Di lui sono rimaste solo le scarpe da ginnastica, slacciate e allineate con cura sull’orlo. E qualche foglio bianco, sotto un sasso. Accanto, la stilografica. Gli occhiali, con la lente sinistra scheggiata in un angolo, un poco più in là.
Nient’altro, dicono.
Nessuno può vedere il sorriso che aleggia ancora in quel luogo, più grande e luminoso della stessa luce che dal fondo del cratere d’un tratto gli è salita incontro, e alla quale ha risposto.

Sicuramente una scelta…la sua
mi intenerisco quegli occhiali con la lente scheggiata
in un angolo.
Dolce e amaro, Roberto, il racconto per ellissi dà proprio un senso di vertigine…
A me trasmette un grande senso di amarezza, di impotenza contro l’ineluttabilità. I tuoi tocchi mi lasciano sempre qualcosa. Una scossa. Una riflessione
Un caro saluto
La chiamata ad una luce più forte della sua descrizione: fogli bianchi e stilografica restati lì, arresi sotto un sasso. La vita, sempre, al di sopra della sua descrizione.
Un caro saluto
Giovanni
Grazie, amici.
La vostra partecipe attenzione mi induce a rimettere insieme dei vecchi “fogli strappati” che forse riescono ancora a parlare a qualcuno.
Un caro saluto,
Roberto
non solo “riescono a parlare”: parlano decisamente, con grazia. e anche il sorriso alla fine non è inquietante, ma necessario; e così questa pagina che si riferisce all’estremo non rinnega la vita. Leopardi sperava questo per le sue pagine: che aumentassero la vitalità, nonostante tutto. amore e conoscenza, nonostante tutto. ancora i sandali di Empedocle, che restano e ritornano. Grazie di questo regalo bello
massimo