Mezzo lepre

di Emanuele Kraushaar

lepre.jpg

L’altro giorno sono sceso di fuori. C’era un cielo bianco quasi nucleare. Ho comprato il giornale e c’era scritto di uno strano essere mezzo lepre e mezzo cavalletta che si aggirava dalle parti del mio quartiere. Sono subito tornato a casa e mi sono chiuso dentro.

Ho invitato la signora della porta accanto.
Le ho cucinato qualcosa e lei ha preso a parlare dell’essere mezzo lepre e mezzo cavalletta. Mi faceva venire i brividi sulla schiena, perché ne parlava con naturalezza. Che sembrava suo figlio quella specie di mostro.
Il pranzo è stato un mezzo incubo.
Poi mi sono alzato per sparecchiare e dalla finestra della cucina ho visto che una lepre con le zampe da cavalletta aveva sbattuto sul vetro. Stava morendo e aveva sporcato tutto di sangue. Solo allora ho preso coraggio, sono tornato dalla signora della porta accanto, l’ho presa con forza per mano, l’ho portata in cucina, le ho mostrato la bestia morente, l’ho baciata con passione, ho preso la macchina fotografica digitale, ho fatto un paio di foto, poi ho preso una gabbia e ho detto: “Con i soldi che ci daranno giornali e televisioni ti porterò a cena fuori per un mese”.
Lei mi ha guardato con gli occhi che le brillavano.
Poi quel mostro deve aver detto qualcosa mentre cercavo di metterlo nella gabbia. Ha cominciato a saltare ed è riuscito ad entrare in casa, lasciandosi dietro una scia di sangue.
La signora della porta accanto sembrava divertita. Io ero ricaduto nel vortice di terrore, perché non mi aspettavo che quella bestia parlasse anche. E poi credo abbia detto tu sia maledetto per sempre.
Dopo un attimo mi sono accorto che avevo perso la signora della porta accanto, perché aveva preso a guardarmi con disprezzo.
L’ultima cosa che ho visto prima di chiudermi in camera da letto è la sua sagoma che usciva accompagnata dal mostro zoppicante.

(da Tic)

48 pensieri su “Mezzo lepre

  1. Carla

    è un vero incubo, questo che ci narri…
    Veni a Noceno, che ti mostro i nidi di vespa sotto la grondaia…

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  2. Fabio Brotto

    Piccolo racconto del terrore. Ben riuscito, direi. Ai miei occhi appare chiaramente come un racconto di rivalità. Da questo punto di vista, anzi, è esemplare. L’oggetto erotico, la vicina, sottratto all’io narrante da un essere che gli appare come un mostro. La comparsa improvvisa di quest’ultimo, la violenza e il sangue. La duplice natura è caratteristica dei mostri e della violenza di cui sono portatori e vittime. Denso davvero, questo racconto, e aperto all’interpretazione.

    Detto da un cacciatore: a questa lepre-insetto sparerei volentieri, e mi accorgo che non sarebbe un gesto di caccia: sarebbe un gesto di guerra, o un omicidio.

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  3. Francesca Matteoni

    Silvia: anche io ho pensato subito ad Alice!

    Molto bella l’apertura sul cielo irreale/nucleare da quiete dopo il disastro.

    Il mostro sembra più che una degenerazione una creatura meravigliosa che abbiamo dentro e non riusciamo a vedere libera. Dobbiamo storpiarla e renderla irriconoscibile. Convincerci del suo orrore per la grande paura di lasciarla andare.

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  4. gabrielepepe

    Il racconto non mi entusiasma ma io non faccio tendenza visto che non ci capisco nulla di prosa e narrativa visto che ho la “fissa” per la scrittura poetica ma ahimé anche di questa ci capisco poco… :o))
    Cmq la foto e il racconto mi han fatto pensare a “l’individuo anatra-lepre” appendice ai versi di “disturbi del sistema binario” di Valerio Magrelli. Voi nella foto che ci vedete? Un’anatra o una lepre?
    pepe

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  5. emanuelekraushaar

    @ Carla: grazie per i nidi (ci faccio un pensiero!).

    @ Fabio: tra poco qui ci sarà bisogno di un cacciatore di zanzare tigre… comunque a parte scherzi la vicina avrebbe apprezzato il tuo intervento (lei sì eccome).

    @ Silvia: a me i ghiri adesso mi han tirato in mezzo alla testa un racconto breve di Trevisan (credo l’ultimo di Shorts).

    @ Francesca: una lettura che mi riporta velocemente a quando scrissi il racconto; il massimo sarebbe poter uscire dalla porta con vicina e mezzo lepre (è vero!).

    @ Gabriele: grazie veramente per richiamo: mi interesserò al più presto di questo individuo anatra-lepre.

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  6. Carla

    p.s.Gabriele
    io ci vedo le orecchie di una lepre di sicuro….il resto non saprei….
    ma Emanuele, ci sono di gia le zanzare tigre?
    se c’è un insetto che non sopporto, oltre al millepiedi, è proprio la zanzara, tigre poi…!
    ciao antonellina!

    Buona serata!

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  7. emanuelekraushaar

    ancora no veramente, ma l’attesa è angosciante. praticamente dopo il freddo arrivano: ci sono pochi giorni perfetti nel senso con gli uccellini e senza zanzare tigre.

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  8. Carla

    a Noceno l’altro giorno ho visto una specie di creatura-verme incredibilmente minuscolo, verde, un filo praticamente, che si muoveva sulla roccia rimbalzando sulla sua estremità…..

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  9. fabry2007

    i bestiarii sono un genere fortunato, anche se di nicchia. qui, però, come hanno fatto notare Silvia e Francesca, c’è un gioco di rimandi letterari che ne fa qualcosa di più vivo e popolare, nel senso migliore del termine. gli psicologi trovano patologie dove non si racconta più dei mostri. bisognerebbe fare la prova con un bambino: che effetto gli farebbe questa short story?
    ciao, Emanuele.

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  10. mauro baldrati

    Una short efficace. Con un linguaggio diverso potrebbe essere un racconto breve di Burroughs.

    Per Fabio Brotto: che significa “Detto da un cacciatore: a questa lepre-insetto sparerei volentieri, e mi accorgo che non sarebbe un gesto di caccia: sarebbe un gesto di guerra, o un omicidio”.?

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  11. Fabio Brotto

    A Baldrati:

    Sparare ad una lepre-lepre è un gesto di caccia. Ma sparare ad un essere umano (che appare mostruoso perché in realtà è un rivale che l’odio o la paura o entrambi traformano in creatura orribile da linciare o espellere) è guerra od omicidio. In sostanza io penso che il mostruoso sia sempre un prodotto della rivalità interumana. Non a caso anche nel Novecento ai nemici venivano sempre attribuite sembianze orripilanti. E’ una prassi umana che si perde nella notte dei tempi. E spesso è inconscia, e tanto più significativa come in questo bel racconto.

    Io riconosco la tendenza alla violenza che è in me, non faccio finta di essere un agnellino. Quindi so che se vedessi un mostro come quello il mio impulso sarebbe quello di ucciderlo. Sarebbe un impulso omicida.

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  12. mauro baldrati

    Fabio: puoi soddisfare una mia curiosità? Leggo che sei un cacciatore. Ti chiedo: come puoi coniugare l’attività letteraria, o gli interessi letterari, con l’imbracciare un fucile e andare a sparare ad animali selvatici, liberi? Guarda, non sentirti criticato. Non reagire in difesa. Conosco bene i cacciatori. Mio padre lo è stato per tutta la vita, ho avuto cacciatori in casa per tutta l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza. Conosco le vostre argomentazioni, che in fondo siete degli ecologisti perché ripopolate ecc. Però resta il gesto violento di sparare a una lepre, a un uccello, e ucciderlo per divertimento, e anche se è ripopolato è pur sempre vivo, ha la sua storia nel mondo. Ora, la letteratura dovrebbe aiutarci a capire noi stessi, il mondo, la vita, e capire significa anche migliorare. A me piacerebbe conoscere le tue argomentazioni, ma sincere e coraggiose, non demagogiche, magari non in un commento di risposta, ma in un vero e proprio post.
    Saluti.

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  13. Fabio Brotto

    Caro Mauro, la demagogia mi è totalmente estranea, al contrario della tendenza ad oppormi alle opinioni dei più. Ho rinunciato da un pezzo ad argomentare la mia passione per la caccia e la pesca ai non cacciatori e non pescatori. Ti devo una risposta, però.

    Tra me e un animalista c’è una differenza più ampia che tra me e un islamista (insieme al quale potrei fraternamente consumare le carni di un agnello dopo averlo sgozzato con le mie mani). Non reagisco affatto in difesa: la sensibilità animalista di moltissimi occidentali odierni mi è totalmente estranea. Penso che si tratti di una sensibilità vittimaria che porta a vedere tutti gli esseri come ugualmente soggetti a divenire vittime (compresi i vegetali in alcune correnti di pensiero). E anche come sostanzialmente uguali: gli animali selvatici sono “liberi”. Sono come noi. Perché dunque non liberare anche quelli che sono schiavi negli allevamenti anziché occultare la loro uccisione?
    Qui non si tratta di ecologia ecc. Io non penso, semplicemente, che tra animale e uomo ci sia continuità. Ma cacciando e pescando e uccidendo degli animali io mi sento perfettamente realizzato e inserito nell’ordine della natura. Punto. Certo, se una specie animale è in declino, è giusto vietarne la caccia o la pesca. Il vero oggetto del contendere, in realtà, è qui l’uccisione in sé. Io ho ucciso, dai tempi della mia infanzia, migliaia di animali, e non ne provo alcun rimorso. Continuerò a farlo, insieme ai miei cani da caccia. Quanto al miglioramento che la letteratura opererebbe su chi la frequenta, non sono d’accordo. La letteratura può anche corrompere, e ci sono analfabeti migliori e più saggi di tanti letterati e poeti isterici e sempre in conflitto, pieni di risentimento e gelosia. Penso che la letteratura non abbia alcun potere salvifico in quanto letteratura (basta leggere il V dell’Inferno, Dante ne era ben cosciente).

    Da un certo punto di vista, è estremamente interessante questa nostra società, in cui i media si occuparono pochissimo del ragazzo ucciso da un pesce, l’anno scorso, e moltissimo dell’orso bruno ucciso in Germania. E in cui io sono ormai abituato ad essere guardato come un quasi criminale…

    Letteratura e caccia? Potrei girare la domanda a Turgenev, Hemingway, al Levin di Tolstoj e soprattutto a Mario Rigoni Stern, grande uomo, maestro di vita e cacciatore. Ma questo infine so con certezza: alla letteratura e alla poesia potrei rinunciare, alla caccia, alla pesca e alla filosofia mai.

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  14. Fabio Brotto

    L’uomo non è una bestia. Se si comincia affermando l’identità tra uomo e animale si arriva necessariamente all’hitlerismo. E a che cosa debba essere educato l’uomo lo stabilisce ciascuna cultura. Tanto per dire, la poesia omerica forniva un modello educativo eroico, ecc.

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  15. Marina Pizzi

    Fabio, Lei ha una visione “professorale” (non è offensivo, mi creda, l’aggettivo) della vita. la cultura dovrebbe, ripeto dovrebbe, attutire lo scempio della storia e del quotidiano. la religione, ahimé, si è “rivelata” guerra di sangue. il cibo è sangue, l’amore è sangue, nascere è sangue, morire è sangue, tutto. il sangue è indelebile, i miti sono sangue. le bestiole da Lei uccise non per FAME le ricordano che sono state assassinate da una Bestiola più intelligente ma infinitamente più crudele. il cerchio è senza rimedio. con cordialità, marina

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  16. Fabio Brotto

    Sono perfettamente d’accordo, Marina, su alcune cose. Anche se sul “professorale” avrei da osservare che l’atto artemisio è professorale solo nella sua evocazione verbale, ma non nel suo essere atto. Detto in altri termini, quando sparo ad un fagiano sono molto poco professore.

    Del resto, per esserlo, la teoria mimetica e l’antropologia generativa, di cui sono un adepto, collocano la violenza all’origine stessa del divenire umano dell’umano. La violenza all’interno della specie, intendo.

    Da quel poco che ho capito di te, tu mi sembri una catara, che vorrebbe un mondo altro, perché quello creato da Dio (o da chi per Lui) le fa orrore. Ma il concetto stesso di crudeltà, che varia da una cultura all’altra, è un prodotto degli umani. Qui in Veneto (ma non solo) cinquant’anni fa i figli dei contadini, che erano la maggioranza dei ragazzini, “andavano a nidi” e gli uccelletti implumi finivano in padella. La tradizione cristiana non ha mai considerato peccaminose queste pratiche, e papi e cardinali sono andati per secoli a caccia (dalle mie parti qualche parroco ci va ancora) senza problemi.

    Secondo me, coloro che giustificano l’uccisione solo PER FAME dovrebbero porsi il seguente problema: chi uccide per fame (sua o di altri) dovrebbe anche non provare piacere durante la sua attività? Ciò è impossibile, a mio parere, se non nei mattatoi industriali, che la nostra civiltà vuole rigorosamente occultati. Ma i partecipanti alle mattanze del tonno, alla pesca del pesce spada, ecc., oltre a faticare, gioiscono, e gioiscono della predazione in sé. L’umano ha nel DNA la predazione. E mi vedo Pietro e i suoi compagni esultare durante la pesca miracolosa, anche quella un atto crudele…

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  17. mauro baldrati

    Fabio, neanch’io sono interessato a una discussione sulla caccia, avendola sostenuta innumerevoli volte e, da animalista quale sono, ho per così dire gettato la spugna. Le tue argomentazioni sono, tuttavia, quasi tutte “di testa”, anche se dimostri di avere ormai dato per scontate una serie di argomentazioni che non esibisci, ma adombri come codici, perlopiù nascosti (cioè cose non dette, perché non c’è più nulla da dire in proposito – non so se riesco a spiegarmi); tuttavia, noto nelle tue parole una sorta di rassegnazione orgogliosa alla violenza che traspare in te (“insieme al quale potrei fraternamente consumare le carni di un agnello dopo averlo sgozzato con le mie mani”); una violenza e una mancanza di compassione che ti porti dentro, e della quale ti sforzi di andare fiero.
    Forse quello che ti ho chiesto è una sorta di seduta di autoanalisi letteraria, cose credo quasi impossibile. Diciamo che la tua risposta mi ha soddisfatto al 47-48%. Comunque grazie.

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  18. mauro baldrati

    I commenti si sovrappongono. Tuttavia aggiungo – scrivo un po’ di fretta perché devo uscire – che, al di là delle considerazioni parafilosofiche (diciamo che le tue sono una nobilizzazione delle crude argomentazioni dei cacciatori più “popolari”), voi avete un’altra caratteristica: per come vi vedevo, da ragazzo, eravate degli uomini grandi travestiti da soldatini, con le tute mimetiche, i fucili, le cartuccere. Cioè come un’attaccamento tenace ai vecchi giochi della guerra e dei soldati, come non volersi staccare dall’infazia maschile del gioco alla guerra, però con armi vere stavolta.

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  19. Fabio Brotto

    Compassione per gli animali non ne ho affatto. Hai ragione, Baldrati. E anche a rilevare che ne sono orgoglioso, non mi sforzo di esserlo, lo sono proprio apertamente e convintamente. Sono anche convinto di aver portato alla luce tutta la violenza che è in me, a differenza di tanti altri. Non ho capri espiatori, neppure negli animalisti, che spesso, viceversa, ne hanno nei cacciatori.
    Quanto alle argomentazioni “di testa”, io nego che vi siano argomentazioni non razionali: non sarebbero argomentazioni. Se rimaniamo sul piano del puro sentimento, non vi sarebbe alcun criterio per distinguere il buono dal cattivo. Tu hai pietà degli animali, che è un sentimento, io no, e provo piacere nella caccia. Se si contrappongono sentimenti diversi, prevarrà non il più giusto, ma il più forte.

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  20. mauro baldrati

    Fabio, forse io esagero nella franchezza, ma ti prego di considerare la mia anima di romagnolo purosangue (terra, come ho scritto, di cacciatori sfegatati), che fatica a mediare, a essere carino. Mi sembra che non solo vai orgoglioso della tua mancanza di compassione, ma ti pavoneggi, la esibisci con una sorta di leziosità, come se ti crogiolassi nel fascino del male, del sangue. Tu vuoi, o hai voluto, dimostrare qualcosa a qualcuno, anche se non so cosa e a chi. Tu, Fabio, per quello che rappresenti, mi fai paura.

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  21. Fabio Brotto

    Marina, ovviamente ai miei occhi tu non sei affatto una bestiola… oltre che essere catara, hai delle tendenze autosacrificali evidenti. Tipiche di molti poeti romantici e post (in vario modo)romantici. Molto interessante!
    A Baldrati vorrei dire che la serie dei miei post qui sostiene appunto esservi una differenza fondamentale tra sangue animale e sangue umano. Solo quest’ultimo, in quanto violentemente versato, è legato al male. Vorrei che la mia posizione fosse capita, anche se non viene condivisa…

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  22. Marina Pizzi

    la “capisco” quale estrema razio sacrificale, ma non posso, non posso proprio condividerla. il gatto moriva nella cesta e io morivo, almeno un po’ con esso, Lui! un’agonia, un omicidio, una nascita, una scissione sono bestemmie veramente incodivisibili. solo il vero bene disperato ha sibilo divino e nessun adepto fanatico o razionalissimo. la poesia è qui, apposta: così inane, scettica e religiosissima anche nel turpiloquio e/o nelle ronde di ogni avanguardia.
    grazie da marina

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  23. Carla

    @Emanuele,
    oggi all’ASL di Lecco si parlava dell’imminente arrivo delle zanzare tigre!
    Aiuto!
    😉

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  24. emanuelekraushaar

    Ecco sposterei l’attenzione su questi esseri che hanno veramente la grinta delle tigri (nell’attaccare): come fermarli?

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  25. emanuelekraushaar

    sposterei ANCHE l’attenzione. mi interessa molto il dialogo, ma devo tornare su alcuni passaggi.

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  26. Fabio Brotto

    In effetti, Emanuele, il dialogo si è spostato a diatriba cacciatori- anticacciatori. Non di questo tratta il post. L’attenzione a mio parere dovrebbe concentrarsi sul mostruoso e su quello che lo genera. La teratogenesi (che bello il greco!). La mia tesi è che dietro il mostruoso ci sia sempre l’umano, e che solitamente le vittime vengano designate come mostri. Che quindi il tuo mezzolepre sia un umano. Rapitore di donne e portatore di sangue, ovviamente. Massimamente impuro, poiché mostruosità e impurità si accompagnano, e quel sangue è impuro. Credimi, Emanuele, la tua storia dal punto di vista antropologico è da antologia.

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  27. mauro baldrati

    Fabio, la discussione non è stata tra cacciatori e anticacciatori, l’ho detto fin dall’inizio, questa è una riduzione, ma tutto è partito proprio dal post, che ha fatto emergere un esempio – il tuo – di violenza interiore e sadismo, aggiungo, perché mi pare evidente, con ammissione, mi pare, da parte tua. Quindi, il tutto è pertinente.

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  28. Fabio Brotto

    Mostruosità e impurità si accompagnano non nel mio pensiero, ovviamente, ma nella pratica e nell’immaginario dei gruppi umani. Io non credo che esistano i mostri. Intendevo dire che nella storia dell’umanità e dei suoi miti l’impuro e il mostruoso sono strettamente legati. Ovvero si tende ad attribuire a qualcuno (capro espiatorio) la mostruosità e l’impurità per espellerlo o linciarlo e così scaricare la violenza che altrimenti annienterebbe il gruppo umano. In fondo i nazisti hanno fatto esattamente questo con gli Ebrei, rappresentati anche con fattezze repellenti, che giustificavano la loro eliminazione. Non vedo però, Marina, alcuna relazione tra tranquillità e nazismo. Se non forse, molto alla lontana, nella tendenza di ogni gruppo umano ad espellere ed eliminare l’eterogeneo caricandolo di responsabilità per il malesssere del gruppo stesso: appunto il procedimento del capro espiatorio. Eliminato il mostro nel suo seno, il gruppo ritorna (per un poco) a vivere tranquillo.

    Rispondi
  29. Fabio Brotto

    Tu personalizzi troppo, caro Baldrati, e su questo piano non posso seguirti. Ho parlato anche troppo di me, e non intendo farlo più oltre. Nella mia visione, la violenza è un dato ineliminabile degli umani. Preferisco non usare il termine “sadismo”, per i suoi connotati piscoanalitici fuorvianti. La violenza come tendenza insita in noi può solo essere differita (e il linguaggio ha anzitutto questa funzione). Ma va anzitutto portata alla luce della consapevolezza. Chi dice di non avere delle tendenze violente in sé mente: le abbiamo tutti, più o meno sepolte in noi. Il differimento della violenza dell’uomo sull’uomo, caratteristica della nostra specie, è quindi il compito fondamentale. Nella mia visione, Gesù è colui che mostra come questo differimento possa essere realizzato e reso infinito. Quel Gesù che risorto fa pescare (e uccidere) molti pesci (Giovanni 21,1-12)

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  30. emanuelekraushaar

    grazie a Fabio (39), non so se è da antologia dal punto di vista antropologia, comunque mi è piaciuta molto la lettura di Francesca: “Il mostro sembra più che una degenerazione una creatura meravigliosa che abbiamo dentro e non riusciamo a vedere libera. Dobbiamo storpiarla e renderla irriconoscibile. Convincerci del suo orrore per la grande paura di lasciarla andare”. E qui la lepre che di solito è un animale in fuga (o almeno così e nell’immaginario) fa proprio venire paura di… lasciarla andare.

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  31. mauro baldrati

    Caro Brotto (a questo punto devo usare anch’io il cognome), personalizzo? Tu hai offerto un’esibizione (personalizzata?) di gusto della crudeltà sugli animali, sui deboli, gli indifesi. Tu ti sei esibito, e ti sei vantato, non io. Poi è facile ammantare tutto di filosofia facile, e persino di religione.

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  32. Fabio Brotto

    Caro Baldrati, che mi hai chiesto di essere sincero e coraggioso, e poi mi condanni: vuoi forse non un interlocutore, ma un capro espiatorio? Son qui.

    E potremmo andare avanti per giorni, battuta e controbattuta, in un crescendo mimetico che non mi appartiene. Mi sarei esibito e vantato… Ma cosa dovevo fare per risponderti con sincerità? Ho dichiarato le mie pratiche e le mie pulsioni, e ne ho fornito l’interpretazione che possiedo. Altro da fare non ho. Certo il punto dello scontro tra noi due è, ripeto, puramente e semplicemente, se l’uccisione degli animali per sport sia un crimine. Per gli animalisti come te lo è. Chiaramente si tratta di un dato non negoziabile. Tra l’altro so bene che gli animalisti mi odiano in quanto cacciatore, mentre io non li odio affatto in quanto animalisti, anche se la penso diversamente, e cerco di interpretarli. Quindi per te io sarò sempre un sadico criminale, proprio perché, in quanto animalista, non distingui l’animale dall’umano, come mostra la tua frase “crudeltà sugli animali, sui deboli, gli indifesi”. Qui la mia “filosofia facile” imporrebbe il rigore: andare a caccia di formiche, come propone Carla, non è cosa meno impegnativa che andare a caccia di fagiani. La massaia che massacra le formiche con prodotti chimici e schiaccia i ragni sul muro, poiché non lo fa per fame ma solo perché la disturba la visione degli insetti, sarebbe criminale come me (che tra l’altro sono mirmecologo e mirmecofilo).

    Infine, Baldrati, se rivedi i nostri post con animo sereno, potrai notare che mentre tu muovi rilievi che hanno a che fare con la mia personalità (sarei sadico ed esibizionista, nonché uno che fa “filosofia facile”, e usa la religione a suo comodo; si sfiora l’offesa o no?) da quello che io scrivo non risulta alcunché sulla tua, ma solo una discussione di tue idee e affermazioni. Io non ti muoverò mai alcun rilievo personale, qualsiasi cosa tu dica su di me.

    Pace e Pensiero

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  33. Fabio Brotto

    A Baldrati vorrei dire che il mio passaggio al cognome non è una presa di distanza nei suoi confronti. Ho sempre chiamato i miei più cari amici col cognome. E preferisco di gran lunga essere chiamato Brotto che Fabio.I cognomi sono più interessanti e vari dei nomi. Il mio ad esempio deriva dal tedesco Brot, pane: e chiaramente ha molto a che fare con la mia bontà.

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  34. emanuelekraushaar

    dico quello che mi viene in mente in questo momento:
    sere fa alle invasioni barbariche c’era Raoul Montanari che parlava della pesca come se parlasse di un momento sacro
    giorni fa c’era un amico dei miei che accarezzava il mio cane e parlava di quando va a caccia con il suo cane
    molte sere fa ho visto un cortometraggio di un tipo che veniva pescato dal mare ingannato da una pasta sulla spiaggia (poi ho rivisto una sequenza simile in un video degli Aerosmith)
    qualche giorno fa un mio amico mi parlava della sua scelta di essere vegetariano
    eravamo in un bosco immenso
    e a me era venuta in mente l’immagine di Leopardi che saltella per non schiacciare i vermi e le formiche

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