Osip (a cura di Elio Grasso)

Osip

Di questo corpo che m’è dato, che ne farò?
Che ne farò di questo dono unico e intimo?

Ditemi chi debbo ringraziare? A chi
esser grato della tacita gioia di respirare ed esistere?

Sono un giardiniere e anche un fiore,
in questo mondo-prigione non son solo,

sui vetri dell’eternità
già si è posato il mio caldo respiro.

Suggello di me,
sarà come un ricamo inconosciuto.

Trascorra il sedimento dell’istante –
il caro segno non si cancellerà.

(1909)

Lo dirò in brutta copia – in un bisbiglio,
perché ancora non è ora:
si raggiunge con sudore ed esperienza
l’incosciente gioco del cielo.

E sotto il temporaneo cielo purgatoriale
ci scordiamo spesso del fatto
che il felice deposito celeste –
è una casa mobile e a vita.

(9 marzo 1937)

[Trad. Amedeo Anelli e Stefania Sini]

Nel suo amore delle cose della terra, e nel sovrapporre i mari mentali
armeni e mediterranei, Mandel’štam il 6 agosto del 1908 fuggì a Genova
dalla vicina Svizzera (l’allora diciassettenne era in vacanza a Berna
con la famiglia). Sembra poca cosa, ma nel suo vedere il mondo come
“notte irreparabile”, e come soglia verso una fusione totale delle regioni,
l’episodio ci aiuta a rileggere questo poeta così forte, così deciso,
e tanto canagliescamente sospinto verso la morte dai suoi contemporanei.
Un carattere definitivo oggi raggiunge quei nipoti in poesia viventi
a San Pietroburgo, a New York a Milano… Abbiamo a che fare con una
classicità sposata a quelle esperienze che, d’origine più o meno estrema
e causa di atroci sofferenze, conosciamo bene in Pound, Thomas, Eliot, Celan.
Da esse non potremo mai più staccarci. Questo perché ancora non è finito
il secolo dei lager, dei muri, delle atomiche (un’epoca che uccide
i propri poeti è davvero capace, come ha ampiamente dimostrato, di tutto),
e non credo che sia bastato un salto di millennio per ripulire le nostre
coscienze. Mandel’štam rifiuta sino alla fine di essere considerato già ombra:
sentendosi ancora corpo viaggiante nel corpo più vasto della poesia
e del terreno calpestato, vorrà sempre di più inserirsi nel cuore pulsante
della poesia.

8 pensieri su “Osip (a cura di Elio Grasso)

  1. elio grasso

    Diciamo grazie alla bellissima traduzione di Anelli e Sini.
    Queste due e altre poesie le potete trovare nel libretto “Conchiglia e altre poesie” di O.M., edito da Via del vento.
    Ciao a tutti.
    Elio

    Rispondi
  2. mariapia

    E chi si scorda di Osip?
    Non una delle sue poesie, e non un solo verso sono se non grandissimi, sono La poesia stessa.
    Non ci sono eguali in tutta la pur splendida e lussureggiante generazione russa, dell’iniziale novecento. .
    (“Essre battito al scondo di un secolo”, poi mutuato da Cvetaeva )Lo stesso Celan ne conserverà debito infinito.
    Quale altro russo poteva tenere le più belle lezioni (estere) sul nostro Dante Alighieri?

    Grazie, Ospip, grazie Elio.
    MPia Quintavalla

    Rispondi
  3. Giovanni Nuscis

    “Trascorra il sedimento dell’istante –
    il caro segno non si cancellerà”

    Interrogativo ineludibile…

    (Imperdibili anche i saggi di Mandel’stam)

    Grazie, Elio, e benvenuto

    Giovanni

    Rispondi
  4. lucetta

    grazie, Elio, per questa proposta di ricordarci il grandissimo Osip che dai giovani non è molto conosciuto.Ma si sa, i veri grandi sono sempre un po’ nascosti- per destino o per scelta.
    lucetta

    Rispondi

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