Né braccia né gambe
e una testa acquatica.
Da valve vuote, persino
la memoria della perla;
salendo come bolla
in superficie:
per moto naturale,
pur tra qualche muso
freddo di pesce -“la pancia,
si sa, con ben altro…” –
o divertito, nel capriolare
già in altra rotta.
(inedito)
Noce che si spacca nel periplo d’una vasca
e trova la luce il gheriglio.
Barche i gusci salpano da pareti immense, bianche
tra colpi secchi che richiamano confini, ore, acqua.
Un gorgoglio precede, ogni tanto, il silenzio:
del livello ormai sceso
dei gusci capovolti che si cercano.
(da: “In terza persona” – Manni, 2006)
*
Conservo un filo d’erba
sulla lingua,
non lo vedrò piegarsi, e marcire.
Un filo che lega e ravviva
una città sbiancatasi alle spalle.
E’ il viatico degli anni
l’architettura che resta,
con la caduta dei mattoni
che il vuoto rende più leggera.
O, se si vuole, una fede banale,
come pantaloni che proteggono
dai graffi d’un sentiero frastagliato,
così fitto da richiudersi alle spalle,
dopo il passaggio, prima
che si crei un varco
davanti.
(da: “In terza persona” – Manni, 2006)


Molto efficace l’inedito e così pure gli altri due editi. Quel genere poetico che piace a me!Mi sa che la tua raccolta è un altro di quei libri che dovrò mettere in cantiere… 🙂
Un caro saluto
Da valve, da gusci capovolti, da un filo d’erba, la salvezza della memoria, d’una fede banale, la speranza di salpare “già in altra rotta”. La vita, a un certo punto, sovrasta la poesia ma la poesia, a volte, è capace di recuperare la memoria e indicare la rotta.
Antonio
Cari Luca, Antonella e Antonio, grazie.
sai quanto apprezzi le tue poesie, Giovanni.
riesci a trarre dalla misura classica del verso e delle immagini un respiro che aiuta a dare un provvidenziale spessore al quotidiano. in questo mi ricordi Angelo Mundula.
fabrizio
Grazie per le tue parole, Fabrizio.
Giovanni
molto belli i versi sulle noci
conflitto mente corpo almeno per me
la mente/gheriglio che fuori dal cranio/guscio – trova la luce.
la luce si fa carico di molte metafore ma io carico di metafore anche troppo forzate quello che leggo)
ps (aggiunta): c’è un’interessante simbologia attorno alle noci e al noce:
ad esempio dai romani erano considerate cibo degli dei;
per la loro forma di cervello si credette che potessero curare le malattie mentali.
le credenze popolari nel corso dei secoli poi attribuirono ai frutti e all’albero generatore svariati poteri (anche) magici:
che potessero fare innamorare
o respingere un pretendente
che il legno dell’albero fosse strumento di magia e sortilegi e non doveva mai essere piantato vicino alle case.
(queste non sono che un brevissimo sunto di un po’ di notizie trovate in rete)
un saluto
paola
O, se si vuole, una fede banale,
come pantaloni che proteggono
dai graffi d’un sentiero frastagliato,
così fitto da richiudersi alle spalle,
dopo il passaggio, prima
che si crei un varco
davanti.
qui ritrovo valve di conchiglia e gusci di noci fatti di foresta a proteggere il filo d’erba (parola?) che non marcisce
grazie
elena f
A un certo punto,Giovanni, si torna a essere nudi, l’essenza dell’architettura, quella che ci riporta all’inizio di ogni discorso. Molto belle!
Ciao
Marco
@ Paola
“conflitto mente corpo…”
“la mente/gheriglio che fuori dal cranio/guscio – trova la luce.”
Nux/Lux, dunque, cara Paola.
Devi sapere che il mio cognome, prima del fascismo, era Nuxis (che significa “noci”). C’è un paesino, in Sardegna, con questo nome. Ma esiste anche il cognome Luxi…
Ti sono davvero grato per le informazioni che mi/ci offri sulla simbologia e i poteri delle noci.
@ Elena
“qui ritrovo valve di conchiglia e gusci di noci fatti di foresta a proteggere il filo d’erba (parola?) che non marcisce”
Certo, Elena. La bocca, pure, come noce e valve, a conservare il filo d’erba/parola, il loro destino nel nostro, e viceversa.
@ Marco
“…si torna a essere nudi, l’essenza dell’architettura, quella che ci riporta all’inizio di ogni discorso…”
Nudità, ritorno all’architettura, certo: con sofferta, autoimposta spoliazione reagendo così alla pinguetudine compiaciuta, al sovraccarico ingeneroso.
Grazie davvero! E un grazie, ancora, ad Antonella, Antonio, Luca, Fabrizio.
Gianni
@Gianni
grazie a te per le informazioni storiche sul tuo cognome che mi hanno davvero colpita soprattutto dopo averle lette sotto i tuoi stessi versi.
credo che approfondirò le noci il noce e le notizie relative ad essi.
un caro saluto
paola
Belle.
Grazie ancora, Paola.
E grazie a Gian Ruggero!
Giovanni
Riesco a leggerle solo ora, e questo blog è talmente ricco di cose belle che a volte sfuggono!
Trovo un grande controllo della parola nelle tue poesie, la necessità di far emergere dalle piccole cose la purezza del senso, una verità incontaminata.
“Conservo un filo d’erba” è molto intensa.
il legame con la natura – origini – è forte.
molto interessante anche il discorso della simbologia del noce.
dalle mia parti c’è un paesello di montagna che si chiama Noceno….è un luogo dove, tra una manciata di case e la chiesetta bianca che si affaccia su una terrazza vista lago e monti incredibile, esiste solo il silenzio e i noci.
Null’altro.
un abbraccio
carla
Grazie, Carla.
Un caro saluto
Giovanni
fa molto riflettere sia la noce che il filo d’erba son pensieri profondi che hanno bisogno di una analisi profonda per essere capiti bravo/A