La democrazia è discussione, ragionare insieme. E’, per ricorrere a un’espressione socratica, filologia non misologia. Chi, come coloro che si ritengono superiori agli altri, odia i discorsi e il confronto delle idee alla persuasione preferisce la sopraffazione…
… maestro insuperabile dell’arte del dialogo, cioè della filologia, è certamente Socrate, a cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono – dice – “persone affatto incolte”, che “amano spuntarla a ogni costo”, anche a costo di persistere nell’errore e di trascinare altri con sé. Vi sono poi però anche coloro che “passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono col credersi divenuti i più sapienti di tutti per aver compreso essi soli che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c’è nulla di sano o di saldo, ma tutto (…) va su e giù, senza rimanere fermo in nessun punto neppure un istante”. Dobbiamo guardarci dall’uno e dall’altro pericolo, l’uno speculare all’altro, e non lasciarci penetrare nell’animo né la tentazione della nostra verità acquisita una volta per tutte, né il sospetto che nel ragionare non vi sia nulla di integro.
Affinché sia preservata l’integrità del ragionare, deve essere prima di tutto rispettata la verità dei fatti, che è la base di ogni azione orientata a intendersi onestamente. Sono dittature ideologiche i regimi che disprezzano i fatti, li travisano o addirittura li creano o li ricreano ad hoc, attraverso quelli che George Orwell, l’autore della Fattoria degli animali, ha descritto, nel romanzo 1984, come i “Misteri della verità” capaci di far sì, attraverso propaganda e bombardamento dei cervelli, che la guerra diventi pace, la libertà schiavitù, l’ignoranza forza. Sono regimi corruttori delle coscienze “fino al midollo”, quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un relativismo nichilistico applicato non alle opinioni ma ai fatti, quelli in cui la verità è messa sullo stesso piano della menzogna, il giusto su quello dell’ingiusto, il bene su quello del male; quelli in cui la “realtà non è più la somma totale di fatti duri e inevitabili, bensì un agglomerato di eventi e parole in costante mutamento (su e giù, per l’appunto), nel quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso” secondo l’interesse al momento prevalente. Ond’è che la menzogna intenzionale – strumento ordinario della vita pubblica – dovrebbe trattarsi come crimine maggiore contro la democrazia e i mentitori dovrebbero considerarsi non già come abili, e quindi perfino ammirevoli e fors’anche simpaticamente spregiudicati uomini politici, ma come corruttori della politica.
Né intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l’insegnamento socratico. Il quale ci indica anche la virtù massima di chi ama il dialogo: rallegrarsi di essere scoperto in errore. Chi, al termine, è ancora sulle sue stesse iniziali posizioni, infatti, ne esce com’era prima; ma chi è stato indotto a correggersi ne esce migliorato, alleggerito dell’errore. Se di solito, invece, reagiamo al contrario, considerando una sconfitta, addirittura un’umiliazione, l’essere colti in errore,… lo spirito del dialogo è remoto e ci lasciamo dominare da orgoglio, vanità, protervia, partito preso, tutte cose che non hanno a che fare con l’etica della democrazia: un sistema di vita in cui chi la pensa diversamente da noi non ha da essere semplicemente sopportato ma dovrebbe essere altamente apprezzato e onorato.
Ma non si tratta soltanto di rispetto o apprezzamento degli altri. Il dialogo è anche nell’interesse di ciascuno per se stesso. E’ stato detto che “nessuno, da solo e senza compagni, può comprendere adeguatamente e nella sua piena realtà tutto ciò che è obbiettivo, in quanto gli si mostra e gli si rivela sempre in un’unica prospettiva, conforme e intrinseca alla sua posizione nel mondo. Se si vuole vedere ed esperire il mondo così com’è ‘realmente’, si può farlo solo considerando una cosa che è comune a molti, che sta tra loro, che li separa e unisce, che si mostra a ognuno in modo diverso, e dunque diviene comprensibile solo se molti ne parlano insieme e si scambiano e confrontano le loro opinioni e prospettive. Soltanto nella libertà di dialogare il mondo appare quello di cui si parla, nella sua obiettività visibile da ogni lato”.

Una corona d’alloro virtuale per chi indovinerà l’autore del brano sopra riportato.
Ciao Giorgio!
è molto interessante questo ‘elogio del dialogo’ visto come
apertura ad ogni possibile risposta, confronto, ricerca, sperimentazione, tutto affinchè possa farsi chiarezza in noi.
ma è anche vero che:
“la discussione risveglia l’obiezione e tutto finisce con il dubbio”
Xavier de Maistre, viaggio intorno alla mia camera.
che poi assomiglia a questa, di Pubilio Siro, sentenze:
– per troppo discutere si perde la verità –
Come in ogni cosa non bisognerebbe esagerare.
ciao e buona serata
carla
Gustavo Zagrebelsky:presidente emerito della Corte Costituzionale.
“L’onestà delle parole” intervento dello stesso alla conferenza “lingua, cultura e democrazia. i nuovi analfabetismi nella società della conoscenza” dicembre 2006.
Sono dittature ideologiche i regimi che disprezzano i fatti, li travisano o addirittura li creano o li ricreano ad hoc […] i “Misteri della verità” capaci di far sì, attraverso propaganda e bombardamento dei cervelli, che la guerra diventi pace, la libertà schiavitù, l’ignoranza forza. Sono regimi corruttori delle coscienze “fino al midollo”, quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un relativismo nichilistico applicato non alle opinioni ma ai fatti, quelli in cui la verità è messa sullo stesso piano della menzogna, il giusto su quello dell’ingiusto, il bene su quello del male.
meditiamo sulle nostre cosiddette democrazie!
non saprei di che ma dubito che sia di giovannichoukhadarian 🙂
non saprei di chi è..
C’è molta saggezza in quello che scrive Giorgio, che però riguarda l’ambito dialettico, quello che la Arendt, chiamava l’agire politico, che presuppone un giudizio (o almeno la ricerca di esso) oggettivo sulle cose, che superi il livello del vissuto personale. Ho l’impressione che invece gli scazzi qui dentro nascono dalla confusione tra i due piani: c’è chi si sente personalmente messo in questione da una posizione teorica e chi (come me, a volte), affronta le discussioni con troppa veemenza personale.
La soluzione è la differenziazione della coscienza, il senso della complessità.
Non vorrei sembrare autoreferenziale, ma il vincitore è: Io.
Caro Io, io però ho tratto il brano dal libro “Imparare la democrazia”, dove c’è qualche altro brano interessante, qualche altro spunto su cui meditare: su noi e sui nostri tempi. Magari lo proporrò più avanti
Carla, sono d’accordo con te: apertura e confronto, ma senza intorbidare le acque e senza troppe ciance che ci facciano perdere di vista la verità.
Ciao e buona serata anche a te.
Valter, la citazione finale tra virgolette infatti è di Arendt. A me pare però che si possa estendere questo modo di concepire il dialogo (etimologicamente: parlare tra più persone) anche alle relazioni tra individui, soprattutto quando esse riguardano “il mondo così com’è ‘realmente'”: il che, alla fin fine, succede molto spesso.
“Sono dittature ideologiche i regimi che disprezzano i fatti, li travisano o addirittura li creano o li ricreano ad hoc”
Noi in Italia non siamo una dittatura, però vi sono elementi pesanti di dittatura mediatica e questa citazione sembra scritta ad hoc per la nostra benemerita televisione e per una bella fetta di giornali, dove vige questo proverbio: “che i fatti non disturbino la notizia”. Bravo Giorgio.
allora solo mezzo alloro virtuale!
beh! non è facile risalire da un testo anonimo all’autore e al testo stesso, ma evidentemente l’idea della “menzogna intenzionale” è così importante per il nostro da essere tema dominante dei suoi scritti e dei suoi interventi, potremmo definirla in qualche modo una delle chiavi di lettura della sua riflessione,e uno dei punti sui quali tutti noi siamo chiamati a riflettere per districarci nel groviglio di informazioni spesso contraddittorie e variamente manipolate che i media di oggi offrono alla nostra lettura troppo spesso distratta e peggio ancora segnata dai nostri stessi pregiudizi. vale allora anche qui l’idea di Gadamer secondo cui, se il pregiudizio (ovvero il modo con cui ciascuno di noi getta lo sguardo sul mondo) è connaturato alla nostra comprensione, esso però, se vogliamo che la nostra interpretazione sia efficace, deve sottoporsi alla prova del giudizio della realtà con cui ci confrontiamo, solo se regge il confronto sarà stato un valido giudizio previo, ma dovremmo essere pronti ad abbandonarlo qualora non reggesse il confronto con la realtà dei fatti. l’interpretazione cioè non è mai un fatto di opinione, io penso ch sia così, ma ciò che io penso sia e come lo penso messo a confronto con la realtà, in una dialettica continua. e qui mi pare che il confronto con Socrate sia particolarmente efficace. “io so di non sapere ed interrogo per far emergere il vero”.
Caro Io, la tua vittoria è completa, perché il testo è proprio lo stesso. E’ probabile che il volume “Imparare la democrazia” raccolga vari interventi di Gustavo Zagrebelsky, o che viceversa qualche parte del libro sia stata comunicata come intervento in conferenze.
Concordo poi con quanto dici: se democrazia è “ragionare insieme”, è chiaro che la “menzogna intenzionale” ne mina proprio le basi, e quindi viene a configurarsi come il crimine maggiore contro di essa.
Grazie a te e agli altri intervenuti, Carla, Valter, Angela, Mauro.
Per chi fosse interessato, il volume “Imparare la democrazia” è così composto: una introduzione pregevole di circa 40 pagine molto dense di Gustavo Zagrebelsky e una antologia di testi classici sulla democrazia, da Erodoto ad Hannah Arendt.
a questo punto, Giorgio, più che “la democrazia è discussione”, si potrebbe cominciare con un “la democrazia è IN discussione” o meglio, diciamo che è un concetto così labile oggi da risultare non pervenuta.
Ahimè, Luigi!… E’ vero anche questo.
Però, nel nostro “ragionare insieme”, cercherò di attenermi a questi principi…
-l’importante resta sempre ragionare, negli ambiti che ce lo concedono!-
p.s.
questa è mia!
Buona serata
carla