Il centro delle cose che sono (di Elena F. Ricciardi)

E’ l’alba?
Il silenzio cade dai rami alti a gocce . La notte ha impregnato di sé le venature sottili delle foglie e ora fluisce nel tenero verde nuovo dei germogli non ancora germinati. Tutto veglia immobile nel timore di perdere anche solo una goccia di questa pioggia . Attende, quale terra spaccata e arsa, di lasciarsi impregnare; il respiro, il battito, del cuore, il fruscio delle ciglia nel chiudersi degli occhi , ogni cosa si raccoglie in desiderio.

Fili d’erba e zolle, uova appena deposte dentro i nidi sotto l’ala protettrice e fanciulli neppure ancora concepiti. Tutto è sospeso ai fili sottili dell’attesa , tutto aspetta d’essere trasformato, tutto si fa silenzio . Il tempo non esiste e il cielo è appeso a quell’istante in cui la notte è un arco teso fino allo spasmo, fino all’istante che precede il sanguinare, lo squarcio di rosso che verrà, è il momento ineffabile, inafferrabile in cui la luce si manifesta nel nero delle stelle spente, come sogno o speranza, come ricordo. Imperioso, impellente anelito,vibra senza scosse, senza sollevare il margine del nero, mentre gli occhi restano spalancati come finestre buie e abbandonate e l’aria densa cola petrolio sopra le palpebre affaticate.
E’ fatica resistere allo strazio e pare dilagare più fitto e scuro l’orrido di una notte senza fine. Notte, un istante in cui il richiamo del giorno è un fruscio silenzioso, una memoria d’astri, un addio , forse una promessa. Notte è la parola muta del mistero, il suono immobile dell’universo, quello che precede ogni nascita, ogni sbocciare di rosa, è l’istante primordiale, la radice da cui trae vita la vita, l’orlo del baratro che abita il centro delle cose che sono. Un vagito non pianto sento straziarmi le viscere. Chi consolerà quel pianto? Quali braccia verranno a cingere il nascere tremante di ogni fragile verbo? Quale segno vedremo ? Quale suono romperà il guscio, la scorza dura, la pura nudità straziata di questo dolore, di tutto questo immenso assordante silenzio?
Ed io sono orecchio. Teso sull’orlo dell’abisso, grido il mio richiamo di pipistrello in attesa di un segnale di ritorno. Nessuno mi sente? Il silenzio cade dai rami alti, a gocce.

5 pensieri su “Il centro delle cose che sono (di Elena F. Ricciardi)

  1. Carla

    La notte….
    “Il tempo non esiste e il cielo è appeso a quell’istante in cui la notte è un arco teso fino allo spasmo”

    mi par di vedere l’orecchio
    proteso perfetto aderente
    nell’oscurità….

    Sei Grande Elena!
    baci
    carla

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  2. fk

    La notte è sempre migliore del giorno. Più sfacciata, più aderente al nostro vero essere. Di notte ci lasciamo andare ai nostri sogni, ai pensieri più profondi. Di notte arrivano le idee migliori, che sono anche le più difficili, e che di giorno ci paiono irrealizzabili. La notte mente, spesso. Ma una grande menzogna non è meglio, a volte, di una piccola verità?
    Grazie Elena, un pezzo suggestivo che a me fa scaturire tante suggestioni.

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  3. paola castagna

    libràta tra libri in libreria:
    …non so se è più vera la notte,
    in cui tutto appare possibile,
    in cui la tensione a cercare è forte e spesso fa soffrire…
    o se invece è più vero il giorno,
    in cui finalmente
    prendono forma reale i nostri pensieri
    e le nostre convinzioni…

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  4. elena f.

    Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell…”

    sentinella quanto manca ancora della notte?

    immagino il buio fitto nel deserto quattromila anni fa, in epoche di fiaccole che potevano spegnersi da un momento all’altro, immagino che allora più che oggi il senso del mistero in quelle notti senza luna doveva essere poderoso.
    quella notte è evocativa per me della notte del cuore, un abisso, un orlo buio circondato dalle cose che sono, dove abito io stessa,dove tutti consapevolmente o meno abitiamo, un confine fragile fra senso e non senso, dove il senso è dato dall’attesa, dal desiderio di vita, dalla vita che proprio da quell’abisso vuole nascere, è una notte che vive anche in pieno giorno una notte dove tutto attende di diventare cosa nuova…

    grazie carla, franz e paola

    e il mio grazie di cuore a fabrizio che sempre dona spazio al mio dire e stare con voi

    saluto tutti

    elena f

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  5. fabry2007

    grazie a te, Elena, che arrivi sempre al centro. ce n’è bisogno, con una discreta urgenza.
    fabrizio

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