La poesia è musica: la metrica? E quale metro di giudizio segna i confini della musica che è poesia? Quale metronomo segna il tempo che rimane – eterno presente? I soliti “rumores” dicono sia solo “rumore”, solo “canzonette”; e la critica seria (quella che conta!) non le valuta degne – di essere “lette”. De gustibus, ex cathedra!
Chi è IN ASCOLTO del vero, del vivo: vede e sente. E in CHI l’oggi si riconosce? I cantori non possono cantare? E, soprattutto, CHI decide quale musica ascoltare – prima che la campana ponga il marchio “fine”? E con che diritto? È quello “unto” o è solo perso nel consenso di “chi può” – e scorre tutto liscio come l’olio (della solita aria fritta)? E quale “perché” intesse il concerto? È il gruppo: la banda larga del con-sentire che lega.
Per legami che mancano: a chi si appartiene? Quale organo da e fa “sentire a Casa”? E Blasco lo dice: «siamo soli» e «siamo solo noi» e intona la rabbia di «chi dice NO! ». E detona nell’insieme di quelli che si ritrovano – brothers and sisters – fratelli e sorelle, orfani di affetti (pur “figli”, a tutti gli effetti). Quelli che si trovano e ci sono: il gruppo di sostegno che non vuole più pagare uno “sbaglio” – lo scherzo che la natura umana chiama “diverso”. Il gruppo che regge e sorregge la ferrea volontà: METALLICA!
Mai è spartito: siamo noi
sigilli prossimi alla rossa.
Avveniamo: nostro credo
– e altro non può: pesare
Non ho mai vestito la mia
così: nostra è vita agìta in
foma di noi se l’intero pria
non metto a segno PAROLA
– e altro non può: pesare
Impatto nuovo punto: tu
ogni giorno credi diffusa
mente, in diverso vedere
– e altro non può: pesare
Mai cura – come operano
cosa scelgono – mai cura
Individuo: io
Lo riconosco
– e altro non può: pesare
Mai è spartito: prossimi
alla rossa: siamo sigilli
Mai cura – cosa parolano
cosa dilettano – mai cura
– e altro non può: pesare
Rosso: è spartito il credo
Fin – Intimo: nostro peso
***
Mi presento: io
sono la tua vita
sono quella che
ti concerta in là
Mi presento: io
sono la tua vita
sono quella che
per te sarà cura
Loro
loro – e tradiscono
sono la sola amica
Ora – per loro che
sempre voltano la
parola e senza fede
quando è solo frode
Io sarò con te
Io sono il tuo
Sogno: ti rendo Reale
la vista, quando devi
ripulire: sono la paura
quando non avrai dato
provare
il triste vero
Sono sogno, la mente che
si perde, la messa a fuoco
nel tuo tempo – salpato via
è dolore, mentre ripaghi e
conosci
il triste vero
Tu
E sei la mia maschera
coperta e spalla: le mie
Tu
E sei la mia maschera
addetta e responsabile
Fallo
e svolgi tu – il mio sporco
lavoro: la purifica del capro
Fallo
e metti in atto le mie pratiche
perché tu sei: quello umiliato
È triste ma vero
Odio
Il tuo odio sono io
e se tu vuoi amare
Paga
Paga il prezzo
Paga
Pagare è
per tutti
attributo che si
può e – regola!
Mi presento: io
sono la tua vita
sono quella che
Mi presento: io
sono la tua vita
e non è cura non
ancora – a lungo.
Io sono il vero che mente
l’alibi montato a ragione
sono dentro e spalanca di
Pupille:
Io sono il triste vero
[da Sàrxophone, Nothing else matters, Sad but True, Metallica]

comprai il primo disco (allora LP) dei Metallica nel lontano 83, se non sbaglio, a Firenze da Contempo Records quando era dietro Piazza della Signoria. che salto! grazie Chiara per questo ritorno al passato. mah?! vado a lezione con un ricordo appiccicato.
un abbraccio
Quale organo da e fa “sentire a Casa”?
Mi presento: io
sono la tua vita
sono quella che
ti concerta in là
Mi presento: io
sono la tua vita
sono quella che
per te sarà cura
quale organo, strumento musicale/parte di un’organismo/cuore, che batte il tempo della vita, detta il ritmo, imposta il canto dell’esserci ma che è solo parte di un tutto, come la vita che si presenta come cura, la cura che si ha per, la cura di chi guarda e vede e sente il bisogno della vita d’essere amata
in tutte le sue forme, che sente che aver cura, curarsi di è l’unico modo di essere ed essere musica
ti abbraccio col cuore
elena f
@Alessandro
l’83 fu il principio( ma – all’epoca, avevo due anni e ancora non potevo scegliere che musica ascoltare…)
I ricordi hanno l’odore della carta, il profumo dell’immagine e ri-portano, ri-scrivono e ri-girano. Ti abbraccio: nei post-it che ci vestono!
@Elena
Grazie a te: sei incredibile conduttore. Di energia e luce. Sai sondare ogni fibra del mio scritto e amplifichi, con sensibilità “simbiotica”. Mi hai reso serena: quando sorgeranno problemi di “interpretazione” – ci sarai tu a di-spiegarmi.
Ti allago l’anima con cascate di zenzero e abbraccio tutti.
Chiara
“Rosso: è spartito il credo
Fin – Intimo: nostro peso”
ne conosco solo il nome.
“METALLICA come il suono della diversa”
titolo che ci azzecca e di molto.
m
@chiara
adoro lo zenzero odoroso anche questa è simbiosi .
grazie a te, chiara che rendi trasparenti i metalli
perfetta alchimista trai oro dal piombo
la pietra filosofale, il centro, l’essenza , sai regalare uno sguardo a chi non l’ha e impara da te a guardare.
ti abbraccio col cuore
elena f
Forte e determinata, questa musica, queste parole!
Via d’uscita – anche – per la rabbia.
Abbraccio Chiara
carla
@Marina
Concordo e sono ossessionata dai titoli, che ri – legano. Nastri di partenza e a ai polsi – distintivi.
@Elena
procedo per sensazioni. Passo a passo, ritmo a ritmo ( e dispari!): non credo sia “perfetta”, ma è alchiMIA che diventa TUA e nostra.
E ancora: m’intuo, t’immii
@Carla
E la rabbia diventa costruttiva si forma (e performa), anziché distruggere e sterilizzare.
Ti abbraccio forte
Grazie a tutti e scusate la fretta ( e l’assenza): giorni diversi e di versi – urlati – al megafono!
Tanto di tutto il Verde!
il filone metal l’ho vissuto di riflesso attraverso altri, che l’osannavano. la mia era la linea cantautoriale o quella di complessi a loro modo classici, come Genesis e Pink Floyd. forse anche qui si nasce con una vocazione. ma ogni tanto bisognerebbe provare il brivido dell’eresia.
grazie, Chiara.
fabrizio
Chiararock, vai così! Ciaoo!
I haven’t been up to much lately. So it goes. What can I say? I’ve just been letting everything wash over me recently, not that it matters. I just don’t have much to say these days.