Primo maggio e due giugno.
La grandezza dei colpi di martello.
Un corpo fatto a pezzi e ricucito
ci saluta ogni anno, più magro
per degenza infinita.
Applausi e basso tuba coprono
colpi, ormai, che non si contano. Non
tanto le penne d’alpino
ammainate dal tempo.
Ma le pene del reduce di oggi,
d’ora in ora sopraffatto.
Nubi di ghisa non lasciano
salire un corpo orante
se pane, solo, vuole.
Da: “In terza persona” – Manni, 2006

Molti reduci, oggi, molte pene.
Troppi reduci, troppe pene.
E quale pane?
Cupa e vera.
Realistica e doveroso “omaggio” anche se amaro a due giorni importanti per la Nostra democrazia. Complimenti!
Un caro saluto
Mi piace questo andare tra passato e presente, il tema dl reduce, del pane, delle pene. Avevo letto l’intera silloge, l’avevo trovata eccellente. Complimenti.
Reduci di oggi, d’ora in ora sopraffatti. Una democrazia sempre più in bilico! Una guerra tra poveri che si accaniscono per qualche briciola di pane e il potere sforna i propri “panettieri”.
Marco
Fabio, Carla, Luca, Franz e Marco vi ringrazio: la materia è alquanto impoetica e alto è il rischio di retorica, non meno di quella che si vorrebbe evidenziare e scongiurare, coi versi.
Giovanni
4. Grazie per le tue parole, Franz:-)
Giovanni
“Un corpo fatto a pezzi e ricucito
ci saluta ogni anno, più magro
per degenza infinita.
Applausi e basso tuba coprono
colpi, ormai, che non si contano.”
Teniamo bene presente che questi sono (bei) versi di un poeta laureato in giurisprudenza e che lavora nell’Amministrazione giudiziaria.
La cosa, mi pare, non è senza significato.
Un caro saluto,
Roberto
Mi è giunto il tuo libro, Giovanni, e ne parlerò presto qui. Cari amici, per chi non lo avesse ancora letto, “In terza persona” racchiude altre sorprese di estremo livello.
Roberto e Gian Ruggero vi ringrazio di cuore.
Giovanni