Ogni viaggio è un racconto. Nel momento stesso in cui è compiuto, tra le vie familiari della propria città, o in qualunque eletto altrove. Si raccontano da sé, i visi affacciati alle finestre, i passanti incrociati di fretta, gli oggetti disseminati di quotidiano, i paesaggi ammirati, i luoghi di sosta prescelti con la casualità accorta delle anime pellegrine.
Si raccontano da sé, ma se un occhio rovesciato e una mano di maestro li comprendono e li immortalano, allora si apre per essi un’altra vita, quella dell’eternità dell’attimo, della fotografia. Eriberto Guidi, a 77 anni, è un viandante che non si è ancora stancato di cercare. Un visitatore infaticabile di storie ed occasioni (oggetti, volti, luoghi, panorami, in una parola, vita…) che, abitando la realtà, ogni giorno la interroga con la lente delicatissima e spietata della fotografia. Ha un’aria sognante, Eriberto, e sempre un po’ svagata. E una dolcezza che sbalordisce, ogni volta che ti saluta e ti augura buon poesia!, come già gli augurava il maestro Luigi Crocenzi ogni volta che da giovane usciva a fotografare paesaggi. Quello stesso Crocenzi fondatore nel 1956 del Centro per la Cultura nella Fotografia di Fermo, intellettuale, amico e mentore, teorico del racconto fotografico, particolare modalità di narrazione per immagini dove ogni scatto va letto come sequenza, intervallo ritmico e nucleo di significato, di una storia. Guidi raccoglie e rielabora l’eredità “narrativa” di Crocenzi: così, ad esempio, nell’Omero di El Cito (1978), dove in un borgo del maceratese dimenticato dal tempo, rappresentato per particolari e frammenti di senso, l’unica traccia umana è il canto surreale e inconsapevolmente profetico di una vecchia. Cieca. Omero femmineo dalla veste di lutto che strappa al silenzio antiche leggende, o forse Tiresia, veggente privato della vista terrena? Per Guidi il racconto fotografico non è mai sola descrizione, ma
evocazione e rappresentazione: Il canto delle cose (2001) è una galleria d’istanti dove agli oggetti è restituita una dignità sublime e inattesa, così che anche quotidiane “nature morte”, come le consunte reti da pesca ammassate e ridisegnate da ombre e riflessi, acquistano una drammaticità che sorprende, sconvolge, commuove. Trasfigurate in un’asciutta iperrealtà che nulla concede alla retorica e all’esibizione, le cose cantano il loro essere al mondo non meno degli esseri umani. La poetica per immagini di Guidi passa però forse ancora di più attraverso la resa della sua terra, amata, vissuta, infine com-presa: un’ intensa e caparbia liturgia dei luoghi, di un paesaggio che vive e, una volta di più, parla dalle morbide geometrie che solcano, lo individuano, lo de-scrivono.
Eriberto Guidi è nato a Fermo, dove vive, nel 1930. La sua opera fotografica, influenzata da figure decisive quali Luigi Crocenzi e Mario Giacomelli, è stata celebrata a livello internazionale con esposizioni a Mosca, New York, Parigi, Bruxelles, Bordeaux, Copenhagen, e con numerose pubblicazioni su prestigiosi cataloghi e riviste, tra cui Life.
Cristina Babino
(foto: E. Guidi, Paesaggio, da Life e L’Omero di Elcito)

Grazie, Cristina. Guidi è un grandissimo poeta dell’immagine, dell’inesprimibile che ogni storia contiene e che sa fermare in una immobile, arcaica sacralità fuori dal tempo: di quelle che contengono la radice prima di ogni possibile movimento e di ogni possibile luce.
fm
Grazie a te, Francesco. Vero ciò che dici, tutto. Con stima, Cristina
Non lo conoscevo, piacevole scoperta!Queste Marche sono sempre una sorpresa unica, in positivo naturalmente.. 🙂 Complimenti a Cristina per la segnalazione!
Un caro saluto
la fotografia, a volte, ha la stessa struttura della lirica: le immagini hanno una loro metrica, un ritmo, enjambements di luci e ombre, assonanze di dettagli e sfumature. dopo la scultura, viene bene, Cristina. ora manca la musica.
grazie.
fabrizio
La fotografia è un arte splendida Fabry! Proprio sabato scorso sono stato ad un incontro con Marco Currò fotografo vigevanese di fama ormai internazionale che con le foto fa giochi di luci davvero meravigliosi. Ha fatto un percorso di foto sulle Affinità elettive di Goethe. Detto così non rende naturalmente, vanno viste…Scusate la digressione!
Un caro saluto
Cristina, Guidi è dunque un autore che si pone nel bel mezzo di un “movimento radiale” per te: tra immagine e parola 🙂
Non ti sfugge nulla, caro Luigi 🙂 Abbraccio, Cris