*
con il martirio del sasso ti guardo penelope di stiva
tacco di cambusa senza blusa per il vento del gelo.
mostriciattolo di coma il salto della corda
oggi non uso presso i bambini senza più
le strade del sotto casa.
*
everlasting il tallone lo stinco lo zoccolo del boia
questa stima del sole che arde germoglio
una madre di tredici figli
retaggi di pietre morali dentro il deserto
di un capanno qualunque pre o post di qualcosa
salatissimo comunque. e quale apostrofo
toglierà il tatuaggio a fuoco del mandriano
ariano africano italiano americano
padrone ladrone con androne
adorato sul Canal Grande.
*
nel musico salto mitico
che fanno-sfanno le persone che muoiono
un tesoriere di resine forse
da tifoso si accalora
sprona scantinati cantine cartine pel cielo
del polo di olimpo, piramidea la madre per apice.
*
Cicala là (…) là (…) lucciola
qua la bandiera da onorare in inno,
il tuo ragazzino ti è spirato in tonfo
per canzonatura
di bulli birilli miliziani
con trappole d’ipnosi: il branco al banco.
Matteo nel labirinto del tuo bisbiglio
mantieni là, tua, gentilezza funambolica
spirito per il fuoco di questo cuoco
scempio, Matteo in testa alle grandini
di numeri nudi, indivisibile Angelo
contro toppe contro zeppe e di pena
ogni reo avvenire.
(a Matteo, alla Famiglia di Matteo)
*
portami il cianuro monastero di ebetudine
il fa al nero rotta io ne muoia
boia di me
meridione dio mignolo
Pollicino nomade di favole
ciancia per dopo per chi mi volle
leggio di gioco coma di amore.
*
non atta più la luna nemmeno al seminario
di aspiranti né tanto meno di spirati enigmi.
*
mansioni di dileggio qui sulla sedia,
una stanza per un davanzale
il giro di un fastidio nemmeno
un vicolo di simboli qui per abbrivio
viottolo da cavia almeno a far via.
qui se mi dài un letto di pertosse
voglio giovarne meno del meno
vuoto di vita per far dispetto d’ascia
alla ciancia vermiglia lo spettro d’io.
*
e ti amai per un fiocco di conserva
quelle meraviglie in atomi di zucchero
quando il cruciverba proprio non si risolve
né viene ad assolvere la vera chela.
davvero a dire è cosetta di lapide
ma quel giorno il tempo del notaio
ebbe a fare incetta di ogni gerundio
breve del breve più del giardino
botanico studiato allo scrittoio
vacuo inchino.
*
sull’orlo dell’ospizio ti ho vista
decrescere
pattuglia aliena a te per prima
madre del reo che ti dette scoro.
*
collera di pane dentro il labirinto
dentro di te che non mi uccidi
né mi vivi viva vita, scempio vero.
il picnic di ieri fu la furia
lanugine di giostrina
strilli alla primavera per razzia.
nella coloreria di sguardi un po’ di senso:
lo spiedo è alla brace eppure non si mangia
che giara di chiodi, che io di discoli
smargiassi di gradassi sassi già
già da sempre già.
*
è un dolore atteso è un mangiare poco
è un sudario da piantare al gesso
è un sudario da spiantare all’osso
alla disputa di far vista questa immanenza X.
*
non ha convogli di prima stanza
nei fermagli femminili per le braci
telluriche novene di carezze
adesso che la metropolitana esonda
dominio di sberleffo e tonfo tutto.
in maniche di frottole le alate
gioventù toraciche dighe alle spighe.
*
la parola rattoppo di convulsioni
la parola un rattoppo e di illusioni
regola in gola fosso di gola, lascito
scisso per insufficienza.
su la nenia di baciarti ancora
lo sbalzo infisso la cometa vuota
e la bisaccia, pure, pensa, con l’acqua!
*
prendi la rincorsa e con la mente
accorgi di piangerti da cucciolo
panico d’incetta
nodale quale nenia di scongiuro
e poi non basta startene negato
sotto caverna, abaco di coda.
*
se ho soqquadro è che ti guardo
in viso nomea di acredine
perché non c’incontrammo se non
con lo sceriffo dello scempio.
in meno di un magnete ho tutta
l’ombra bravata gravata per resistere
dentro la furia della zona vuota.
in mano agli alamari lo scompenso
(compenso se ti pendo e penso?)
di perdere per diritto di perdita il dovere.
*
“e se l’amore che avevo non sa più il mio nome“
né l’identità del mio tempo né la polizza pro vita
senza l’amore che avevo, che non sa più il mio nome.
Patagonia d’agonia tutta la sconfitta
finezza di finanza senza cifra
colma di zero rapida metamorfosi Sì
nel no, no per un talamo volante
per un converso di nuovissima preghiera!
e torni il ghiro a dormir sedato!
*
il cinque scherzoso del grafomane murale
mi assottiglia la genìa della mattina
ante l’alba di braccarmi ancora
urto del mento zigomo al cipresso.
spiritello del maggio atrio del mio nascere
bava di bimba convulsioni in giogo
a vanvera la nenia della cantata
in corte all’arenile dello spazio.
*
[da Pecca di espianto, 2007-]

io devo assolutamente conoscerti
A chi lo dici…