritorcersi sulle nostre stesse capacità di sopravvivenza in quanto conducono ad una complessiva diminuzione della possibilità del pianeta di far fronte ai nostri bisogni. La reciproca interazione uomo-ambiente sta andando, con ogni probabilità, oltre le capacità di risposta della biosfera. Gli stessi processi ecologici fondamentali che consentono la vita sulla Terra potrebbero essere intaccati irreversibilmente (proiettandoci verso il cosiddetto Punto Limite di non ritorno – il famoso Punto di Collasso). Con le nostre attività distruggiamo ambienti naturali fondamentali per gli equilibri del nostro pianeta, consolidatisi in milioni di anni di evoluzione: interveniamo con azioni di ogni tipo nei delicati cicli della natura, incrementiamo continuamente le strutture insediative (case, strade, industrie … ) coprendo porzioni crescenti di prezioso suolo produttivo, facciamo scomparire per sempre specie viventi che con noi dividono il pianeta. Agendo in questo modo provochiamo una costante diminuzione della capacità naturale del globo terrestre di sopportare l’impatto quantitativo e qualitativo della specie umana (e, soprattutto, stiamo inesorabilmente uccidendo la Poesia delle Natura). I problemi della sovrappopolazione, il ‘progetto’ tecnologico, l’accumulo dei rifiuti, l’impoverimento delle materie prime e la ricerca di fonti alternative di energia hanno modificato profondamente l’ambiente naturale, tanto da renderlo, per caratteristiche ecologiche, assai diverso da quello primitivo e, cosa più grave, lo hanno trasformato in modo da renderlo sempre meno adatto all’instaurarsi di condizioni di vita ottimali per gli organismi viventi. Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad episodi drammatici quali la catastrofe della centrale nucleare di Chernobyl, alla messa a fuoco dei pozzi petroliferi in Kuwait ed Iraq, ci siamo imbattutti negli acquedotti inquinati dall’uso massiccio di diserbanti penetrati nelle falde freatiche, nell’avvelenamento progressivo dei fiumi a causa del riversare nelle acque sostanze tossiche prodotte dalle industrie, nelle pessime condizioni di vita createsi nei centri urbani delle grandi città etc. Tutti questi, ed altri episodi, di inconfutabile pericolosità, fanno capo ad un’unica responsabilità: la follia umana, quindi al dissennato uso del territorio e di quelle risorse, incuranti delle chiare avvisaglie di forte pericolo che lo stesso pianeta ci sta inviando. Soprattutto negli ultimi decenni, grazie a nuove e potenti tecnologie, alla sempre crescente richiesta di beni e all’enorme aumento della popolazione mondiale, l’uomo si è comportato come un vero saccheggiatore/distruttore della propria ‘casa’. Immensi giacimenti di materie prime, la cui costituzione ha richiesto tempi geologici millenari, sono stati esauriti, per misero profitto, nel volgere di pochi anni. E’ anche in questo la responsabilità del dissesto idrogeologico in atto da decenni, poi nel dissennato disboscamento, con la conseguente desertificazione e la progressiva riduzione delle aree verdi mondiali, nella diminuzione delle campagne e dei luoghi selvaggi, nell’insensata abitudine di tracciare strade di dubbia utilità in zone di grande valore storico-naturalistico, nella sconsiderata emissione di sostanze inquinanti nell’ambito dell’atmosfera, del suolo e delle acque. Per anni chi si è battuto in difesa dell’ambiente è stato visto come un utopista, un visionario, un sognatore o, peggio, come un oppositore del progresso umano. Oggi è sempre più evidente a tutti che non può esistere nessun tipo di sviluppo umano, sociale ed economico, ove la base stessa dello sviluppo … quel Patrimonio (comune), cioè la Natura, venga irrazionalmente dilapidato. Questo non significa che il rapporto dell’uomo nei confronti della natura debba essere di semplice contemplazione o di statica conservazione; la conservazione di un bene naturale (come culturale), infatti, è tanto più corretta quanto più questo bene è usato e vissuto come proprio … oppure, secondo la giusta visione, come parte di noi e noi parte di esso; quindi, la questione, sta nella correttezza di utilizzazione e gestione delle risorse, così da perseguire uno sviluppo sostenibile. Anche se non si può negare di assistere ad un incremento della consapevolezza, nell’opinione pubblica, circa questi problemi, non si può purtroppo segnalare una parallela e decisa azione concreta da parte di governanti, politici, amministratori, pianificatori e comuni cittadini. Consideriamo quale ruolo potremmo assumere: non quello di distruttori, ma di apportatori di vita … di custodi del mondo. Siamo in grado di trovare soluzioni ed interventi, le nostre capacità in campo genetico, ingegneristico ed ecologico oggi ci permettono di lavorare con sistemi naturali e di trarre beneficio da essi, senza distruggerne l’integrità e le capacità di rinnovamento. Possiamo, insomma, attingere al reddito della biosfera senza intaccarne il capitale: salvaguardare le specie dall’estinzione, ripristinare la varietà dei paesaggi, rifertilizzare i suoli, riattivare il ciclo verde nelle terre aride, invertire la tendenza del processo d’inquinamento negli oceani e nell’atmosfera, riciclare le scorie in modo utile, imbrigliare l’energia del sole, del vento e dell’acqua e sfruttare la ricchezza genetica dell’evoluzione in modo da formare organismi che lavorino in società con noi, per ottenere nuovi raccolti, piante, batteri benefici, medicinali e materiali ( … e non è mai male ripeterlo e ripertelo e ripeterlo). L’educazione ai consumi, il controllo dei bisogni, la messa a punto dei comportamenti, che permettono la convivenza tra utilizzazione e conservazione delle risorse, costituiscono l’unica via da percorrere nella logica della sopravvivenza. Per attuare ciò è indispensabile un profondo cambiamento della nostra mentalità di uomini (superbi e distruttori). Conservare la natura vuol dire anche e soprattutto prevedere il futuro, agendo sul presente, e per fare ciò è indispensabile utilizzare al meglio la risorsa più promettente: il cervello, altrimenti il progressivo e inarrestabile snaturamento che non potrà che concludersi con una lenta, marciscente, macerante, tumorale, pestilenziale agonia, e, quindi, con un’inevitabile conseguente e dolorosissima fine … perciò con la colata a picco di quest’esile scialuppa che ci sta trasportando, a velocità folle, nel cosmo e di cui siamo fasciame, chiodi, vernice, vela e, ora, anche timone …

10 pensieri su “Serve una continua manutenzione a questa piccola scialuppa che ci ospita…

  1. Luca Ariano

    Complimenti per il solito post ricco di spunti e riflessioni. Sempre con un occhio atteno alle vicende della contemporaneità. Le soluzioni che poni tu ai problemi che sono sotto l’occhio di tutti ho paura siano inattuabili, cioè non c’è una forte volontà da parte dei governi di agire, subito!Il consumismo esasperato e un capitalimsmo malato dove il profitto a qualsiasi costo con qualsiasi mezzo sono talmente radicati in noi. Quanti anche nel proprio piccolo fanno qualcosa? Quanti risparmiano energia? Quanti fanno la raccolta differenziata? Del resto se non arrivano dictat forti dall’alto. Siamo l’unico animale che sta andando verso la consapevole autodistruzione della propria specie e del pianeta. Anche con una correzione immediata delle emissioni (ahimè dubito!) ci vorrà più di un secolo per ristabilire un certo equilibrio. Spero di sbagliarmi e che l’uomo metta giudizio!
    Un caro saluto

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  2. Giorgio

    E’ una storia lunga:

    … Oh contra il nostro
    scellerato ardimento inermi regni
    della saggia natura! I lidi e gli antri
    e le quiete selve apre l’invitto
    nostro furor…
    (G. Leopardi, Inno ai Patriarchi)

    E ancora prima:

    “Non c’è ragione che l’arte guadagni il punto d’onore sulla nostra grande e potente madre natura. Abbiamo tanto sovraccaricato la bellezza e la ricchezza delle sue opere con le nostre invenzioni, che l’abbiamo soffocata del tutto”.
    (Montaigne, Dei cannibali)

    Comunque, Gian Ruggero, è bene parlarne, nella speranza che non si tocchi il punto di non ritorno – che si svegli, prima, lo spirito di sopravvivenza.

    Forse bisognerebbe che diventasse vissuto di tutti questa grande espropriazione che viviamo, per cui, oggi, il mondo non è più la casa dell’umanità – è proprietà di pochi che decidono per tutti: che suolo possiamo calpestare, che acqua bere, che cibi mangiare, che aria respirare…

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  3. Francesca M.

    Questo post mi fa pensare ad una cosa che vedo a Londra ormai da mesi.

    In metropolitana ci sono dei mega-manifesti a caratteri infantili sugli albatross.

    L’albatross rischia l’estinzione, tra gli altri motivi, per via delle reti delle grandi navi e per l’inquinamento marino.

    Nei manifesti è chiesto ad un ipotetico bambino del futuro di disegnare quello che lui pensa fosse un albatross (che ai poeti da Coleridge a Baudelaire è caro…).

    Il soggetto rappresentato varia da un albero con gli occhi, a mostri robotici, alle più svariate invenzioni.

    Il messaggio mi pare chiaro.

    La fantasia dei bambini in questo caso mette addosso una enorme tristezza.

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  4. Carla

    mi permetto di ripetere:

    ….e non è mai male ripeterlo e ripeterlo e ripeterlo. – senza parentesi, e con tanta pazienza –

    sei grande Gian,
    e che il cervello ci guidi sempre!

    un caldo abbraccio
    carla

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  5. elena f.

    nel mio piccolissimo provo tutti i modi possibili per rispettare una terra che amo,eppure mi sento come schiacciata tutte le volte che considero i motivi del disastro ecologico di cui siamo vittime e carnefici. potrà sembrare banale, ma non credo che di fronte al guadagno immediato che produce questo sistema mondiale si possa fare nulla. basta guardare ai nuovi ricchi, india cina russia, al loro aver abbandonato una cultura di millenaria rispettosa della terra dei suoi ritmi delle sue necessità per assumere il nostro modello occidentale, che di certo non offre il fascino di una spiritualità ossequiosa della natura, ma in cambio dà potere denaro prestigio e benessere, per renderci conto che tutta la zattera omai sta affondando. l’oro nero detta la legge del più forte, è in suo nome che si fanno guerre oscene, è in nome del denaro che la terra sta morendo. chi vorrà cedere un po’ del suo benessere immediato in nome dei figli dei nostri figli che forse,non solo non sapranno cos’è un albatros, ma non avranno neppure acqua da bere, e si scanneranno per una goccia di quel miracolo che ha reso possibile la nascita della vita sulla terra?
    si cerca l’acqua su marte spendendo miliardi in spedizioni assurde, quando quegli stessi soldi potrebbero essere utilizzati per la riconversione delle fonti di energia, per la depurazione delle falde acquifere, e per tutte quelle necessità che la terra esausta continua a mostrare.
    è la nostra stessa follia di potere e prestigio che ci uccide.
    è vero che non bisogna mai disperare ma di fronte ai no dei grandi paesi industrializzati ai vari “protocolli” per la salvaguardia del pianeta, è ben poca cosa il mio chiudere il rubinetto qundo mi lavo le mani e il mio usare lampadine a basso dispendio energetico.

    saluto tutti
    elena f.

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  6. Giovanni Nuscis

    “…L’educazione ai consumi, il controllo dei bisogni, la messa a punto dei comportamenti, che permettono la convivenza tra utilizzazione e conservazione delle risorse, costituiscono l’unica via da percorrere nella logica della sopravvivenza…”

    Condivido appieno diagnosi e terapia, con la disillusione di cui fa cenno Elena:

    “…basta guardare ai nuovi ricchi, india cina russia, al loro aver abbandonato una cultura di millenaria rispettosa della terra dei suoi ritmi delle sue necessità per assumere il nostro modello occidentale…”

    E’ una guerra per la vita che va combattuta come tale, senza pietà e senza dimenticare che il nemico si annida anche dentro ognuno di noi.

    Grazie

    Giovanni

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  7. Chiara Daino

    In una parola: RISPETTO.
    Insegnare il rispetto e praticarlo. Verso tutti gli Esseri: animali, naturali, umani.
    Basta poco per cambiare tutto – e si ritorna al metro quadro spazio/temporale da cui non si vuole uscire.

    «A little respect (just a little bit)»

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