
I russi ci hanno tagliato il gas.
Mano male che sono stato previdente. A casa mia c’era una stufa a legna.
Ai bei tempi dell’antropologia teorica, ho sempre pensato che togliere a un uomo il fuoco oltre che la terra, è togliergli la libertà di fare. Ci hanno resi dipendenti da chi elargisce il lavoro come una grazia, e da chi apre o chiude il rubinetto dall’altra parte del tubo.
Avevo visto giusto: prima o poi sarebbe successo.
Sono cambiati i tempi e il Bengodi è finito.
L’energia non è più per tutti, solo per le Enclavi.
Ma noi avevamo il focolare: ho bruciato il superfluo ( e solo in queste occasioni ti accorgi di quanto ce n’è in una casa). Mobili, oggetti. Poi non è rimasto più niente.
Mia moglie e i miei figli se ne sono andati, in montagna, io non ho voluto seguirli.
Ho ancora molto da bruciare qui: un’intera biblioteca.
Ho sempre pensato che avrei preferito vendere i miei vestiti prima di uno solo dei miei libri, ma cambiano le cose e anche i pensieri, a questo mondo.
Adesso provo quasi un certo piacere all’idea, misto a dolore, s’intende.
Ognuno di essi mi ha regalato momenti di luce, ma era un’illusione.
In fondo sono loro, che ci hanno portato a questo.
Comincio da Omero, certo. E’ troppo che aspetta il figlio di Peleo, il numinoso Achille, carico di secoli e annoiato di gloria, di sparire nell’oblio.
Facciamola finita con lui, e quell’insana passione di durare in eterno.

l’ennesimo rogo! è la morte che si avvicina e siamo tutti in balìa. non aver paura: si muore, soltanto, tanto.
i libri di poesia bruciali per ultimi o per primi, non nel mezzo, per favore.
tutte le biblioteche ci sono state utilissime all’impasto con Sorella Morte. Povero Francesco morto ancora una volta invano.
ciao, caro e con sorriso vero, sincero.
m
Il sorriso, è vita vera
mi viene in mente la scena del film “in nome della rosa”….quando brucia la biblioteca del monastero….
Gran bel film.
Buona serata.
Io penso che la nostra società è all’autocombustione e piano piano si spegnerà…mah!? Chi vivrà vedrà…Bel post naturalmente!
Un caro saluto
mi vengono in mente tante cose…
Gran bel post!
@2.
la vita vera non esiste: la sostituisce lo scempio dell’arte, per es., guarda caso, la poesia d’arte, tutta di sconfinamento: una pozzanghera di chetichelle contro il patibolo imposto sempre agli altri, o quasi. i versi hanno, piuttosto=più e tosto, significanza di altrove da qui, da qui all’altrove e non sono giammai statici, cambiano con la nostra mutazione. non volermene.
ciao, v. da m.
Il mistero della legna non é che brucia
ma che galleggia.
@7.
il mistero porta il fuoco del mistero e altre streghe con le beghe delle bighe per l’Impero.
comunque, anche:
immagine, Marino, di stemma: orto concluso senza le cascate.
ciao, m. a m.
@Marino
me la spieghi questa cosa della legna che galleggia?
e no Marina….
questi numeri dovremo giocarceli
alla faccia dell’empatia!
Carla, sto leggendo l’estremamente bel
libro di Valter, credo lo stia leggendo
anche Marina, per questo ci escono questi
discorsi misteriosi.
Un vecchio al paese, quando mi vedeva spaccar legna mi raccontava sempre questa cosa del mistero che galleggia.
Oppure mi diceva ragazzo la legna scalda
tre volte, quando vai in campagna a
tagliarla, quando la spacchi e quando la
bruci.
Comincio ad aver sonno.
grazie Marino
sei sempre gentile.
Buona notte
Mio nonno invece mi diceva sempre che anche gli stronzi galleggiano, solo le cose pesanti riposano al fondo.
@11.
ti sbagli, non lo sto leggendo.
Un vecchio, Valter, non so se era lo stesso della legna, quando d’inverno, scappati i turisti, ci beccava nascosti sotto un portico del paese a fumare, passando ci diceva eh, d’inverno gli stronzi fumano.
Marina, Bonetti merita davvero, misteri a parte.
@Marino
Un vecchio, quando gli fregavamo un paio di pannocchie dal campo per fare i pop corn, c’inseguiva in bici con la falce in spalla, ringhiando bestemmie. Apocalittico, più che stronzo.
Certi libri in questo necessario falò finale rivelano inaspettatamente una loro utilità.
Certi libri, quasi tutti: ma non tutti.
Lasciate che un trombone nostalgico levi un pensiero per quei pochi che ci insegnavano che cosa volevamo/dovevamo essere.
Un romanzino minore, “Goodbye Mr. Chips”
mi ha fatto capire che è bello invecchiare tra gli studenti.
condivido questa amarezza-bellezza: anche qui, è ovvio, studenti e… studenti.
m
mi ricorda jean cocteau: “se la tua casa fosse in preda al fuoco, cosa salveresti?”. “il fuoco”.
Questa è da scrivere.
Concordo.