Tutte le suore guidano macchine bianche

di Emanuele Kraushaar

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Era un novembre freddo da staccare le mani. Suor Maddalena aveva chiuso la porta della mensa, era uscita fuori, aveva visto il cielo pieno di nuvole ed era salita sulla sua macchina bianca. Poi per la pioggia e per una distrazione è andata fuori strada e per poco non ci ha lasciato la pelle.
E’ stato proprio quel giorno che un giovane e sconosciuto scrittore ha appuntato su un foglio la frase tutte le suore guidano macchine bianche.
Era pur sempre un giorno dopo l’undicisettembre e ogni cosa, ogni piccola e anche fragile certezza, doveva in qualche modo essere segnata, pensava il giovane e sconosciuto scrittore.

(Emanuele Kraushaar, Tic, Atì Editore, Milano 2005)

11 pensieri su “Tutte le suore guidano macchine bianche

  1. carla

    il bianco è un colore sacro, nel bianco c’è tutto, morte, speranza, purezza…ogni colore, ogni sensazione.
    e come al solito, la foto arde di vita propria, come la curiosità!
    Bravo Emanuele.
    ciao

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  2. lucaariano

    Sì, “passo” interessante. Sul bianco si potrebbe scrivere un saggio sotto tutti i punti di vista: psicologico, religioso, linguistico, antropologico, ecc….E’ un colore, secondo me, solo apparentemente neutro. Lo trovo molto positivo. Luminoso!
    Un caro saluto

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  3. elena f.

    ogni piccola fragile certezza, doveva in qualche modo essere segnata.

    come funamboli su fili invisibili camminiamo sperando che la fragile certezza non si spezzi

    saluto tutti

    elena f.

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  4. Francesca Matteoni

    Segnare ogni cosa perchè la scrittura renda il mondo reale? il foglio uno scampolo di concretezza? Esisto ci sono ancora – scrivo quindi tocco, ascolto, vedo, vivo.

    Fuori dal foglio le cose non le sai guardare, ci stai dentro.

    E’ così abbastanza spesso, non è vero?

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  5. emanuelekraushaar

    @ Carla e Luca: grazie; oltre alla sacralità (o meglio dinnanzi) c’è una notazione del reale dato che molte suore (“tutte” nella certezza del protagonista) guidano macchine bianche.

    @ Elena: l’idea di fragilità (anche dei propri “assiomi” ) è proprio adombrata dall’incidente di Suor Maddalena, che comunque non toglie il respiro di una speranza.

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  6. elena f.

    @emanuele

    -io l’osai, liberai i mortali
    dall’essere dispersi nella morte.
    mi piegano per questo tali pene
    dolenti a me,pietose a chi mi vede.
    era pietà per chi moriva, e io
    non la trovai , non la meritai.

    – forse, non sei andato troppo oltre?

    -seminai la speranza che non vede…

    da giorni ho in cuore queste parole di eschilo:
    struggente il seme di speranza che non vede e che libera i mortali dalla morte.

    saluto tutti
    elena f

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  7. emanuelekraushaar

    Grazie Elena di averci portato Eschilo “palombaro di se stesso” e il mito di Prometeo…

    Anche io a questo punto porto un pezzo di Eschilo (“Coefore”):

    “La terra nutre molti
    spaventosi orrori di belve,
    e le braccia del mare
    sono piene di mostri nemici dell’uomo;
    germogliano nell’aria
    sospesi splendori (…)

    Ma per l’arroganza sfrontata dell’uomo
    chi potrebbe trovare parole,
    e per le passioni sfrenate di donne
    dall’animo audace,
    passioni compagne alla rovina dei mortali (…)?”.

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  8. elena f.

    concludo con eschilo:

    -Tocca a me ora di dare per ultima il mio giudizio
    Io voto in favoro di Oreste.
    Madre che mi abbia generato io non l’ho. Il mio cuore, esclusi legami di nozze, è tutto per l’uomo. io sono solamente del padre. E così il destino di una donna omicida del suo sposo a me non importa: lo sposo m’importa custode del focolare domestico.
    la vittoria sarà di Oreste anche se uguale il numero dei voti.

    (eumenidi)
    c’è sempre un dio che corre in soccorso…
    così è… se vi pare

    saluto tutti
    elena f.

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  9. elena f.

    @carla

    mi sento più un bicchiere a metà… sempre pronto a riempirsi e a traboccare

    saluto tutti
    elena f

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