Arthur Schnitzler, medico, amante delle donne e sublime scopritore dei nostri universi interiori, visse a morì a Vienna. Si dice che egli si ispirò alle opere di Freud, ma forse è stato piuttosto viceversa.
Oggi, 15. maggio 2007, festeggiamo il suo 145mo compleanno con una piccola poesia in prosa….
America
La nave attracca; metto il piede sul nuovo continente…
Il grigiore della mattinata autunnale offusca terra e mare; sotto di me tutto continua a traballare; continuo a sentire l’incessante movimento delle onde… La città si innalza sopra la nebbia… Accanto a me la folla si affretta, vivace, con gli occhi aperti. Non avverte l’ estraneità, ma solo la novità. Sento la voce di questo e di quello sussurrare tra sé: l’ America – come se volesse imprimersi bene nella mente che è proprio arrivato qui, così lontano!…
Sono solo sulla riva. Non penso alla nuova America, da cui ho la fortuna di pretendere ciò che la mia patria mi deve – penso ad un’altra America.
Vedo quella stanzetta, la vedo così chiara, come se l’avessi lasciata ieri, e non tantissimi anni fa. Sul tavolo la lampada con il paralume verde, la poltrona ricamata nell’angolo, le incisioni alle pareti. Le immagini sfumano in ombre. Anna è con me. Mi si è accoccolata ai piedi e appoggia la testa ricciuta alla mie ginocchia; mi devo chinare per guardarla negli occhi.
Abbiamo smesso di chiacchierare; la sera avanza e nella stanza cala il silenzio. Fuori comincia a piovere, sentiamo le gocce battere sui vetri, lente e grevi. Anna sorride e io mi chino verso la sua bocca. Le bacio le labbra, la fronte, gli occhi, che tiene chiusi. Le mie dita giocano con i suoi capelli sottili e dorati che si increspano dietro l’orecchio. Li spingo indietro e le bacio questo tenero lembo di pelle bianca dietro l’orecchio. Lei solleva ancora lo sguardo verso di me e ride. “Qualcosa di nuovo”, sussurra stupita. Tengo le labbra premute dietro l’orecchio. Poi le sorrido e le dico: “Già, abbiamo scoperto qualcosa di nuovo!” Lei scoppia in una risata e gaia come una bambina esclama: “L’ America!”
Come tutto era buffo allora! Matti e sciocchi! Ho ancora davanti a me il suo viso che mi guardava da sotto in su con gli occhi birichini e le sue labbra da cui risuonava: “L’America!” Quanto abbiamo riso allora e quanto mi ha ammaliato il profumo che fluiva dai suoi riccioli ed inondava l’America…
Avevamo trovato la parola magica. Da principio la gridavamo smarriti per gli infiniti baci dietro l’orecchio; poi la sussurravamo – poi ancora la pensavamo soltanto; ma sempre la avevamo in mente.
Una quantità di ricordi mi si affolla. Una volta vedemmo su un cartellone l’immagine di una grande nave e ci avvicinammo per leggere: “Da Liverpool – A New York – Da Brema – A New York”… Scoppiammo a ridere in mezzo alla strada ed ella disse a gran voce, mentre la gente ci stava intorno: “Dai, partiamo oggi stesso per l’America!” La gente la guardava con grande stupore; in particolare un giovanotto con i baffi biondi le sorrise. Questo mi infastidì molto e pensai: Già, quanto gli piacerebbe viaggiare con lei…
Un’altra volta eravamo a teatro, non ricordo più a vedere cosa, qualcuno sulla scena parlò di Colombo. Era una commedia in versi, e mi rammento del giambo: “ – Allorché Colombo salì sul ponte…” Anna mi toccò leggermente il braccio; la guardai e lessi nel suo sguardo il disprezzo. Il povero Colombo… come se quello avesse scoperto l’America vera! Quando, dopo il teatro, andammo in una osteria, parlammo a lungo di quel brav’uomo che si era fatto così tante illusioni sulla sua povera America. Eravamo proprio rincresciuti per lui. Per tanto tempo non riuscii a immaginarmelo in altro modo se non con indosso uno strano cilindro e un soprabito all’ultima moda, ritto sulla costa del nuovo continente, guardare afflitto e scuotere la testa con aria delusa. Una volta lo disegnammo insieme sul tavolino di marmo di un caffé, aggiungendo dettagli sempre nuovi. Lei insisteva che dovesse fumare un sigaro; il grande esploratore del nostro disegno aveva persino un ombrello e il cilindro schiacciato – ovviamente – dagli ammutinati. E così Colombo divenne per noi la figura più ridicola di tutta la storia del mondo. Matti! Sciocchi!…
Ed ora sono dentro la grande, fredda città. Sono nell’ altra America e sogno la mia dolce America profumata, lassù… Da quanto tempo se ne è andata! Da molti, molti anni. Mi assale un dolore, un senso di follia, al pensiero che ciò sia andato irrimediabilmente perduto. Che io non sappia nemmeno dove poterla raggiungere con una notizia, con una lettera – che io non sappia nulla, proprio più nulla di lei…
La strada prosegue e mi conduce dentro la città. Il facchino mi segue. Mi fermo un momento, chiudo gli occhi e per uno strano scherzo dei sensi mi avvolge il medesimo profumo che spirava verso di me quella sera dai riccioli di Anna, quando scoprimmo l’America…
(Traduzione di Adelmina Albini)

Meraviglioso passo di un grande scrittore di razza oggi così rari . Non la conoscevo questa prosa. Tocchi lirici straordinari. Grazie Stefanie per la proposta!
Un caro saluto
Complimenti, medicamentoso Schnitzler!