da “Pecca di espianto”, 2007-

di Marina Pizzi

[quarto espianto]

*

pendio di autunno vienimi di fianco

giuoco del nulla alfabeto santo:

nell’era digitale sono on line i trenini

i ninnoli blasfemi le cipolle che fanno

piangere. genere d’inedia plasma di ben altro

il dispendio al buio la frottola del fatuo

con la primavera auto-fotografa in coda

di estinzione talento e sacco di saccheggio.

*

i bambini cresceranno per farmi piccola

crepitante binario senza fine
 


*nel lutto di collina l’inceneritore

combusto con le torri d’ogni crollo

*

Quale aurora-sillaba

con la barella nonostante

stante la luce in breccia

sola nella combriccola degli angoli.

*

non c’è tenerezza nel colmo del sole

solo nessuna tenerezza nel colmo del sole

nelle ore del minimo silenzio

del lavoro padronale,

la padronanza accademica non mini

la ruggine in gita sotto il sole.

*

portami a saltare le tare le fandonie

domestiche le scienze dentro il globo

il bolide del sale già di primo mattino

già la notte prima l’intera notte

abbassata alla scorta alla sporta

dello stemma miserrimo di resistere

le credenziali cretine dentro il petto

del sottosopra guanciale al maialino

da latte la pasqua del giorno dopo

che non fu gioia della morte giovane

*

uno scandaglio di te

non l’ho mai nemmeno sfiorato

eppure ti amai già tanto sullo

scapicollo di un comatoso idioma.

*

altrove dove penombra sia le braccia

vero il dì di non bastarsi mai

a penzoloni di avverbi

con le travi a vista

solo per beatitudine di alture le discendenze

ortiche di orchidee, ortiche alle orchidee e

orchidee da ortiche e dee le finestre

per volare al volo in volo

*

in un rimorso che somiglia all’eros

lo stordimento di starsene

servo al volere di un altro messaggio

escluso/incluso al senso.

*

al tracollo del pendolo

giammai pensa l’araldica

gli stemmi mai in stupore

nelle armature immortali.

attorno lo spiffero del chiodo

che sorge al riarmo nel moto

doloso del bricco senza latte

giuria del sale la siepe.

*

ossuto silenzio

pigrizia e germoglio.

il grigiore del loglio

nel cumulo di io.

il mulo con lo strazio

sotto scudiscio e diverbio

di padroni di nullo nitore.

almeno rinuncio a darmi per vinta

anche dall’aceto che dal vino

s’incede per le sedi di altre cucine.

*

nell’ora che distacca le sembianze

acredine di approdo o contumacia

o stanza di arsura o rarità del cippo

o ceppo un altro albero di testo il grave.

*

3 pensieri su “da “Pecca di espianto”, 2007-

  1. fabry2007

    “giuoco del nulla alfabeto santo”.

    ci si entra a poco a poco, quando ogni parola diventa un mondo che chiede di essere ascoltato.
    grazie, Marina.

    Rispondi
  2. Giovanni Nuscis

    nell’era digitale sono on line i trenini

    “i ninnoli blasfemi le cipolle che fanno

    piangere. genere d’inedia plasma di ben altro

    il dispendio al buio la frottola del fatuo

    con la primavera auto-fotografa in coda

    di estinzione talento e sacco di saccheggio.”

    *

    “i bambini cresceranno per farmi piccola

    crepitante binario senza fine”

    Palme dilatate a prendere e a rapprendere. Sguardo pulsante in fusione silicea. Non una faccia, qui, uguale all’altra. Nessuna discendenza nel diamante. Inarrestabile, cangiante fioritura con affezione di un qualcosa andato perso.
    …Viaggio, breve “per le sedi di altre cucine.”

    Leggerò, ancora.

    Giovanni

    Rispondi

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