Cyber Selz

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I

La tastiera, il DNA
l’agorà dei caratteri.
Bussando sulla testa
sul tronco di piramide del tasto
il carattere affiora
e con altri s’allinea sul video
luminescente clipeo
dell’oscuro disegno che ignora.

II

Specchio delle brame, il video
gabbia e teatro ambiguo
del leviatano di bit
set invisibile e fasullo
di vene, di arterie, di energia
trastullo di rubinetteria
ora chiusa, ora aperta.

III

Dalla soglia contempli il finito.
Oltre la siepe dei pixel
l’inapparente limitatezza del sito.
All’ombra dei portali
in agguato
gli hackers frantumano sogni
decrittano codici:
è la resa dei conti.

IV

E’ notte di calma piatta, all right.
Dal Wisconsin salpa un grido, on line:
“…madre disperata di tre figli
violentata a sedici anni da un porco
dai trentacinque angariata da un orco
che la insulta, la tormenta…”
Intriga la storia, e la foto
un posato signore di Glasgow
per caso affacciato a una window.

Dal giorno, in segreto
la sera
mentre dormono i figli, e la moglie
la passione si svela
tra eccitanti cliccate
per villate, suburbi, e suburre
fino all’offset finale:
Resettare una vita fasulla
mollando famiglia e passato
come se nulla fosse stato.

Ma al di là dell’Atlantico
gela l’ansito la sorpresa
nel vedersi di fronte una balena
sciatta, canuta, quadragenaria
tardivamente pentita
di aver fatto soffrire
col suo navigare in superficie.

Da: Il tempo invisibile (Book, 2003)

10 pensieri su “Cyber Selz

  1. Antonio Fiori

    Il sommergibile della poesia questa volta naviga in rete, pronto ad immergersi per sbirciare sotto la superficie e carpire un intruso o un patetico mascheramento. Laddove si dimostra che in poesia si può essere ‘leggeri’ senza essere leggeri. Ho avuto il piacere di sentire questi versi letti in pubblico da un manager attore per diletto: indimenticabile piccola performance.
    Antonio

    Rispondi
  2. franz krauspenhaar

    Caro Gianni, qui sembri un altro, rispetto a quello di “In terza persona”, che ho letto con mucho gusto. (Scusa neh, ho appena letto un paio di commenti del Meister e m’è rimasta una certa lingua sulla punta della tastiera). Mi piace molto questa; e in quel “Resettare una vita fasulla mollando famiglia e passato
    come se nulla fosse stato” c’è tutta l’ambiguità, a mio avviso, del virtuale. Bravo.

    Rispondi
  3. Roberto Rossi Testa

    Mi pare che in questi versi sia bene espressa la terribile futilità del virtuale, di una “resa dei conti” che è nondimeno una “resa dei tonti”
    (che fatica non essere di quest’ultima famiglia, evitando al contempo la colonna dello stilita!).

    Rispondi
  4. Carla

    Concordo con Antonio,
    deve essere un piacere sentire la lettura di questi versi…..
    brevi e taglienti
    reali e ansiosi
    proprio come un Cyber selz.

    ciao Gianni.
    🙂

    Rispondi
  5. elena f.

    “Dalla soglia contempli il finito.
    Oltre la siepe dei pixel
    l’inapparente limitatezza del sito.”

    l’accosto a:

    “e questa siepe che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”

    l’una materiale che apre all’infinto che sgomenta
    e questa pur nella virtualità immaterica impedisce di scorgere il limite del sito(luogo- non-luogo) che forse dovrebbe “spaurare” di più.
    un richiamo ad una metanoia anche nel rapporto col web

    bel testo, grazie giovanni
    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  6. lucaariano

    Decisamente post-moderno il che non è certo un difetto!Anzi…Poesia che, a tratti, sento vicina. Complimenti
    Un caro saluto

    Rispondi
  7. mariapia

    Sei più attratto dalla metrica, più ossuto e battente, di quanto sto leggendo da “In terza persona”, e funziona, anche qui. Ma come mai?
    A cosa è dovuta l’evoluzione?(sono domande quasi finte, ma per costringere te a parlarci di come fai i tuoi versi, ora ).
    Però, se preferisci, rispondi con un’altra poesia, stesso periodo però. Grazie!
    Maria Pia Quintavalla

    Rispondi
  8. Giovanni Nuscis

    Cara Maria Pia, dico subito – un po’ all’ingrosso, e in breve – che i versi non li faccio: “si fanno” loro, quasi da soli, in un certo senso. Sono corpi vivi con identità propria, da intuire e assecondare nella loro crescita. Mano a mano che sviluppa il “corpo”, ci si ferma ad ascoltarlo e a ripulirlo, affinché la crescita continui fino alla maturità secondo (disvelanda) natura. Pazienza e ascolto, dunque, come si fa coi bambini e gli adolescenti. Facendo diversamente, il rischio è quello di un verso/testo amorfo, confuso, dove l’attenzione del lettore scivola via. Ritengo importante tener presente, inoltre, una certa tensione comunicativa, pur dentro l’ambiguità naturale di un testo poetico. Non mi sento di parlare, invece, di lavoro dentro un canone (ma, eventualmente, di anti-canone/i, evitando stilemi, toni, sintassi, lessico, aspetti tematici vecchi, abusati o, comunque, non coerenti con la fisionomia che il testo “chiede” di assumere.
    Più che di evoluzione, parlerei di discorso poetico congruo rispetto alla contingenza storica e al contesto socio-antropologico, e dai quali che la struttura e l’intonazione del testo non possono prescindere, con ricorso a stili e strumenti appropriati.
    Giovanni

    Rispondi

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