Il Maestro di zen Hakuin era decantato dai vicini
per la purezza della sua vita.
Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese,
i cui genitori avevano un negozio di alimentari.
Un giorno, come un fulmine a ciel sereno,
i genitori scoprirono
che la ragazza era incinta.
La cosa mandò i genitori su tutte le furie.
La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo,
ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze,
finì col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro.
– Ah sì?
disse lui, come tutta risposta.
Quando il bambino nacque lo portarono da Hakuin.
Ormai lui aveva perso ogni reputazione,
(cosa che lo lasciava indifferente)
ma si occupò del bambino con grande sollecitudine.
Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.
Dopo un anno, però, la ragazza madre non resistette più.
Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino
era un giovanotto
che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin
a chiedergli perdono,
per porgergli tutte le loro scuse
e a riprendersi il bambino.
Hakuin non fece obiezioni.
Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu:
– Ah sì?
Ah sì?, (terza storia) – è tratto dalle 101 storie zen.
………………….
Sfoggio diplomatico irresistibile, centro esattissimo della mediazione tra soggetti operanti – l’uomo orientale nulla cede al fuoco brutale, incoercibile, dell’illazione. Guidato dall’ignoranza egli stesso, curiosamente, la segue con accanimento.
La strada dell’uomo, sappiamo, è vergata dalla violenza. La storia insegna tutto questo. Il più forte realizza ed edifica il mondo con la carne del debole. D’altronde, è al debole che appartiene la Scienza dei Saggi.
Infatti, l’edificazione di questo mondo è strutturata con la carne del debole. Muri, terre, metalli – nutrono di questo eccellente concime. Eppure la violenza comanda la storia, la regola, la conduce, convinta di realizzarla. Ma così non è.
Qui sta il grande mistero offerto all’occhio segreto del filosofo.


Da brividi, Gio.
molto realistico…
dentro a quel – Ah si? -ci sono tante risposte.
mi piace il carboncino.
Complimenti!
Grazie a tutti.. il carboncino non so di chi sia, ma di certo incarna la figura del saggio illuminato d’oriente.
Davvero? Molto realistico.
Un caro saluto
Eh si…
(la semplicità è debole?)
Mario
Questi saggi erano tanto semplici che scioglievano la roccia chimica. E poi sono molto lontani da noi. Sono, credo, ipotesi per l’occidente nostro moderno.
Da un paio d’anni faccio un esperimento, in terza liceo. prima che ci mettiamo a parlare di filosofia greca, gli sottopongo le Dieci immagini della Caccia al Bue, uno dei testi più conosciuti del buddhismo zen, una specie di allegoria dell’individuazione o della consapevolezza. La cosa interessante è che entrano immediatamente nel linguaggio della cosa, li provoca nel modo giusto.
L’adolescente è un po’ dissociato, capisce bene la lontananza dell’anima da sè.
Bellissimo così, Valter. Solo chi ama gli studi (anche da adulto) sa quanto è necessario rintracciare un accesso vitale in materie così complesse.
Per esempio Breton, studiava le tavole alchemiche partendo dall’aspetto prettamente surreale, che ovviamente conosceva molto molto bene..
San Macario il Grande, viveva in anacoresi vicino ad un villaggio in Egitto, un giorno la figlia di un commerciante rimase incinta e alla richiesta dei genitori disse che era stato il monaco Macario.
uscirono dal villaggio per chiedere conto del fatto al santo, lui non rispose ne si difese, prese con se la ragazza e accudì il figlio dopo che nacque.
in breve la ragazza si pentì e confessò che il padre era un altro, i genitori e gli abitanti del villaggio andarono dal monaco per scusarsi, ma lui si ritirò nel deserto a continuare la sua anacoresi.
Da “Detti e fatti dei padri del deserto”
Piccole briciole di una grande sagezza.
Saggezza… ovviamente.