In primo piano la copertina originale dell’LP della colonna sonora del film Senza sapere niente di lei, di Luigi Comencini, 1969. L’ho rivisto l’altra notte, quel vecchio romanzetto in motion picture, in piena crisi d’insonnia. “In onore di Luigi Comencini”, recitava la didascalia di Canale 5. In piena notte fonda, quando anche l’ora dei vampiri del Dracula cha cha cha di Brunomartiniana antichissima memoria era scoccata da lunga e nera pezza, quando il primo pendolare guaiolante sbadigli cavernosi accendeva il gas per il primo caffè-ricco-mi-ci-ficco, ecco fatto a buonissimo mercato l’onore al vecchio e glorioso regista scomparso, nato a Salò nel 1916 anno di Grazia e ovviamente del Signore, ben dopo le 120 giornate di De Sade e ben prima di quelle del PPP più cinematograficamente insostenibile. Mi ricordavo meglio Incompreso, vi dirò all’orecchio come si fa di solito ai cari vecchi sodali della guerra di Crimea al nostro circolo ufficiali preferito; con il console inglese a Firenze Anthony Quayle, i due figlioletti trascurati – soprattutto il maggiore- e la giovane e bella e brava mamma morta che parla dal magnetofono in una registrazione di momenti felici e perciò ancor più struggente all’orecchio e ovviamente al cuore. 1966, se non ricordo male. Un film che ti mette sempre una leggera stretta d’emozione alla gola nel frattempo riarsa, mentre gli occhietti ancor giovani vanno ad appannarsi. Questo è invece un giallo rosè brut, con la Paola Pitagora after Lucia Mondella ventottenne e naturalmente caruccia alquanto, e un Philippe Leroy trentottenne ma già fascinoso sciur, anche se scapolon de scapolinis, e assicuratore sulla vita per soprammercato, come direbbe Shakespeare in buona traduzione ING-ITA. E con un finale agghiacciante che un po’, per lo scontro automobilistico mortale proprio calato come un poker nero alle ultime inquadrature, mi ricorda alla velocità del siluro quel capolavoro a mio avviso assoluto che è La prima notte di quiete di Zurlini (Delon che cappotta pesante per le strade extraviscide della riviera romagnola a bordo di una Citroen Traction Avant rigorosamente nera, che intanto s’infiamma ed esplode) e la spider Alfa Romeo rossa 1963 con a bordo l’accoppiata Piccoli/Bardot ne Il disprezzo di Godard, tratto dal Moravia Albertazzosordo dell’omonimo pas nouveau roman anzichennò. Ma la soundrack del film comenciniano non del tutto riuscito e fonato sul video a ore non proprio liete era dell’Ennio Nationaldevideo, il Morricone non Nando che ci allieta dal cinquantennio ultimo di musiche da film che sì, diciamolo pure a festivalbariche ugole spiegate, viaggiano da sole evitando le buche più dure, che stan su insomma da sole, come se dise a Milàn di due cocomeri avantrenici femminili sans besoin de push-up. Choukhadarian el me amis il Lord Brummel de Sanremo sarà d’accordo, credo, sia per il concetto di profondità abissale qui esposto, sia per lo stile che il vostro affezionatissimo camaleonte letterario qua vi propina a tutto spandere per la gioia – si fa per dire, nevero – di grandi e piscinin. Ecco, se il film del recentemente scomparso regista di Tutti a casa non è all’altezza delle pellicole più rinomate della Cinecittà nostra, è senz’altro nonchè comunque avvertibile anche dal palato musicale più fine e selbstverstaendlich delicato che la summenzionata soundrack è all’altezza delle migliori di E.M., allievo nientepopodimeno che di Petrassi, com’egli a ogni piè veloce sospinto ci ricorda. Semplice, evocativa, con quel sottofondo pervasivo di solenne amarezza che fanno del suo sound un marchio di fabbrica delle emozioni più agglutinanti. Vale la pena rivedere quel film ambientato in una autunnale e piovosa Milano solo per questo gravoso gusto di struggimento tutto da assaporare.
Franz Krauspenhaar

Grande regista che ci mancherà. Un altro che se n’è andato, uno degli ultimi di una stagione irripetibile! Chissà se torneremo a vedere film italiani di quel livello? Da amante di cinema, del cinema italiano me lo auguro…Bel post!
Un caro saluto
Su BB, lieblich Franz von Deutschland, imperdibili i racconti di passione e sentimento fatti dal semper vivo Gigi Rizzi, il playboy più attivo di tutti i ruggenti 60s della Costa Azzurra. L’è òn mè amìs, ma li dice a tutti, giuro
“quel capolavoro a mio avviso assoluto che è La prima notte di quiete di Zurlin”:
concordo senza riserve.
ciao, Franz, ciao da Marina
Con Incompreso ho pianto le mie migliori e più abbondanti lacrime.
Per non dire di quelle inghiottite in silenzio, fino a che la gola ti fa un male da morire.
Il fratello più grande (Stefano Colagrande, attore da one-movie only) più o meno mio coetaneo, abitava vicino a casa mia ai tempi del liceo lo incontravo assai spesso.
Più lo guardavo e più mi chiedevo:
ma come sei riuscito proprio tu, ora ragazzotto del tutto insignificante per non dire …ehm..decisamente bruttino, a farmi spremere così tante e calde lacrime in quel della mia quieta adolescenza ?
La “Lupa” ringrazia e (già sai) – ti preda/dona al Mulino;)
RoJo.
Eh Sweet Wolfie, sì, giàssò e ancora ti ringrazio!
Anto, parli dei melodrammi del Matarazzo Raffaello, soprattutto. Come “Catene”, for example. O – e qui mi voglio davvero rovinare – “La risaia”, con la Milo al debutto, prodotta dal suo futuro marito Morris Ergas. Erano trasposizioni anni 50 dei vecchi feuilleton. Spessissimo Nazzari (“e chi non beve con me, peste lo coulga!”) e la Sanson; come avversari del buono e mai domo a volte un giovane e arcigno Gassman o un cinico Sanipoli, o ancor peggio nella scala dei valori morali, un piacentinissimo Franco Fabrizi – come tutti sanno, anche mia madre, padre della nostra Mitona Medici- negli anni che lo videro coprotagonista ne “I vitelloni”. Grandi film popolari, che proiettavano a tutto schermo un’Italia ancora diroccata, povera, scura, piccola, gretta.
Barbara, io ricordo che i due bimbi del film “Incompreso” erano assai carini, Colagrande ovviamente compreso. Mah. Forse abbiamo idee diverse della salute e della bellezza fisica? Eppure io esteta sugno!
Eh Marina, quel film di Zurlini sì, è un capolavoro. E mi fa piacere che tu sia d’accordo. Un film duro, difficile, livido, pieno di passioni non totalmente consumate; dove nuota, sul fondo limaccioso, la poesia, cinematograficamente rappresentata da questo nostro regista così poco conosciuto, e dal personaggio di Delon, professore di lettere, e da quella splendidezza che era Sonia Petrova, attrice francese di sconvolgente avvenenza ancora in attività (il film è del 72).
Grande Gioan Les Pins, se sei amigocharlie del nostro mitico Gigirizzi, chiedigli di Guenther Sachs, un altro dei miei miti playboyeschi. E perchè non lo intervisti per LPELS, o fai un post acconcio alla bisogna su di lui? Ti piace – oltre che la menta – l’idea?
Grazie Luca, attento as always; il cinema italiano quasi non esiste più. Purtroppo. Di Comencini ricordo un bel film della fine dei 79, “L’ingorgo”; una specie di film felliniano che si svolge tutto – o quasi – su una fetta di autostrada paralizzata da un misterioso ingorgo. Con -anche – un valido Mastroianni e una ancor “tenente” (nel senso di “tenere botta”) Stefania Sandrelli.
Su “L’ingorgo” volevo scrivere “fine dei 70”, e m’è venuto “dei 79”; che poi magari è del 79 davvero. Anche se mi sa che è del 77 (poi controllo incrociatamente su Mereghetti e Farinotti, va là).
L’ingorgo è un film notevole, un po’ dimenticato nella filmografia del Nostro! E’ del ’79 il Morandini conferma… 🙂 Ho amato molto: La valigia dei sogni, Pane, amore e fantasia (qualcuno ha ipotizzato che a girarlo in realtà fu Vittorio De Sica), La bella di Roma, La finestra sul luna park, Tutti a casa (Sordi magistrale!),Incompreso, Pinocchio (straordinario Manfredi), Cuore (idem Eduardo) e Ragazzo di Calabria con un grande (ma è scontato dirlo!) Gian Maria Volontè. Franz se il cinema italiano non esiste più diciamo che è agonizzante, io da amante della fabbrica dei sogni italiota sogno prima o poi una rinascita, o almeno spero di vederla e che non sia nel 2100…
Un caro saluto
Oh bene, 79. Vai così Ariano! (Non ce l’ho con gli Israeliti, neh? Anzi!) Orca, hai visto più Comencini di me! A me manca sia La valigia dei sogni che La finestra sul luna park.
Eh, il Pinocchio con Manfredi! Altro che quel guazzabuglio cazzutesco di Benigni (che come regista la fà pena, eh?)
Eh..sì, parole sante Franz! Il Pinocchio di Comencini è insuperabile, anche gli altri interpreti sono eccellenti: bravi Franco&Ciccio,Giuffrè,la Lollobrigida (se penso alla fatina di Benigni, Nicoletta braschi…)De Sica, ecc. Ho visto anche Il gatto con Tognazzi e la Vitti da manuale.. A presto
Un caro saluto