Anche la notte profonda ha i suoi occhi aperti. Quando quelli degli umani dovrebbero essere chiusi. Non è sano vegliare insieme agli abitatori delle tenebre.
È molto difficile riuscire a distinguere tra l’adorazione di Dio e l’adorazione della propria anima collettiva.
La religione ha anzitutto una funzione sociale: regola i comportamenti degli umani e le loro interazioni. Religione, da re-ligare: costringere, stringere insieme. La religione ha come fine la convivenza pacifica tra gli umani. Ciò che riguarda l’individuo è secondario e derivato.
Il sacrificio in tutte le religioni è il momento fondativo. I rituali di sacrificio hanno come funzione principale quella di stringere la comunità intorno ad una o più vittime, scaricando così la violenza collettiva sempre latente.
Non c’è alcuna società umana senza vittime. Non c’è alcuna società umana senza una sua religione.
Mentre in Libano ci si massacra, gli Italiani, che in genere non sanno riconoscere un cerbiatto da un capriolo, hanno l’anima straziata da una saggia decisione di sfoltimento della eccessiva popolazione di caprioli. Ma hanno mai guardato negli occhi un vitello avviato a diventare vaschetta di fettine al supermercato? Hanno mai visitato uno dei macelli che gli procura lo spezzatino?
Se gli Africani si massacrano tra loro, poco ci importa. Ci interessiamo dei loro conflitti solo se c’è l’America di mezzo. Se si uccidono tra loro, ci sembrano in fondo meno colpevoli dei bianchi, quasi fossero meno umani, e perciò scusabili.
Spesso nel mondo non-occidentale la guerra è invocata pubblicamente, religiosamente, spesso la sua idea può portare all’estasi. Gli umani, tutti, hanno bisogno di nemici.
Chi vuole davvero la pace deve conoscere la via della rinuncia. Anzitutto alle proprie tendenze più profonde.
Personalmente, sono convinto che gran parte dei pacifisti italiani, e occidentali in genere, sia composta da egoisti, legati ai piaceri e al benessere, che da una guerra temono la perdita dei propri privilegi, e della vita fisica, sommo e unico loro bene. Non si oppongono per giustizia a tutte le guerre, ma solo a quelle che in qualche modo li potrebbero coinvolgere. Infatti quelle africane non li interessano affatto. Per questo l’azione europea per la pace ha un volto così gretto e meschino.
Dag Hammarskjöld è stato un grande uomo. Un Segretario dell’ONU di altissimo livello spirituale. Il discorso di inaugurazione della Sala di Meditazione che volle nel Palazzo di vetro per gli uomini di tutte le fedi mi sembra indicare la via per il superamento degli interessi particolari che portano al conflitto. Il “centro interiore di quiete” di cui parla Hammarskjöld è esattamente ciò che da sempre, e nella nostra civiltà con particolare pervicacia, il potere di questo mondo cerca di coprire con i suoi dissonanti rumori.
Acque trasparenti e verdi alberi ed erbe. Uccellini che cinguettano. Vita dovunque. Il locus amoenus dei poeti si fonda sul piacere ancestrale dell’essere umano. La sensazione di essere a casa.
Molti vogliono andare più in là, ma non hanno né barca né remo.
L’età ferrea del mondo, la nostra, il Kali-yuga che prepara l’Apocalisse: quando tutto tende a rovesciarsi, e l’ordine maschile e quello femminile si confondono.
Vagavo nei luoghi di acque correnti, di pozze misteriose, nei regni delle trote e degli elfi silvani. Fantasia e scienza della natura negli anni della mia fanciullezza si fondevano insieme.
Forse prima o poi tutti intravedono, più o meno oscuramente, spesso come in un riflesso confuso e instabile, i contorni della loro vera casa. Quella che li aspetta da sempre, invano.
Carabo dorato. Ero così affascinato dal Mondo Piccolo, in quei lontani anni in cui ero bambino, che i miei genitori giunsero a preoccuparsi di una mia anormalità. Mi vedevano strano, e piuttosto isolato. In realtà io non volevo evitare le persone (anche se gli adulti mi apparivano noiosi e troppo curiosi della mia vita privata), ma entrare sempre più in profondità nella vita della natura animale.
Così, un angolo di giardino poteva rivelare ai miei occhi cacciatori una gemma vivente, piccola fredda e feroce. Una conoscenza che non poteva essere condivisa, un sapere segreto.
Quando dentro uno stato sorge un altro stato, la conseguenza è sempre solo una: guerra.
Non c’è essere umano che non si ritrovi, prima o poi, per una selva. Ma oggi come ieri pochi hanno gli occhi per scorgere Virgilio.
Il richiamo della foresta. Uno dei libri su cui mi sono formato da bambino, uno di quelli che ho letto decine di volte.
Quanto al richiamo, lo sento ancora.
Caccia grossa in Africa. Quanto ho sognato, nel 1960, leggendo e rileggendo le avventure del white hunter Alexander Lake… Ricordo la frase “quaranta miglia al giorno [a piedi] erano uno scherzo per Ubusuku”.
Nei tumulti di piazza servono vittime. Spesso in mancanza di vittime umane la violenza si scarica su oggetti simbolici in cui gli uomini si riflettono. Ed è singolare come le automobili che vengono fatte a pezzi siano di solito quelle della gente comune.
Manifestazioni a Londra, durante la questione delle vignette satiriche. La multietnicità può reggersi solo su valori comuni forti. Se i valori forti non sono comuni, prima o poi sarà guerra.
Ricordo un giorno del 1964, il temporale nel rifugio. Gli oggetti metallici scintillavano. Vicini alle Potenze dell’aria.
Soldati israeliani in questa foto. Facce da bar dell’angolo, o da biblioteca comunale. Si può pensare, e io lo penso, che per alcuni anni almeno non ci sarà più una guerra tradizionale, con scontri in campo aperto tra eserciti, ma solo guerre squilibrate, con forze che si mescolano alla popolazione civile. In un certo senso, ma con mezzi potentissimi, un ritorno all’arcaico e alla sua violenza sacrificale.
Anticipo in me l’autunno che viene. Stagione filosofica. Inadatta a coloro che vogliono apparire sempre giovani. Alle vecchie coi capelli rossi e biondi. Ai sessantenni sempre abbronzati.
Leggo, dunque sono. Sono quello che leggo. Quello che leggo, divento. I libri sono milioni e milioni. Cresce sempre il loro numero. Cosa leggere, ora? “Quanto a ciò che è più di questo, figlio mio, bada bene: i libri si moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo” (Ecclesiaste 12, 12).
Matthias Grünewald, uno dei pittori supremi, ha dipinto in modo inarrivabile la scena del Cristo deriso e umiliato prima della crocifissione. Scena che si ripete infinite volte nella storia del mondo. Scena da contemplare infinitamente.
Questa immagine di una bella fanciulla sciita, raggiante ed esultante mentre innalza al cielo l’immagine del sorridente Nazrallah che agita il mitra, dice tutto. La felicità si lega alle armi, come sempre. Anni difficili per il mondo, come sempre.
Ben comprendo, ora, l’orrore del tamburino. Anche l’icona G. Grass è stato da giovanissimo un fervente nazionalsocialista. Non solo: nelle SS. Scusabile, forse, l’essere stato nazi a 17 anni. Imperdonabile l’averlo taciuto fino a qualche giorno fa.
L’immagine di un persico sole in una vaschetta di vetro mi ha riportato a tempi molto lontani. Credo che un persico sole sia stato uno dei primi pesci da me pescati in un fiume. Per molti mesi, da ragazzo, ne tenni uno nella vasca dei pesci rossi, alimentandolo con larve di mosca. Ma in cattività perse tutti i suoi meravigliosi colori. Finché, un giorno, decisi di liberarlo in un fossato di acque pure. Spero che vi si sia trovato bene. Sono pesci spinosi. Mi dicono che ne sono rimasti pochi, e che in certi luoghi li usino per il risotto.
Melancholia I. Ne ho fatto lo sfondo della mia homepage. La grande opera di Dürer sulla melanconia è di una ricchezza di significati straordinaria. Inesauribile, insondabile, problematica e sconvolgente.
Negli eserciti si è sempre pregato. Il sacro e la violenza sono fratelli.
Il sacro non necessariamente è religioso nel senso tradizionale. Può anche essere un sacro ideologico. Ma la sua funzione di giustificazione della violenza non cambia. Nel sacro l’individualità è annegata nel collettivo. Non a caso la massima sacralità degli stati si celebra sulle tombe dei militi ignoti.
Il mondo occidentale (e in esso soprattutto gli Europei), che si pretende de-ideologizzato, ha dimenticato l’originaria connessione tra religione e sacrificio. Per questo si trova spaesato davanti al religioso forte. Non ha nemmeno più le categorie per pensarlo.
Sembra sacro, ma non lo è. Il Dio cristiano è soltanto e puramente amore. Quindi tutti i cristiani che, nei millenni, hanno coniugato violenza e divino ne hanno ignorato la natura. Il vero cristianesimo è, in realtà, vicino ad una sorta di ateismo. Non è, propriamente, una religione. Cosa che la tradizione cattolica ha sovente obnubilato.
La Madonna non è stata buonista durante tutti i secoli del Cattolicesimo, come l’attuale vulgata vorrebbe far credere. Ha promosso crociate e incitato a combattere contro i musulmani. Questo quadro del 1572 mostra Madonna e Santi che fanno vincere la flotta cristiana a Lepanto. In un sito web dei Domenicani si legge una nota interessante:
L’attuale memoria liturgica della Madonna del Rosario (7 ottobre) prende origine dalla memoria della Beata Vergine Maria della Vittoria, istituita dal Papa domenicano S. Pio V in seguito alla vittoria conseguita dai cristiani nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571).
I mussulmani, che già avevano occupato una parte dell’Europa e che dominavano il Mediterraneo, minacciavano sempre più l’intera Cristianità. Allora il Papa sollecitò una lega tra le nazioni cristiane, alcune si costituirono in una lega e allestirono una flotta, mentre tutti i cristiani di buona volontà rispondevano all’appello del Papa per una mobilitazione spirituale con la recita del Rosario. Il 7 ottobre 1571, domenica, la flotta cristiana e quella turca si scontrarono nel golfo di Lepanto; i cristiani, benché inferiori nelle forze, riportarono una grande e decisiva vittoria. S. Pio V attribuì il successo alla Madonna auxilium christianorum (aiuto dei cristiani) e volle esprimere la sua gratitudine istituendo la festa della “Beata Vergine delle Vittoria” per il giorno 7 ottobre.

Maria (madre di Gesù)
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
I musulmani venerano Maria e credono nella sua eccellenza e verginità, testimoniata nella Sura XIX del Corano, senza però considerarla Madre di Dio perché Gesù è per loro solo un profeta, il maggiore e l’ultimo prima di Maometto. Comunque, nel Corano la figura di Maria (Maryam) è preminente su tutte le altre figure femminili e viene citata molte volte; è anche l’unica donna citata nel Corano con un nome proprio. I musulmani la chiamano anche Sayyida, che vuol dire “Signora, Padrona” e corrisponde pressappoco al termine cristiano “Madonna”.
Lega Santa (Mediterraneo)
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Nota disambigua – Se stai cercando altri usi della locuzione “Lega Santa”, vedi Lega Santa.
La Lega Santa fu istituita tra diversi stati cattolici che si affacciavano sul Mediterraneo il 25 maggio 1571 con lo scopo di spezzare il controllo islamico, allora in mano ai Turchi Ottomani, della parte orientale del bacino.
I principali fautori dell’alleanza furono la Repubblica di Venezia, gli stati asburgici di Spagna, Napoli e Sicilia, lo Stato Pontificio; inoltre, alla Lega si unirono diversi altri stati minori sulla penisola italiana, quali la Repubblica di Genova, il Ducato di Savoia, i Cavalieri di Malta e altri. Tutti questi stati avrebbero complessivamente fornito 200 galee per il primo giorno d’aprile di ogni anno, e i costi sarebbero stati sostenuti per metà dalla Spagna, per un terzo da Venezia e per un sesto da Roma.
Il 7 ottobre 1571 la Lega sbaragliò la flotta Turca nella battaglia di Lepanto, a largo della costa greca dell’omonima cittadina. La Lega fu sciolta alla firma del trattato di pace (1573).
Estratto da “http://it.wikipedia.org/wiki/Lega_Santa_%28Mediterraneo%29”
L’avanzata dei Turchi ottomani fu rapida e inarrestabile: nel 1354 essi superarono lo stretto dei Dardanelli, nel 1361 conquistarono Adrianopoli, nel 1389, a seguito della battaglia detta Kosovo Polije, abbatterono il regno di Serbia e nel 1393 conquistarono il regno di Bulgaria, arrivando a minacciare l’Ungheria. Il re ungherese Sigismondo di Lussemburgo tentò di fermarli ma fu sconfitto nella battaglia di Nicopoli nel 1396.
L’avanzata degli Ottomani fu bloccata dall’emergere del grande impero di Tamerlano, che nel 1402 li sconfisse pesantemente ad Ankara, prendendo prigioniero lo stesso sultano Bayazid I Yildirim (la Folgore). Alla morte del sovrano turco-mongolo tuttavia il suo impero si sfasciò e gli Ottomani poterono risorgere dopo un lungo periodo definito di “Interregno” e riprendere la loro avanzata sotto la guida del sultano Murad II che, nel 1444, a Varna sconfisse un’armata composta da Serbi, Polacchi e Ungheresi.
Nel 1453 sotto il sultano Mehmet II (Maometto II), detto poi Fatih (Conquistatore), l’Impero Ottomano conquistò Costantinopoli, facendo cadere definitivamente l’Impero Romano d’Oriente. Dopo questa conquista, Costantinopoli cambiò nome in Istanbul e divenne la nuova capitale dell’impero, con la chiesa ortodossa di Santa Sofia trasformata in una moschea. Soltanto la resistenza degli Ungheresi nell’assedio di Belgrado del 1456 e quindi la prigionia in Francia e in Italia dello sfortunato principe Cem, fratello di Bayezid II, pose una pausa di circa 70 anni all’espansione verso i regni cristiani d’Europa.
L’espansione ottomana verso l’Europa raggiunse un’altra tappa con l’assedio dell’isola di Rodi e la sanguinosa conquista di Otranto nel 1480. Soltanto la morte di Maometto II – seguita da un conflitto dinastico fra i due figli – permise di scacciare i turchi dalla città pugliese e di sottrarre Rodi all’accerchiamento.
In seguito gli Ottomani spostarono la loro attenzione a oriente, espandendo i loro domini in diverse regioni dell’Asia, del Nordafrica. Guidati da grandi sultani, come Selim I – che abbatté il Sultanato mamelucco di Siria ed Egitto e conquistò tutti i paesi arabi del Vicino Oriente &ndash
Con Solimano il Magnifico i turchi ritentarono la strada di un’espansione nei Balcani, gli Ottomani entrarono così nuovamente in contrasto con i regni europei per il predominio sul Mar Mediterraneo. Nel 1521 conquistarono Belgrado, nel 1522 Rodi, nel 1526 a Mohàcs sconfissero il re d’Ungheria e Boemia Luigi II Jagellone, che morì in combattimento. Nel 1529 assediarono anche Vienna, che però resistette. Cadde invece in mano turca la capitale ungherese di Buda (1541), dopo lungo e sanguinoso assedio.
Dopo la caduta delle maggiori città ungheresi in mano turca (Belgrado, Pécs, Buda, …), molti stati danubiani patteggiarono la sottomissione formale alla Porta (impegnandosi al pagamento di una tassa), in cambio di una pressoché completa libertà di azione. Così fecero, tra gli altri, la Repubblica di Ragusa, il Montenegro, la Transilvania (erede dell’indipendenza ungherese), la Moldavia e la Valacchia.
saluto tutti
elena f