la bella luce di febbraio.
quest’anno è mancata anche quella.
febbraio è stato a avvolto e avvilito
da questa luce vecchia, dicembrina.
prima della fugace primavera
bisogna aggirare il muro di marzo
e le montagne russe dell’aprile.
il paese non è più la belva
di un tempo,
la bocca sdentata, l’umore spento,
sembra che più nulla ormai lo scuota.
io qui sono un fantasma
dentro la testa e dentro la mia casa,
mi sento come una madre
che guarda in una culla vuota.
p.s.
questa è una poesia più recente (compare nel mio ultimo libro di prose,
circo dell’ipocondria, edizioni le lettere)

non sono una madre e non ho mai guardato come tale in una culla vuota, ma mi sembra un’immagine potente. Antonella può dirlo meglio di me (vedi sopra).
una culla vuota può essere anche un’attesa, in fondo febbraio attende la primavera che a volte sembra impossibile che torni
saluto tutti
elena f
“febbraio è stato a avvolto e avvilito”
la a che pare in più è voluta?
questi versi (depressivi) li avevo già ammirati su NI?
“e le montagne russe dell’aprile.” questo aprile così di assillo alla poesia… verso di magnificenza, un taglio sul senso che non verrà, senso sempre promessoci e, invece.
m
si piegò alla vecchia il bimbo
“tu non esisti, inutile,
mie le stagioni e gli aprili:
dimènticati.
io già feci, ridendo”