*
oh crollami nel lato di statura
che io guardi il contatto
e ti veda e mi veda e vi veda vedovi del caso
sottostante vedovo, codice del solco
alamari alla mansuetudine nella sconfitta.
(ma) non basti la rendita del foglio
qui tra stanze di acrobazie, fide agrodolci fife.
marino stuolo marmo di presa logica
l’illogico nel clown down.
*
Dalida a fine ovazione di canzone
mostra l’orchestra atto di cenobio.
*
nel pane delle siepi c’era un giuoco
colmato dalle aureole dei forse.
*
in un collo di soffitta ha visto l’angelo
braccato da una rendita di preci:
tanto per non sbadare a sbadarsi
ha di nuovo pianto
vestito da una tuta ad obelisco
in mezzo alla piazza.
*
principe di altura di frattura
il labirinto del dito, del dito che indica
senza capire le pire dei fuochi
dei dollari in mezzo al giardino
della Casa Bianca bubbonica
in un incastro di ascensori finanziari.
*
labirinti di occasi il sì degli sposi
salutati dal riso delle pietre serene
cantoniere. alla lavagna l’acrobata
prevede felicità marine moine di misure
sul vuoto di tacitarsi nodi di scorsoio.
*
gli occhi spiccati in cima
del frutto che non si può mangiare
né dentro il giogo né sopra la nuvola.
*
appello che si noti una venula
apparsa senza call center né
tirar di sangue il medico di guardia:
fu del guano la parità
più domestica dell’inguine.
poi ti amai invero con uno stuolo
di logiche invereconde
la contumacia al codice.
*
alla stazione di Trastevere versavo
vocali alle consonanti per correggere
il tempo del treno vacuo.
col cuore in tenebra a vent’anni
c’era da avvilire un ciottolo con un tono di tacco.
*
tracollami nel lato dell’occhio
che io ne muoia
che io ne possa morte
passeraccio di fame come sempre
dalla vendemmia al mitra come sempre
certissimo presagio ertissimo
doccia d’immanenza.
*
cenotafio d’acqualagna poter morire
notizia fida di una certa zolla
l’infida dacia che ci celò amanti
ire di resine sin- per fieri.
*
l’aquilone è finito sotto il piatto
qui mangia insieme al bambino
bino di madre e padre.
alla merenda gireranno insieme
il sì nel meno che se li porta via
note di enigma abracadabra insieme.
*
per caso ha imparato ad intrecciare
i capelli quando ormai era finita
cialda di caffé presa al corridoio
con un diluvio di via a darle lutto.
in forse sotto l’apice d’icona
maledizione l’aria per condizione
corpo di fuso non averlo più.
*
dimmi di te che ti frazioni al peggio
al mito della febbre che s’insana
in ròbot-bordelli e figlio sazio.
questa la felicità del fuoristrada
senza la natura che ti faccia faccia.
*
[da Pecca di espianto, 2007]

l’angelo
braccato da una rendita di preci
Ardui rimpalli semantici e rimandi e incastri
fonematici a nastro,
complice o malgrado il codice contumace.
Vertigine d’alliterazioni
e perversioni frastiche.
Gioco goduriosissimo. Vien quasi la voglia di farti il verso ma è difficillimo (ci vorrebbe una lingua poetica come questa, più agile e circonvoluta del pensiero).
komplimenti a marinapizi veramente ecezionale suo gioco linguistico come dice monasteri, veramente komplimenti io avevo amato dalida cantante veramente ecezionale, grazie a tuti io seguire blog da russia tante bele cose, vassily
complessità accuratamente ricercata, direi, che cancella le tracce.