Riapro l’ Età di ferro, uno Specchio di Mondadori del 1979 che mi è stato carissimo. Ho sempre amato Adriano Guerrini, una grande anima.
PADRE
Il denaro, il fumo, gli amici:
non altro amavi, non la casa.
« Ma io ho sempre lavorato! »,
rispondesti al frate indiscreto.
« La vedi? Eccola che viene!»:
m’indicavi la Cosa nera.
Serrasti la mano a tua moglie,
chiamasti per nome tuo figlio.
Ora la casa è qui, le cose
nella loro ombra invecchiata;
saranno fin che sarò, poi
non so dove finiranno anch’esse.
Andiamo smorti per le strade
dove tu lento già passavi.
Tu là solo (stanotte il vento
muoverà oscuro la tua porta):
noi qui vili fuggiamo atterriti
lo sfacelo della tua carne;
per scordare, tra le nostre risa,
che esso ci segue ovunque, in noi.
Ma io ascolto le voci come
nell’ora estrema tu ascoltavi;
intorno guardo questi volti
come nella maschera estrema.
Così in questo cupo novembre
per te abbiamo appreso la morte.
A mai più, padre, mai più
per l’eternità degli anni.
UNA BOTTIGLIA
(risposta ad A.C.)
« Una bottiglia, un libro ed un amico
che t’offre l’una e l’altro: sono queste
le cose più importanti; e il resto (ossia
le donne…) decidiamoci a gettarlo.
Per queste cose devi stare al mondo,
ti prego. » Caro, in questi giorni tristi,
niente di meglio che le tue parole
ed il tuo dono. Vedo: mi conosci.
Il tuo libro lo leggerò domani;
ma bevo adesso, sùbito, il tuo vino,
da solo, questa sera. – L’ho bevuto,
il vino dei tuoi colli, ed ora devo
risponderti, perché nel vino sta
la verità; se pure è la mia triste
verità di chi passa i quarant’anni.
Perché dir male, ancora, delle donne?
Ci consolano, sono gioia e forza
di noi poveri, e sono dannazione
e disgrazia e rovina. Proprio come
la bottiglia, anche questa tua di ora
(finita, ahimè), che ha fatto la mia sera
dolce e ricca, ma intossica il mio sangue.
Come persino il libro (tu lo sai):
grandezza e frustrazione, contentezza
e veleno per noi che non abbiamo
genio. E l’amico? tu m’incalzi. Pochi,
hanno saputo, come me, le grandi
ore dell’amicizia; ma un mio vecchio
caro poeta dice che ciascuno
è solo con la propria vita, come
poi sarà con la propria morte. Forse
non è vero. Domani cercherò
la voce stoica che mi comandava
l’inno alla buona Legge. Ma stasera
mia madre è assente nella sua nevrosi,
nel suo silenzio ostile; i libri sono
troppi, e non c’è tra essi il mio: l’amore
non ha con sé la speranza; e l’amico
è lontano e impotente. Solo questa
dunque è la triste verità che trovo
in fondo alla bottiglia. E ora in fondo
a una seconda forse troverò
un’altra verità, o almeno il sonno.
AMICO
Scegli dunque la disperazione.
Solo in essa la personalità
viene placata, solo qui si
ritrova l’assoluto.Kierkegaard
« Ma dalla notte nasce l’alba; nasce
la vita sopra il limite del niente. »
Amico, a notte alta
t’ho lasciato con queste
parole, forse stanche.
Ricordale, ti prego. È anche mia
la tua disperazione:
io so come nessuno
lo svanire di tutto;
vivo da molti anni
sospeso sopra il vuoto,
ai confini dell’orbita,
tra i suoni ed il silenzio.
Ma vorrei anche tua
questa certezza: che accettare il vuoto
è l’estremo dovere,
e negare è una colpa;
che quando il disperare senza limite
ti avrà purificato, dalla notte
nascerà l’alba, e sul niente la vita.
Io non ho mai amato
l’esistenza così sicuramente,
semplicemente, in umiltà di cuore,
come stanotte,
tornando solo tra le case buie,
guardando il rettilineo della strada
e la fila dei lumi lontananti.
MARE
Davanti al mare, siedi
al sole ancora dolce;
ma senti sopra il volto
ormai il vento freddo
che scende dalla valle
con le acque autunnali.
Rade, smarrite impronte
restano dell’estate.
Un altro anno è sepolto.
La gioia non è venuta,
hai mangiato il tuo pane,
hai percorso le strade.
Domani andrai ancora.
L’onda sale e ritorna
sulla sabbia deserta,
come alle prime origini.
La quiete è profonda,
immenso l’orizzonte.

“ligustico” poeta anche civile un po’ dimenticato. Che coincidenza: ho in progetto un articolo cartaceo su di lui. Grazie per averlo postato!
Un caro saluto
era parente di Vittoria Guerrini (Cristina Campo)?
Avevo letto di lui leggendo Sbarbaro ed altri liguri, ma non i suoi versi – come tutti i liguri mi sembra assai interessante (ci si ritrovano echi di Novaro, specie Mario).
Hai ragione Enrico ci sono echi novariani. Diciamocelo: Mario Novaro ha influenzato molti poeti liguri dopo di lui in primis Montale! “Murmuri ed echi” andrebbe rileggo con quella logica forse.Francamente non so se sia parente di Crisina Campo. Mi informerò.
Un caro saluto
l’essenzialità, nel dolore si fa strada.
L’assenza morde e
insegna.