Manila Benedetto

Gretchen

Sono nata dalla parte di sotto,
nel doppiofondo di un reparto neuropatico
rotta dall’inizio,
nell’oscurità di una via, con la dottrina,
i peccati,
le preghiere
di un nuovo dio da regolare.
Spaccandomi le ossa sulle assenze mai capite,
con nuovi Faust e Romei per farmi deludere,
ho spezzato la corda che non s’è mai chiusa,
col bisturi psicotico di chi non arriva.
E’ che la vita è già tutta piena,
nella pancia della balena vivono solo i figli di Adamo ed Eva.

Allora reggetemi le budella voi che c’avete il dizionario
e lo sapete usare, reggetemi le budella
prima che le baratti con un tradimento.
Voi, barbari.
Voi, tra le cosce della saggezza.
Voi, assedianti

Reggetemi le budella con i vostri dizionari.

Manila Benedetto è nata a Castellana Grotte (Ba) nel 1981. Giornalista e copywriter, lavora per un’agenzia di comunicazione, collabora per diverse riviste, è direttore editoriale di un settimanale, cura l’organizzazione di eventi. Collabora per diverse case editrici. Ha pubblicato Confessioni di una folle (Jumper, 2004), Pelle Sporca (Besa, 2005), fatto parte di San Gennoir (Kairos edizioni, 2006), Schegge carnali (LaTelaNera.com, 2005), Pace e libertà (La Comune, 2005), Tua, con tutto il corpo (Lietocolle, 2005), La notte dei blogger (Einaudi, 2004). E’ presente in diverse riviste letterarie. Ha un hd pieno di scritti, ma è troppo pigra per sistemarli. Ama le armi da taglio, ha scheletri nell’armadio, un paio di personalità e un amore eterno.

19 pensieri su “Manila Benedetto

  1. Roberto Rossi Testa

    Poesia bellissima e potente, grazie a Manila e a Padre Fabrizio.
    Queste budella rette da dizionari (e non dimentichiamo che un dizionario è anche l’universo in ordine alfabetico) mi ricordano le rovine puntellate da frammenti di Eliot, frammenti che per Luzi possono essere anche “battezzati”. Ma non si può negare che queste budella sono più impressionanti delle rovine eliotiane, perché rimandano a un livello immediatamente creaturale e non mediatamente culturale.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. Carla

    Questa sì, è poesia forte!

    ‘Voi, tra le cosce della saggezza.
    Voi, assedianti

    Reggetemi le budella con i vostri dizionari.’

    Rispondi
  3. francesco

    Ma questa nasce da “Dalla parte di Spessotto” dell’ultimo Capossela di “Ovunque proteggi”.
    Scusate la formattazione del testo, ma la poesia della Benedetto viene da lì.
    Potete andare a questo link per una corretta visualizzazione.

    Ecco il testo di Capossela:

    “Siamo dalla parte di Spessotto, da appena nati dalla parte di sotto,
    senza colletto, senza la scrima, senza il riguardo delle bambine.
    Dalla parte di Spessotto il tè di ieri riscaldato alle otto,
    i compiti fatti in cucina nella luce bassa della sera prima.
    Dalla parte di Spessotto con la palla dentro il canotto,
    col doppiofondo nella giacchetta, col grembiule senza il fiocco.
    Timorati del domani, timorati dello sbocco,
    siamo dalla parte di Spessotto.
    Siamo la stirpe di Zoquastro, i perenni votati all’impiastro,
    sulla stufa asciuga l’inchiostro dei fogli caduti nel fosso salmastro.
    Dalla parte della colletta, dell’acqua riusata nella vascetta,
    il telefono col lucchetto e per natale niente bicicletta.
    Dalla parte di Spessotto e se non funziona vuol dire che è rotto,
    dalla parte del porcavacca e se nn lo capisci allora lo spacchi.

    L’oscurità come un gendarme già mi afferra l’anima,
    attardàti qui in mezzo alla via,
    non siamo per Davide, siamo per Golia.

    Non per Davide e la sua scriva,
    non per i primi anche alla dottrina,
    con il tarlo dentro all’orecchio
    laflanellusi (?) che ci mangia il letto,
    con i peccati da regolare le penitenze da sistemare,
    sei anni e sei già perduto
    e quando t’interrogano rimani muto, muto.
    Dalla parte di spessotto,
    che non la dicono non chiara che non la dico non vera
    che non la dico non sincera, tieniti i guai nei salvadanai,
    se resti zitto mai mentirai.
    Adamo nobile, Carmine equivoco,
    Rocco Crocco e la banda Spessotto,
    imboscati in fondo alla stiva,
    negli ultimi banchi della fila,
    abbagliati dalla balena, nella pancia della falena,
    clandestini sopra alla schiena,
    gettati al mare delle anime in pena,
    evasi dal compito, evasi dall’ordine,
    imbrandati sotto a un trastino,
    a giocarcela a nascondino di soppiatto allo sguardo divino.

    E il paradiso nostro è questo qua,
    fuori dalla grazia, fuori dal giardino.
    Va la notte che verrà non siamo più figli del ciel,
    figli del ciel, figli del cielo,
    ma di quei farabutti di Adamo e di Eva.

    L’oscurità come un gendarme già mi afferra l’anima,
    ha tardato qui in mezzo alla via, già mi prende e mi porta

    Dalla parte di Spessotto, dalla parte finita di sotto,
    ma siamo tutti finiti per terra, tutti a reggerci le budella,
    gli ubriachi, brutti dannati, ma pure i sobri, belli fortunati.
    E quando verrà il giorno che avrò il giudizio,
    dirò da che parte è intricato il mio vizio,
    per che pena pagherò il dazio, in che risma sono dall’inizio.

    Da che giorno ho levato il mio canto
    da che pietra dato fuoco al pianto
    perchè cielo ho sparso il mio botto
    non da Davide solo da Spessotto..

    E il paradiso nostro è questo quà fino alla notte che verrà
    non siamo più figli del ciel, figli del cielo non da Davide
    solo da Spessotto!

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  4. Manila

    Bravo Francesco, l’incipit è un’ode all’unico grande poeta contemporaneo che è Vinicio Capossela.
    Considero la poesia un omaggio alle brutalità, e amo fare gli stessi omaggi a chi meglio di me sa descrivere la condizione del vivere.
    Il resto è nato senza pensare alla canzone, però.

    Grazie agli altri, ma mi sono trattenuta nel scegliere: è quel “padre” davanti al nome di Fabrizio che mi limita, da brava non credente quale sono.

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  5. francesco

    Boh, Manila, io mi tengo stretto a Paolo Conte. Di Capossela ho letto libro,testi e raccontini vari. Mi pare molto arruffato e scarmigliato.Tra l’altro, la poliedricità lo sta frenando, inizia a fare troppo “lo splendido”.
    Si è mai Conte allargato ad altro? Conte è la musica italiana, Capossela un furbo miscelatore di etnie, appena annusate. La profondità in Conte è un tutto uno di voce e musica, in Capossela un intermezzo, una scappatoia.

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  6. Manila

    Ah no Francesco. Il Capossela scrittore Feltrinelli è bocciato subito. Parlo del Capossela autore di testi e musicista. Lì sì che è in grado di dare impeto alla parola, di rivoltare il mondo, di sventrarlo (sono un po’ anatomista nella mia visione di conoscenza: è nell’apertura col bisturi che troviamo le verità), di raccontarlo.
    Il narratore senza musica, ahimé, non gli dona.

    Niente contro Conte, anzi. Ma è la sua mancanza di coraggio nell’osa di deludere, che mi inibisce.

    * * *

    Aniram, i barbari sono quelli che ci invadono con la loro verità assoluta sulla letteratura. Non esistono verità assolute, non esistono intoccabili, non esistono dei in terra.
    Io ho i miei barbari. Come penso ognuno abbia i propri. Non trovi?

    Rispondi
  7. Aniram

    la verità lasciamola alla lucertola che all’erta se ne sta pacifica al sole, sola, solo al sole con il rischio del sasso che la schiacci. nessuna, nessuna verità!

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  8. francesco

    Beh, insomma, Conte è un classico, e anticipa Capossela. Basta la sua sola voce, bassa, fangosa, profonda a dare punti a un innovatore di superficie come Capossela.
    Poi certo quest’ultimo non può non ossessionare il target cool noglobal.
    Ciao.

    Rispondi
  9. enrico de lea

    Conte è un grande – canzoni come Max o Diavolo rosso o Aguaplano hanno segnato parecchi di noi – Capossela è per la generazione successiva – cmq. Manila è davvero brava e tosta – la sua, una poesia che lascia il segno

    p.s. un saluto a Fabrizio

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  10. sorellanza

    ognuno ha il suo proprio POETA unico ed esclusivo, botto su tutti gli altri 2 milioni di POETI in itaglietta! tu hai Vinicio, ok, copia e
    ricopia e fanne un altro, è sempre stato così, nulla di nuovo sotto il sole, miserando elemosine di senso

    Rispondi
  11. Manila

    Francesco, grazie al cielo non sono no global e – se mi è permesso il termine – i no global mi stanno parecchio sulle palle.
    Se vuoi sapere le mie tendenze politiche, beh, sono una Radicale.
    Questo a parte, Sorellanza, Vinicio Capossela non è il mio poeta unico ed esclusivo, mi piace però pensarlo come mio il miglior poeta-musicista. Non credo esistano qualità assolute.
    Come si sta appunto dibattendo questi giorni su AbsolutePoetry: è lecito criticare quei poeti che vengono adorati da tutti? Direi proprio di sì, in quanto non esistono grandi poeti oggettivi, ma solo soggettivi.
    Sia chiaro: nessuna vis polemica.

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  12. sorellanza

    la tua ribattutta è del tutto ovvia.

    “all’unico grande poeta contemporaneo che è Vinicio Capossela.”=giudizietto esclusivamente personale. l’unica “rivoluzione” persistente del ‘900 riguarda la fiaccolata dei cantautori, pensa un po’: una canzone è la zona del nostro disperderci, ecc.: anche la migliore poesia è destinata al non esserci.

    tutto e tutti meritano la critica, ma non con gli slogan del garrulo vento tanto per fare un po’ di fumo.

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  13. molesini

    Capossela però è davvero sorprendente! Ovunque proteggi un “album” (si vede che sono vecchia?) eccezionale, che tocca soglie liriche inaudite, vi pregherei di provare ad ascoltare “Santissima dei naufragati” e la stessa “Ovunque proteggi”. Perché dopo il pane al pane e la difesa di Golia è per tutti il momento della disperazione, che può ricevere solo com-passione.

    Gretchen ha in sé una bella forza, Manila, ed è un bene che urli come fa, e che l’urlo diventi.

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  14. Sorellanza

    urlo e silenzio sono il cerchio: sempre aperto sempre chiuso:
    “quando in tutto solo come il cerchio”: chi ha scritto/scrisse questo verso?

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  15. merisi

    brava manila, hai difeso vinicio con argomentazioni semplici e inappellabili che condivido in toto, e il ragazzo le merita tutte.
    non capisco sorellanza e il suo accanirsi, quasi sembra ne faccia un fatto personale: se uno è bravo è bravo, punto.

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  16. quiete

    18@Merisi:
    Sorellanza si riferiva alla risposta 15.
    nessun “accanirsi”, nessun “fatto personale”.
    =musica+parola e si arriva con più agio: la musica, da sola, è l’arte universale, più della poesia che, guarda caso, ha bisogno delle lingue da imparare e da capire.
    elementare, ciao, la quiete sia con te e con il tuo spirito.

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