Tempo fa, grazie all’internet, mi sono casualmente imbattuto in un video che mi ha colpito moltissimo: una performance musicale di un genere a me ignoto. Si tratta del genere qawwal, una forma poetico-musicale, prevalentemente di contenuto religioso, ma non solo, molto diffusa nel mondo islamico, e soprattutto tra Pakistan e Iran. Essa è inquadrabile nella tradizione sufica, ovvero in quella componente del mondo islamico in cui (spesso in polemica con la maggioranza legalista) si perseguono la sapienza e il rapporto diretto con Dio. In quel video il protagonista era un uomo dalla fisicità debordante, e decisamente brutto, ma dalla cui voce e dalle cui movenze emanava un fascino incredibile. Aziz Mian (1942-2000) fu poeta, filosofo, umanista, dotto conoscitore delle letterature persiana, araba e urdu, ma soprattutto un grande esponente contemporaneo di quella linea (in qualche modo presente anche nella tradizione ebraico-cristiana e occidentale) di opposizione al legalismo feticista in nome dell’amore. Che nel pezzo che riporto, ed è cantato nel video accluso, è espresso secondo l’antico tema del vino e del coppiere. Si noti che lo strumento che il cantore qawwali suona deriva dall’harmonium dei gesuiti penetrati in Asia nel Cinquecento (infatti è strumento respinto dagli islamici conservatori). La cosa ha un senso.
Ye Hai Maikada
Questa è una taverna
Coppiere, i bevitori discutevano
accaniti di morale.
Ma, quando tu hai sciolto le tue trecce nere
ogni disputa è cessata.
Questa è la taverna.
È piena di gente che beve
gente che beve amore.
Questa è la taverna.
Tutti qui siamo bevitori!
Tra la Kaaba e il tempio
c’è uno spazio aperto.
Dovrebbe diventare un deserto?
Perché non costruirci una taverna?
Questa è la taverna per bere
piena di gente in baldoria.
Qui c’è il coppiere che è la nostra guida.
Questa è la taverna
piena di gente in baldoria.
Qui il nostro imam è il coppiere.
Questa è la taverna.
È piena di gente che beve,
gente che beve amore.
Non è proibito bere
né dare a qualcuno un bicchiere.
La sola cosa proibita
è smaltire subito la sbornia!
Sta scritto in chiare lettere
sulla porta del vinaio:
È proibito dare vino
a quelli di spirito meschino.
Questa è la taverna
piena di gente in baldoria.
La nostra guida è il coppiere.
Sceicco, questo non è posto da puritani!
Qui è proibito essere casti.
Sceicco, questo non è posto da puritani!
Qui esser moralisti è proibito!
Attento, cuore mio! Questo è un sacro luogo.
Il vino non ha un carattere particolare.
Ma questo vino discrimina e discerne.
Il vino non ha caratteristiche particolari.
Non è né buono né cattivo.
Esso innalza il puro di cuore.
Quelli che hanno il carattere debole,
esso li distrugge!
Quello che piccola conoscenza rende già ebbro,
cacciatelo fuori da questa taverna!
Qui non c’è posto per le menti ristrette.
Qui posto c’è solo per i puri di cuore!
Qui non c’è posto per le menti ristrette.
Qui posto c’è solo per i puri di cuore!
http://video.google.com/videoplay?docid=-646850391620313302&q=Aziz+Mian

molto interessante.. è vero tale Aziz Mian ha movenze ipnotiche e ha ragione:
Il vino non ha caratteristiche particolari.
Non è né buono né cattivo.
Esso innalza il puro di cuore.
Quelli che hanno il carattere debole,
esso li distrugge!
‘Questa è la taverna.
È piena di gente che beve
gente che beve amore.’
il coppiere versa
le nere trecce snodi…
Grazie per questa segnalazione. Non conoscevo questo poeta, ma anch’io sono sempre stato impressionato dal tema dell’ebbrezza, molto presente nel sufismo, su qualcuno dei cui poeti mi piacerebbe proporre qui qualcos’altro prossimamente.
Questo ad es. è Rumi:
O giardiniere! Il Tuono fa da menestrello, la Nube da coppiere, e ormai
è ebbro il giardino, ebbro il prato, ebbro il bocciolo, ebbra la spina!
Fin quando te ne starai a girare, o cielo? Guarda al girare degli elementi:
ebbra l’acqua, ebbra l’Aria, ebbra la Terra, ebbro il Fuoco!
e via di questo passo…
Anche in Oriente c’è una tradizione analoga: questo è l’indiano Kabir:
Vuota la coppa! Ubriacati!…
… Dalla cima della testa alla pianta dei piedi,
l’uomo è avvelenato dall’intelligenza.
Scusa Fabio, potresti tagliare il pezzo con “Split with more tag”? Grazie.
Diffusore in Occidente del qawwal è Nusrat Fateh Ali Khan.
La Parola Taverna ha un valenza simbolica molto forte nel Sufismo.
Solo quando l’io del discepolo sparisce a lascia il posto alla Natura Divina, solo allora il discepolo può ricevere l’investitura del sufi. Il suo cuore e la sua anima si illuminano della grazia degli Attributi Divini. In questo stadio, il discepolo è pronto a partecipare alla festa spirituale dei sufi che ha luogo nella “Taverna della Rovina” (Kharabàt). Questo è lo stato del totale annullamento in Dio (fanà). Per approfondimenti leggere i libri del dr Javad Nurbakhsh, titolare della cattedra di Psichiatria e presidente del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Theran fino al suo ritiro. Maestro dell’Ordine Ne’mato’llhai dei Sufi. Sue Opere in 17 volumi presso le edizioni Khaniqahi-Nimatullahi, Londra.