Credo fosse tre estati fa che c’era stata quella terribile invasione di zanzare tigre. Io passavo i miei pomeriggi in giardino a studiare l’esame di storia romana e stavo sempre con gli occhi appiccicati alle pagine dei due volumi del manuale di Santo Mazzarino.
Spesso mi soffermavo su alcune sue frasi. Per esempio quelle parole fulminanti a chiudere il periodo di Eliogabalo: il suo bolide-sole tornò ad Emesa.
E quando delle espressioni mi colpivano incominciavo ad annusare le pagine del libro e ad accarezzarle come se potessi raggiungere le parole col tatto.
Quell’estate non giravo tanto la sera e se accadeva qualcosa in città lo leggevo il giorno dopo sul giornale.
Capitava anche che mi addormentassi in giardino e che mi risvegliassi al tramonto. E allora mi sentivo felice e rientravo in casa che mia madre stava già cucinando.
Una volta però mi sono svegliato con la gamba che sanguinava e decine di zanzare che succhiavano il mio sangue.
(da Tic)

ottimo modo per studiare, davvero, trasognamenti cognitivi
Le zanzare le odio ma mi ricordano la mia terra…quei tramonti sull’acqua che pare di essere al mare…il mare a quadretti (così lo chiamano!) della Lomellina. Io, ahimè, sono molto amato dalle zanzare… 🙁 Bel passo!
Un caro saluto
succede anche a me qualcosa di simile!
Quando trovo in un libro una frase o poesia che mi colpisce profondamente, annuso a lungo la pagina con grande voracia!
p.s.
Per le zanzare non preoccuparti, prima di dormire spalma sulle gambe una crema alla menta!;-)
ciao Emanuele
mi sa che ‘sto “Tic” me lo compro. i tuoi racconti hanno la misura giusta, un cortocircuito che quasi mai delude.
ciao, Emanuele.