di Loris Pattuelli
Quest’anno René Char compie cent’anni. Era nato nel 1907 a Isle sur-la-Sorgue, Vaucluse ed è morto nel 1988 a Isle sur-la-Sorgue, Vaucluse. Di tradotto in italiano non c’è moltissimo, ma è più che sufficiente per amare uno dei più grandi poeti del Novecento. Talvolta mi chiedo in che cosa si sarebbe cimentato Rimbaud se non fosse morto di cancro. Forse in quello che ha scritto René Char, punti e virgole compresi. Uno incomincia esattamente là dove l’altro si è fermato, realizzando così la principale profezia contenuta nella Lettera del veggente. Con loro l’intera modernità si apre e si chiude, si piega e sbatacchia come una insegna di strada. Finalmente il mondo non è più impedito da nessun fraintendimento, scatto o strategia obliqua. Un pugno di versi torna a colmare la distanza che separava il mercante dal comandante, la resistenza dalla sopravvivenza. E i versi sono spesso una promessa di poesia, a volte addirittura l’unica poesia possibile.
René Char era un lupo solitario pieno di amici. Eluard, Picasso, Braque, De Stael, Lam, Da Silva, Giacometti, Bataille, Celan, Blanchot, Camus. Durante la seconda guerra mondiale è stato partigiano con il nome di battaglia di Capitain Alexandre. A questo proposito si consigliano i Fogli d’Ipnos, il suo diario della Resistenza. E poi che altro? Le sue Oeuvres Complètes si trovano nella collezione La Pléiade di Gallimard. In italiano, oltre ai Fogli, si possono trovare I canti della Balandrana, Ritorno sopramonte, Le vicinanze di Van Gogh, Mulino primo, Poesie, Lontano dalle nostre ceneri, Alleati sostanziali.
Quella di René Char è lirica “polverizzata”, ridotta in schegge, scintille, frammenti, epifanie di dopo il diluvio, è una colata lavica che non è possibile attaccare a nessun vulcano di questo mondo, oppure è parola in “arcipelago”, una manciata di aforismi sparsi come isole sul bianco mare della pagina. Nei suoi versi il concreto si mischia con il concreto, ma il concreto sta bene anche con l’astratto, così come l’astratto si sposa perfettamente con l’astratto. E le parole diventano qualcosa di mai visto e di inaudito. Come dice Yves Berger, “la nostra percezione del mondo ne esce distrutta e, su queste rovine, brilla un nuovo sole”. La poesia di René Char non è facile. Non lo è per niente. Sempre a detta di Yves Berger, “le sue difficoltà sono proporzionali alle ostinate, vecchie abitudini che sono in noi: René Char ovvero la giovinezza delle parole, del mondo… E’ necessario leggerlo e rileggerlo per sentire in se stessi, poco a poco, la caduta di vecchie dighe, della pigra immaginazione… Poesia che si conquista, come la terra promessa della leggenda e della storia: colui che vi pianta la sua tenda, ne sia più che certo di potersi ritrovare poi più giusto e più forte”.
Sottomissione
di René Char
Nelle strade della città c’è il mio amore. Poco importa dove va nel tempo della separazione. Non è più il mio amore, chiunque può parlargli. Non si ricorda più di chi nel modo giusto l’amò?
Egli cerca il suo simile nella brama degli sguardi. Lo spazio che percorre è la mia fedeltà. Disegna la speranza e tenue la respinge. S’impone su tutto senza prendervi parte.
Io vivo in fondo a lui come un felice relitto . A sua insaputa, la sua solitudine è il mio tesoro. Nel gran meridiano ove s’inscrive il suo volo, la mia libertà lo disvela.
Nelle strade della città c’è il mio amore. Poco importa dove va nel tempo della separazione. Non è più il mio amore, chiunque può parlargli. Non si ricorda più di chi nel modo giusto l’ amò e da lontano lo illumina affinché non cada?

E’ incredibile, Mauro! La vita è una continua sorpresa di coincidenze e incroci inspiegabili, che forse sono anche intersecazioni di destini: infatti, stavo lavorando da giorni a un post su René Char, per il centenario della nascita, con annesse alcune traduzioni e riprendendo cose scritte negli anni su questo autore. Benissimo, vuol dire che lo rimanderò a giugno. Ma non basta!!! Prima che tu inserissi lo scritto su Caillois, stavo rileggendo il suo “La forza del romanzo”, e avevo pure cominciato a trascriverne una pagina per il blog. Cosa ti viene da pensare? Intanto, complimenti per le tue letture e frequentazioni letterarie.
Tieniti questo omaggio del capitano Alexandre
Chant du refus
Le poète est retourné pour les longues années dans le
néant du père. Ne l’appelez pas, vous tous qui l’aimez.
S’il vous semble que l’aile de l’hirondelle n’a plus de
miroir sur terre, oubliez ce bonheur. Celui qui pianifiait
la souffrance n’est pas visible dans sa lèthargie rougeoyante.
Ah! beauté et vérité fassent que vous soyez présents
nombreux aux saqlves de la délivrance!
fm
E’ chiaro che l’omaggio e le considerazioni di cui sopra vanno condivise anche con Loris Pattuelli.
fm
Ah! La fretta, la fretta.
– léthargie
– salves
p.s.
Se avessi tempo, inserirei uno scritto ogni due minuti, così questo diventa il post più commentato del blog.
fm
Ciao Francesco, soprattutto con Loris Pattuelli, certo.
Per il resto, davvero le coincidenze… e anche le condivisioni direi. Comunque non ti preoccupare per post doppi su un autore, sul web non è come nei giornali, dove vi è la regola del tempismo, dell’esclusiva ecc. Credo che un autore come Char meriti ben più di un post.
Degno omaggio, Mauro, giusto ricordo per un personaggio che molto ha dato alla Francia e all’Europa. Utili anche le segnalazioni librarie.
Doveroso omaggio ad un grande, davvero un grande!Lo conosco poco, cioè, non in maniera approfondita, per cui mi astengo dal dar pareri in merito.
Un caro saluto