Sandro Sinigaglia (1921-1990)

UN ARCHETTO DI LUNA

Un archetto di luna – il sesto la curva
dolce de l’òmero
che la maglia bianca fasciava –
al limpido tatto ridona memoria.
Se vado non posso
che nascondere in tasca
la mano visionaria.

NEL BUIO MI SCRIVI

Nel buio mi scrivi
col dito la falange del dito
sul polso
mobile stazione del cuore
una croce.
Lì dove s’attacca
il bacio del catodo freddo
quando scende la folgore
sul povero negro
che il bianco cotone ha sconvolto.

GALLEGGIA IL VERCELLESE

Galleggia il vercellese
l’oro mi fa
stringere gli occhi di splendore
e a giri concentrici
sui risi sui risi
dopo la fila dei pioppi
discende la giana.
Con rauca strozza mi chiama!
Alla crocera a quattro
fossili pali ancora resistenti
COMPAGNI TRADITI alzati ai capestri
di fresche ferite vestiti.
Per chi per chi?
Forse per altri spighe.
Di cui tanta luce non è che ombra.

*

Il sole m’è nemico
perché biondo. Scavezza
biondezza sulle lontane
forre che visitammo insieme
dagli abbaini di Milano
flave trecce discioglie
di sottilissimi capelli
che l’occhio mi gattigliano
la faccia mi coprono mi vengono
in bocca mi soffoco.

CONGEDO

I miei amici i poeti
servito ho sempre
di quel servo l’uguale
che del padrone il gesto accana
il vizio l’accento stretto
nel gozzo serbando al palegro
un rovente segreto.

Tutte le poesie sono tratte da: Poesie, Milano, Garzanti, 1997.

Sandro Sinigaglia nacque a Oleggio Castello il 28 aprile 1921, compì gli studi ginnasiali ad Arona e liceali a Novarà, si laureò in Lettere presso l’Università di Milano nel ’47 dopo aver interrotto gli studi fra il ’43 e il ’45 per prendere parte attiva alla Resistenza nell’Ossola, continuandola tenacemente anche dopo il forzato espatrio nei campi di raccolta svizzeri. Intrecciò allora un legame che sarebbe divenuto ben presto fraterno e sarebbe stato l’amicizia di una vita, con Gianfranco Contini. Quindi entrò nell’industria meccanica di famiglia e ne diresse lo stabilimento di Premosello, nonostante la sua profonda vocazione letteraria: nacquero allora le liriche raccolte in Il flauto e la bricolla. Interrotta l’incombenza fastidiosa e innaturale, insegnò materie letterarie al Liceo scientifico rosminiano di Domodossola, fra il ’54 e il ’60; quindi lo abbandonò definitivamente trasferendosi, nel ’69, a Milano ed entrando nella redazione dapprima della casa editrice De Agostini, poi della Ricciardi, dove si occupò della collana dei Classici italiani. Erano anche gli anni in cui si andava formando la sua seconda raccolta poetica, quella della Camerza gurgandina. Si ritirò infine nel ’79 ad Arona, dove morì dopo breve malattia il 12 settembre del 1990. Persona fine e appartata, estranea alla mondanità della letteratura, distillatore delle più forti sensazioni della vita ma con un insuperabile pessimismo di fondo, coltivò scarse ma profonde amicizie e vastissime letture, soprattutto in ambito latino, italiano e francese antichi e moderni (Parigi era spesso meta di sue escursioni esplorative), con un forte gusto per gli scarti espressionistici della lingua. Per tutto ciò esercitò assai più la poesia che la prosa, con un crescendo di ricerche lessicali ed espressionistiche, fino agli exploits estremi del poemetto Virgiliana e degli altri componimenti dell’ultima raccolta.

Bibliografia delle opere
Poesie: Il flauto e la bricolla, Firenze, Biblioteca di Paragone, 1954; La camena gurganlina, introduzione di M. Corti, Torino, Einaudi, 1979; Versi dispersi e fugaci, Milano, Scheiwiller, 1990; poi tutte, con poche altre disperse e un’ulteriore silloge inedita (Il Regesto della rosa e altre vanterie) in Poesie, a cura di P. Italia, introduzione di S. Longhi, con bibliografia delle opere e della critica, Milano, Garzanti, 1997. In prosa: Breve anàmnesi, a cura di R. B. Precerutti, Torino, L’Arzanà, 1991.

(tratta da: http://www.novara.com/letteratura/bibliografia900/sinigaglia.htm)

10 pensieri su “Sandro Sinigaglia (1921-1990)

  1. Berto Piandelli

    Grande Luca,

    ancora una volta confesso la mia abissale ignoranza, le cui lacune per fortuna pian piano si colmano grazie a te (ed anche ad altri amici, per la verità).
    Ma noi ormai siamo amici di penna e l’affinità dei nostri gusti sembra avere origini genetiche (magari abbiamo avuto un antenato in comune, questa sarebbe proprio forte, ma io con gli alberi genealogici non me la intendo gran che).
    Grazie per la preziosa proposta.

    Rispondi
  2. lucaariano

    Grazie Berto!Mi fa piacere ti piacia Sinigaglia. Poeta, anch’egli, un po’ dimenticato sebbene presente anche in antologie e pubblicato da grandi editori come Garzanti ed Einaudi con la “benedizione” di Contini e di Maria Corti. Come si vede, in poesia, ma non solo, il tempo corre e cancella tutto…quasi tutto! Sono contento delle nostre affinitià de gustibus… 😉
    Un caro saluto

    Rispondi
  3. Carla

    Molto belle Luca, grazie per averle postate!

    La lontananza,
    mai del tutto distaccata…

    “Se vado non posso
    che nascondere in tasca
    la mano visionaria.”

    Rispondi
  4. Marco Saya

    Luca, leggendo questi poeti “obliati”, mi verrebbe da dire che siano decisamente meglio dei “griffati”. E qui dovremmo tutti interrogarci su cosa sia la poesia oggi! Ottime le scelte, come sempre.

    Marco

    Rispondi
  5. lucaariano

    Grazie Marco! Hai detto esplicitamente quello che penso io e che è lo scopo di questa “rubrica”. Ovvio classici tipo Montale, Ungaretti, Bertolucci, Gatto (a lungo dimenticato), Sereni, ecc. sono per me dei grandi ma in molte antologie odierne si trovano anche poeti “griffati” (per usare la tua espressione) che, a mio parere, sono “inferiori” nella vis dei loro versi a tanti “dimenticati” ma avendo legami con critici viventi….
    Un caro saluto

    Rispondi
  6. lucaariano

    Cara Carla, sto aprendo la rubrica anche ai poeti “classici” che preferisco e Sereni è tra questi. Tempo al tempo e arriverà, promesso! Settimana prossima ci sarà un classico… 😉
    Un caro saluto

    Rispondi
  7. mariapia

    Caro Luca,
    certo che il coraggio, ed il gusto non ti mancano..
    penso a quanti altri aghi nel pagliaio potrai fare affiorare, o il pagliaio stesso contro agli aghi?!!quando di aghi fini e noti si tratta, come disse Luciano Erba di recente, parlando del suo approssimarsi al niente, lui disse che era molto più attratto dal promiscuo, traduco, del paglaiio -la sua morte, ho inteso))
    POI, era una serata lumbard, Tiziano Rossi gli replicò che anche il nulla è molto reale, e via, persi il senso di quella bella metafora.
    Ecco, tu sei invece il cercatore d’aghi, nel senso artigianal e bello…del cercatore inizaile. Continua a farlo.
    E nulla ti vieta poi di dedicarti ai grandi e consacrati. Alla fine, nel Paradiso della poesia, esisterà una specie di “livella” alla Totò, (citata di recente da Berto, in un post a lui dedicato, dove si sorridano tutti, con un cenno di saluto, come Montale cercava con la sua “Mosca”), lo credo possibile, belle anime alla ricerca di conversazione e cuori avvinti, perché no.
    Buon lavoro, da Maria Pia Q.

    Rispondi
  8. lucaariano

    Grazie Maria Pia!la tua fiducia è un incentivo per andare avanti. Mi fa piacere i miei ‘aghi’ ti piacciano… 🙂
    A presto
    Un caro saluto

    Rispondi

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