Archeomachie. Battaglie dal passato

Parlano silenzio, le opere di Andrea Moneta. Cantano guerre senza sangue. Distanze di marmo, destini di arenaria. Ricordano elmi luccicanti e calzari ai piedi di semidei.

Soldati privati della loro battaglia, eroi di una resistenza al tempo che esiste solo nell’esibizione di armi e armature. Un Dedalo ancora incastrato tra le mura del suo labirinto. Atena che attende superba un sacrificio.
Nessun sileno, però, a impartire lezioni di vitalità, o un qualsiasi bacco festante di vino. Nessuna menade a danzare le danze ebbre e smodate di Skopas.
Ma il rincorrere testardo e insistito della perfezione. Piuttosto l’idea di una Dafne che sfugge alle braccia di Apollo, e si eterna nella posa di un istante.
Frammenti tanto più perfetti e composti quanto più giungono a noi mozzati, sopravvissuti, interrotti. E il pensiero corre alla Yourcenar letta da qualche parte: la Nike di Samotracia non sembrerebbe così bella se fosse giunta a noi intatta, se ci mostrasse il viso, e la curva delle braccia.
Le sculture di Andrea Moneta osservano chi le guarda con una fissità che vibra, che scuote nella sua immobilità assoluta, nel tempo che è trascorso e trascorre inerte e inesorabile, nella ricerca inesausta di riferimenti formali e ideali classici a cui l’artista s’ispira con fedeltà libera e tenace.
Il suo è un inventario di dei immemori, e di eroi spesso senza nome, militi d’ignota provenienza e d’ignoto comune destino.
Una classicità avvenire prosciugata e tonante, un catalogo sempre provvisorio di virtù demiurgiche infuse nella pietra con perfezione tale da cancellare ogni indizio di fatica mentale e manuale, per consegnarci frammenti di una grecità forse pre-socratica, forse post-atomica.

Cristina Babino

nelle foto A. Moneta, Atena e Poco prima della battaglia

12 pensieri su “Archeomachie. Battaglie dal passato

  1. carla

    Cristina,
    la grecità tu ora ce la poni sopra un palmo levigato
    offrendoci tutto il fascino di queste sculture.
    Classicità da respirare.

    un caro saluto e un caro abbraccio
    carla

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  2. elena f.

    Ma il rincorrere testardo e insistito della perfezione

    quanto dolore in nome della perfezione!

    grazie cristina

    elena f

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  3. Francesca Matteoni

    Atena mi ha ricordato un grande uovo di pietra e quindi vagamente Brancusi che cercava la forma pura e primitiva. Cristina la scelta del pensiero della Yourcenar è perfetta: la bellezza è per spoliazione.

    Dove si possono vedere le opere di Moneta?

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  4. cristinababino

    a Francesca:
    queste sculture le vidi in mostra..non so se esista un catalogo, ma se sei curiosa ho altre immagini da mostrarti.
    E sì, la perfezione nel frammento è, credo, l’unica che ci è data.
    Cris

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  5. fk

    Aspetta! Gran bel pezzo critico come sempre. E, a proposito, leggete la sua rece su NI di Mare Padanum, di Maurizio Rossi, scrittore padanico di grande interesse; dovrebbe andare “in onda” tra un’oretta.

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  6. lucaariano

    Cristina non mi sono dimenticato di spedirti quella cosa; ho avuto giorni intensi al lavoro. Presto rimedierò. Scusa ancora il ritardo. Bel post!
    Un caro saluto

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